Azione dell’Italia in materia di diritti umani
La Costituzione italiana tratteggia il perimetro entro il quale si sviluppa l’azione internazionale del nostro Paese in materia di diritti dell’uomo.
Il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali, l’ambizione alla solidarietà e all’uguaglianza, l’abbattimento degli ostacoli alla libertà e il contrasto ad ogni forma di discriminazione costituiscono i valori fondanti della Repubblica italiana e, dunque, del nostro impegno diplomatico nei diversi contesti di cooperazione internazionali e regionali, col fine di rafforzare un sistema multilivello di protezione dei diritti umani che sia intimamente connesso allo sviluppo e alla pace.
L’Italia si è, nel tempo, contraddistinta per l’attenzione verso alcune tematiche di primaria importanza, sulle quali investe anche attraverso progetti di cooperazione che ambiscono ad avere un immediato riscontro sul terreno, incluse anche operazioni di assistenza umanitaria di emergenza, realizzate nel rispetto dei principi umanitari (umanità, neutralità imparzialità, indipendenza). Tali tematiche sono riflesse nel nostro mandato triennale (2026-2028) quale membro del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (CDU), che conferma il vincolo dell’Italia a favore di una concreta tutela dei diritti umani, basata sui principi dell’universalità, indivisibilità e interdipendenza dei diritti, in linea con i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 e della Dichiarazione di Vienna del 1993. D’altra parte, la politica estera italiana si ispira al dialogo e all’apertura, nel rispetto della diversità culturale e del pieno coinvolgimento della società civile e delle organizzazioni non governative. La stessa legge istitutrice della cooperazione internazionale dispone che la tutela de diritti umani è parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia.
La lista delle priorità italiane è sostanziosa, come mostrato dall’elenco che segue: lotta contro tutte le forme di discriminazione; avanzamento dei diritti delle donne e dell’eguaglianza di genere; tutela e promozione dei diritti dei bambini (in particolare quelli che si trovano in situazione di conflitto armato ); tutela della libertà di espressione, della libertà di religione o di credo e dei diritti delle minoranze religiose; preservazione del patrimonio culturale e religioso; lotta contro il traffico di esseri umani; salvaguardia dei diritti delle persone con disabilità; tutela dei difensori dei diritti umani. A questi temi si affianca la storica battaglia della diplomazia italiana: l’affermazione di una moratoria universale sulla pena di morte, quale primo passo verso la sua completa abolizione.
L’impegno finanziario italiano per i diritti umani
L’attenzione italiana per i diritti umani sulla scena internazionale si concretizza anche attraverso regolari contributi finanziari volontari all’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights, OHCHR), oltre che a diversi fondi e meccanismi onusiani dedicati alla protezione dei diritti dei più vulnerabili e al potenziamento dello Stato di diritto. Negli ultimi anni, in particolare, l’Italia ha contribuito ai seguenti fondi:
- United Nations Voluntary Fund for Children Affected by Armed Conflict (CAAC Fund), che si occupa di prevenire le violazioni commesse contro i bambini nel corso di conflitti armati;
- Team of Experts on Rule of Law and Sexual Violence in Conflict (ROLSV Team), che concorre a rafforzare lo Stato di diritto e a garantire il perseguimento penale dei crimini di violenza sessuale;
- United Nations Trust Fund to Support the Participation of Least Developed Countries (LDCs) and Small Island Developing States (SIDS) in the Work of the Human Rights Council (UNTF-LDC/SIDS), col quale si sostiene la partecipazione dei Paesi meno sviluppati e degli Stati insulari in via di sviluppo ai lavori del Consiglio dei Diritti Umani, fornendo loro formazione, tirocini e assistenza tecnica per rafforzarne le capacità;
- United Nations Trust Fund for Human Security (UNTFHS), che promuove interventi volti ad estendere la consapevolezza globale sulla sicurezza umana quale valore aggiunto, sia all’interno che all’esterno del sistema delle Nazioni Unite;
- United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture (UNVFVT) per finanziare programmi a favore delle vittime di tortura e di trattamenti inumani o degradanti;
- United Nations Voluntary Fund on Disability (UNVFD), che sviluppa progetti per l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Da aggiungere che la legge n. 145/2018 (legge di bilancio 2019) ha istituito nello stato di previsione del MAECI un fondo da destinare ad interventi di sostegno diretti alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane, oggetto di persecuzioni in aree di crisi di diverse regioni nel mondo.
Questi interventi riflettono la volontà dell’Italia di essere un partner affidabile nelle iniziative globali per i diritti umani e testimoniano la costante dedizione del nostro Paese alla garanzia e allo sviluppo dei diritti fondamentali nel contesto internazionale. La nostra affidabilità in questo settore si esprime anche attraverso la difesa delle risorse dedicate al pilastro diritti umani dell’ONU, in una contingenza caratterizzata da importanti tagli alla spesa dell’organizzazione.
Pena di morte
L’Italia è fermamente convinta che la pena di morte rappresenti una punizione crudele, disumana e degradante che, oltre a violare la dignità umana e non apportare benefici in termini di sicurezza o dissuasione dal crimine, ha il forte limite di rendere irreversibile ogni eventuale errore giudiziario. Coerentemente, il nostro Paese è stato in prima linea nella campagna internazionale per l’istituzione di una moratoria universale delle esecuzioni capitali, che, nel dicembre 2007, ha portato alla storica adozione della prima Risoluzione dell’Assemblea Generale ONU su questo tema (approvata con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni). Da allora, la Risoluzione viene rinnovata con cadenza biennale e con un numero sempre inferiore di voti negativi. L’ultima Risoluzione in materia è stata co-facilitata dall’Italia e dall’Argentina nel 2024, con un numero di sostegni mai registrato prima (130 voti a favore, 32 contrari e 22 astensioni). Con analogo impegno, l’Italia partecipa attivamente ai negoziati della risoluzione annuale per l’abolizione della pena di morte anche in seno al Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, risoluzione che co-sponsorizza regolarmente.
A sostegno della campagna, nel 2014, il MAECI ha istituito una Task Force estesa alle organizzazioni della società civile maggiormente impegnate contro la pena di morte, come Amnesty International, la Comunità di Sant’Egidio, Nessuno Tocchi Caino, con l’obiettivo specifico di coordinare gli sforzi di sensibilizzazione nei confronti dei Paesi terzi a favore della risoluzione ONU. L’importanza di procedere verso l’abolizione totale e definitiva della pena è, infatti, un tema sollevato regolarmente in occasioni di dialogo con i Paesi terzi, a livello bilaterale e multilaterale, anche in coordinamento con gli altri membri dell’Unione Europea. La Task Force si è riunita da ultimo nel maggio 2026 in vista della nuova risoluzione dell’Assemblea Generale ONU.
Lotta contro ogni forma di discriminazione e libertà di religione
Il nostro Paese contribuisce attivamente a numerose iniziative internazionali dirette a contrastare ogni forma di discriminazione, attribuendo grande rilevanza alla lotta contro i discorsi di odio, anche nei contesti digitali. In tale quadro, l’Italia sostiene le risoluzioni del Consiglio Diritti Umani sulla lotta contro ogni forma di discriminazione basata su razzismo, xenofobia, intolleranza e orientamento sessuale.
All’occasione, sono presentate in contesti internazionali le buone pratiche nazionali contro la discriminazione, che si sono andate progressivamente rafforzando con l’adozione di strategie e politiche strutturali coordinate dall’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (UNAR), tra cui la Strategia Nazionale per le popolazioni Roma, Sinti e Caminanti (2021-2030), la Strategia Nazionale LGBT+ (2022-2027) e, infine, il Piano Nazionale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza del 2025, uno strumento pluriennale, quest’ultimo, per la prevenzione e il contrasto sistemico delle discriminazioni etnico-razziali in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.
La religione può divenire un elemento di conflitto e discriminazione da contrastare. A tal fine, nel promuovere la convivenza pacifica tra popoli e gruppi di diversa fede o credo, l’Italia lavora con determinazione affinché la libertà di religione e i diritti delle minoranze religiose siano oggetto di una più efficace tutela internazionale. Insieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, il nostro Paese sostiene ogni anno, nell’ambito dell’Assemblea Generale e del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, le Risoluzioni sulla libertà di religione o di credo che condannano ogni forma di intolleranza e discriminazione su base religiosa. Partecipa attivamente ai forum europei e internazionali per promuovere la libertà religiosa e il dialogo interreligioso.
Nel quadro dell’azione internazionale per il contrasto all’antisemitismo, l’Italia partecipa dal 1999 all’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la sola organizzazione intergovernativa con un mandato orientato ad affrontare le sfide contemporanee della memoria dell’Olocausto e del genocidio della popolazione Rom. Nel 2025, l’Italia ha aggiornato la sua Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, un piano quinquennale approvato dal Consiglio dei Ministri per affrontare in modo strutturale il fenomeno dell’antisemitismo su cinque linee d’azione chiave: ricerca, formazione, memoria, sicurezza e monitoraggio del dominio digitale.
Diritti delle donne
Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi decenni, la parità di genere resta ancora un traguardo da conseguire: in molte aree del mondo, donne e bambine continuano ad essere vittime di discriminazioni, violenze fisiche e psicologiche, e a cadere nella rete di trafficanti di esseri umani. Il raggiungimento dell’eguaglianza di genere e l’empowerment femminile rientrano tra gli obiettivi privilegiati dell’intervento italiano, non solo in ambito nazionale, ma anche regionale e globale: il nostro Paese è parte della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne del 1979 (CEDAW), della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e ha aderito, nel 2025, alla Beijing+30 Political Declaration, che rinnova l’impegno degli Stati ad attuare la Dichiarazione e della Piattaforma d’Azione di Pechino del 1995. Dal 2026, l’Italia è stata eletta come membro votante della Commissione sullo Status delle Donne (CSW), con un mandato che si estenderà fino al 2029. A livello nazionale, è tuttora in vigore la Strategia nazionale sulla Parità di Genere, 2021-2026.
L’azione dell’Italia si concretizza non solo nella promozione dell’emancipazione femminile e della parità di genere, ma anche nel rafforzamento della perseguibilità e punibilità dei responsabili di ogni forma di violenza contro donne e bambine. Il nostro paese è molto impegnato, sia sul piano diplomatico-negoziale, sia su quello della cooperazione allo sviluppo, nelle campagne internazionali per l’eradicazione di forme di violenza esecrabili, quali le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati.
Sul versante interno, l’Italia ha intrapreso un processo di riforma volto a sviluppare un solido quadro normativo, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione della violenza, migliorare la tutela delle vittime e garantire l’efficace perseguimento dei responsabili, come dimostrato dall’adozione del Piano Strategico Nazionale sulla Violenza Maschile contro le Donne 2025-2027. Un passaggio particolarmente significativo è rappresentato dall’introduzione, nel 2025, del reato di femminicidio come fattispecie autonoma, distinta e specifica nel Codice penale italiano, mediante la legge n. 181 del 2 dicembre 2025.
L’Italia è particolarmente attiva anche sul tema “Donne, pace e sicurezza” (Agenda Women Peace and Security), a sostegno della Risoluzione 1325 del 2000 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con azioni tese a favorire la piena, equa ed inclusiva partecipazione delle donne nella prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti e negli sforzi di ricostruzione postbellica, al fine di costruire una pace sostenibile e duratura. Per l’anno 2026, l’Italia ha esercitato la co-Presidenza della Rete dei Focal Point Nazionali su Donne, Pace e Sicurezza, a riconoscimento del ruolo guida nell’attuazione della relativa Agenda, come dimostrato anche dall’adozione del V Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza, 2025-2029.
Diritti dei bambini
L’Italia riserva da sempre speciale attenzione alla tutela dei diritti dei minori, categoria particolarmente vulnerabile, soprattutto in contesti di conflitto armato e post-conflitto, nonché in situazioni segnate da sottosviluppo, povertà estrema e tensioni sociali. Sono tematiche che, infatti, rappresentano un pilastro del mandato italiano al Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite per il triennio 2026-2028. In ambito multilaterale, tra le numerose iniziative italiane per la salvaguardia dell’infanzia e dei diritti dei minori, si ricordano le risoluzioni annuali sui diritti del fanciullo presentate congiuntamente dall’Unione Europea e dai Paesi del Gruppo latino-americano (GRULAC) in Assemblea Generale e al Consiglio Diritti Umani. Nei due consessi onusiani, l’Italia partecipa costantemente ai dibattiti in materia e organizza eventi di sensibilizzazione.
Oggi, 1 minore su 5 al mondo vive in zone di conflitto, per un totale di oltre 520 milioni, e le gravi violazioni contro bambini e adolescenti accertate dalle Nazioni Unite in queste aree sono aumentate del 30% negli ultimi anni. Queste tendenze spronano, ancor più, l’Italia a sostenere attivamente le azioni finalizzate alla vigilanza e alla salvaguardia dei diritti dei bambini nei conflitti armati, in attuazione dei principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo del 1989 (CRC) e del Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti. Tale impegno si concretizza, sia nell’ambito dell’Unione europea, con il contributo agli “Orientamenti UE in materia di bambini e conflitti armati (CAAC)”, sia nel quadro delle Nazioni Unite col sostegno alla specifica Agenda CAAC e, in particolare, al mandato della Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti Armati e alle sue attività, tra cui la campagna globale “Prove It Matters”, volta a sensibilizzare gli Stati su un’attuazione uniforme della CRC. A conferma di tale impegno, il nostro Paese finanzia il “Trust Fund for Children and Armed Conflict”, di importanza primaria per l’attuazione del mandato della Relatrice Speciale consentendo, da un lato, le attività di ricerca relative all’impatto delle violazioni perpetrate contro i bambini nei conflitti, dall’altro, le cruciali missioni sul terreno. L’attenzione dell’Italia su questo dossier si sviluppa anche con la collaborazione tra il MAECI ed il Network universitario per la protezione dei bambini nei conflitti armati (UNETCHAC), che riunisce 20 Università e Istituti di formazione superiore italiani e 31 Atenei stranieri col fine di realizzare attività di ricerca e sviluppo di strategie per la sensibilizzazione sul tema.
L’Italia è stata, inoltre, uno dei primi Paesi a firmare la “Dichiarazione delle Scuole Sicure” (Safe School Declaration), adottata nel 2015 con l’obiettivo di tutelare l’istruzione anche in contesti di conflitto armato. Il nostro Paese svolge una costante opera di sensibilizzazione sulla Dichiarazione, promuovendola in tutti i fori competenti, dall’Assemblea Generale al Consiglio di Sicurezza. L’Italia, già parte dei Groups of Friends of Children and Armed Conflict istituiti a New York, a Ginevra e all’OSCE, ha lanciato nel 2022, insieme al Belgio, il Group of Friends CAAC for the European Union, con il supporto dello UN Liaison Office on CAAC di Bruxelles e dell’UNICEF.
Da ultimo, nel 2026 l’Italia ha aderito alla Pathfinding Global Alliance on Ending Violence Against Children, foro di cooperazione internazionale con l’ambizione di eradicare ogni forma di violenza contro i minori, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 16.2 dell’Agenda 2030.
Diritti delle persone con disabilità
L’Italia incoraggia con convinzione l’eliminazione di qualunque barriera attitudinale ed ambientale che impedisca la piena, significativa ed effettiva partecipazione ed inclusione delle persone con disabilità in tutti gli aspetti della vita culturale, educativa, economica, civile e politica della società. Propugna la piena attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e del suo Protocollo opzionale, promuovendone la più ampia adesione a livello internazionale. Nei contesti globali, il nostro Paese sostiene costantemente le Risoluzioni presentate sui diritti delle persone con disabilità in Consiglio Diritti Umani e in Assemblea Generale, oltre che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità. La protezione delle persone con disabilità e la tutela dei loro diritti rientrano tra le questioni preminenti del mandato italiano al Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite (2026-2028).
L’Italia ha avviato e co‑presieduto un Group of Friends dedicato ai diritti culturali delle persone con disabilità presso le Nazioni Unite a Ginevra, con l’intento di incoraggiare e garantire, per questa categoria, il diritto a partecipare alla vita culturale, a godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni, a favorire l‘identità culturale e linguistica. Tra le attività del Gruppo figura la digitalizzazione del patrimonio culturale in vari Paesi del mondo, promossa dalla Farnesina con il progetto “Museo Virtuale sul Patrimonio Culturale” e realizzata secondo criteri di inclusività e accessibilità.
Nel 2023, in occasione del 75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’Italia ha assunto un impegno solenne verso lo sviluppo di politiche nazionali di maggiore tutela dei diritti delle persone con disabilità, attraverso una riforma da realizzare secondo 4 pilastri: un innovativo sistema di accertamento della condizione di disabilità; la valutazione multidimensionale della disabilità; l’istituzione di un Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; il miglioramento dei servizi pubblici in termini di accessibilità e inclusione.
Tra le altre iniziative si segnalano: l’adozione della “Carta di Solfagnano” durante la prima riunione ministeriale G7 sul tema; la sottoscrizione di un piano quadriennale per rafforzare la sicurezza delle persone con disabilità in caso di emergenze e conflitti nel contesto della 34° Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa; le partecipazioni alle Conferenze annuali degli Stati parte alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità; l’impegno solenne ad adottare ed attuare politiche nazionali di maggiore tutela e favore rispetto ai diritti delle persone con disabilità, assunto in occasione del 75° anniversario dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Diritti delle persone anziane
Secondo le statistiche nazionali, al 1° gennaio 2026 in Italia gli over 65 sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione. L’Italia si colloca così tra i Paesi più longevi e con maggior speranza di vita d’Europa, con un significativo aumento degli over 85 e degli ultracentenari.
Di fronte alla realtà descritta da questi numeri, il nostro Paese è inevitabilmente impegnato nella promozione dei diritti delle persone anziane, affinché le persone appartenenti a tale categoria non siano discriminate e possano godere di piena accessibilità, partecipazione ed inclusione. A tal riguardo, l’Italia si colloca in prima linea nei negoziati multilaterali sulle risoluzioni in materia di diritti delle persone anziane e nel conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e in particolare quelli a loro più rilevanti. Tra di essi figurano: la promozione di una vita sana e del benessere a tutte le età (SDG 3); la garanzia di un’occupazione dignitosa per tutti (SDG 8) indipendentemente dall’età; la riduzione delle disuguaglianze all’interno dei Paesi (SDG 10) e la creazione di città, spazi pubblici e trasporti inclusivi, sicuri e accessibili (SDG 11).
L’Italia ha rafforzato il proprio impegno per garantire il pieno godimento di tutti i diritti delle persone anziane con la Dichiarazione Ministeriale della 5ª Conferenza UNECE sull’Invecchiamento (Roma, 2022), che stabilisce gli obiettivi per l’attuazione del Piano d’Azione Internazionale di Madrid sull’Invecchiamento e della sua Strategia Regionale di Attuazione (MIPAA/RIS) per il periodo 2022-2027. In questo contesto, l’Italia è stata tra i più convinti co-sponsor della risoluzione del Consiglio Diritti Umani che istituisce un Gruppo di lavoro intergovernativo per l’elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante, con il fine ultimo di promuovere e proteggere i diritti e la dignità degli anziani. Nel 2025 l’Italia è divenuto il 20° Stato membro del Group of Friends of Human Rights of Older Persons (GoF HROP).
Lotta contro la tratta di esseri umani
La tratta di esseri umani costituisce una grave violazione dei diritti umani ed un potenziale crimine contro l’umanità, oltre che una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’Italia è fortemente dedita al suo contrasto, in cooperazione con le Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali e la società civile, incoraggiando con determinazione la cooperazione giudiziaria e di polizia internazionale.
Il nostro Paese attribuisce un rilievo preminente alla prevenzione e alla persecuzione del fenomeno criminale al fine di smantellare le reti dei trafficanti, lavorando nel contempo alla protezione e all’inclusione socio-economica delle vittime, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, e promuovendo strumenti di cooperazione internazionale coerenti con il nostro approccio.
Per tali ragioni, siamo parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (UNTOC) e del suo protocollo Opzionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di essere umani e specialmente di donne e bambini, a proposito del quale propugniamo la più ampia adesione. In ambito ONU, sosteniamo fortemente le attività del Relatore Speciale sulla tratta di persone, soprattutto relativamente a donne e bambini. L’Italia è anche parte della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di essere umani (c.d. Convenzione di Varsavia) e supporta le attività del Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA) del Consiglio d’Europa che, tra l’altro, monitora l’attuazione della Convenzione.
Nell’ambito dell’Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), l’Italia fornisce un contributo di eccellenza mediante l’organizzazione di corsi di formazione dedicati agli operatori antitratta, il cui obiettivo è diffondere le migliori prassi a livello internazionale grazie alla collaborazione con il Center of Excellence for Stability Police Units (CoESPU), sito a Vicenza, dell’Arma dei Carabinieri. In questo quadro progettuale, si è tra l’altro svolta a Vicenza la prima simulazione regionale mediterranea con il coinvolgimento degli Stati partecipanti e Partner OSCE più interessati dai movimenti migratori lungo la rotta mediterranea.
Nell’ambito di EL PACCTO 2.0 (Programma di Assistenza contro il Crimine Transnazionale Organizzato), iniziativa dell’Unione europea coordinata dal MAECI ed eseguita dall’IILA, l’Italia promuove attività di formazione e cooperazione tecnico-operativa per rafforzare in America Latina la prevenzione e il contrasto alla tratta e al traffico di esseri umani. Grazie al contributo specialistico della Polizia di Stato, sono state realizzate attività tecniche ed operative rivolte a pubblici ministeri, dirigenti di polizia e investigatori, con particolare attenzione all’individuazione e alla protezione delle vittime e alle nuove forme di cyber-trafficking e cyber-smuggling.
Coerentemente con l’evoluzione del quadro normativo europeo, l’Italia ha attuato, tramite il D. Lgs. n.115 del 2026, la Direttiva (UE) 2024/1712 che aggiorna la normativa comunitaria in materia di prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e di protezione delle vittime.
Difensori dei diritti umani e giornalisti
L’Italia riconosce l’importanza cruciale della società civile, il cui contributo alla costruzione di società democratiche e pluralistiche, nonché alla loro stabilità e prosperità, è insostituibile. In particolar modo, si conferma prezioso il ruolo dei difensori dei diritti umani che, attraverso un’opera di sensibilizzazione e di presidio a standard elevati di protezione, si fanno promotori di un persistente sforzo per il sostegno e la difesa dei diritti umani a livello locale, nazionale, regionale ed internazionale. Nondimeno, i giornalisti, inclusi giornalisti indipendenti, blogger e citizen journalist, sono una componente essenziale di una società libera e aperta ed uno strumento chiave per garantire un sistema di governo responsabile.
La custodia dell’operato dei difensori dei diritti umani e la tutela dei loro diritti figurano nell’agenda italiana per il mandato 2026-2028 al Consiglio Diritti Umani. Il nostro Paese, inoltre, sostiene attivamente le Risoluzioni inerenti alla tutela dei difensori dei diritti umani presentate in Consiglio Diritti Umani e in Assemblea Generale, nonché il mandato del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, un organismo indipendente che monitora le violazioni e raccoglie casi di abusi nei loro confronti, promuovendo l’attuazione della Dichiarazione ONU sui difensori dei diritti umani del 1998. Le nostre Amministrazioni dedicano analoghi sforzi alla diffusione e all’attuazione delle Linee Guida UE e delle Linee Guida OSCE/ODIHR sui Difensori dei Diritti Umani, strumenti essenziali per il lavoro delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero.
Parallelamente, l’Italia contribuisce all’affermazione della libertà di stampa e del diritto all’informazione partecipando alla Media Freedom Coalition (MFC), un’iniziativa multilaterale dedita a garantire la libertà e l’indipendenza dei media e la sicurezza dei giornalisti, tutelando i professionisti del settore da minacce e intimidazioni. Il nostro Paese è, infine, membro della Freedom Online Coalition (FOC), una piattaforma multilaterale creata nel 2011 per garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nei contesti digitali.
Impresa e diritti umani
L’Italia, insieme all’Unione europea, è impegnata a livello internazionale in materia di Impresa e Diritti Umani, sulla base dei “Principi Guida delle Nazioni Unite su impresa e diritti umani”, approvati nel 2011 dal Consiglio Diritti Umani. Il nostro Paese è parte di numerosi strumenti di soft-law elaborati da parte delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (OCSE). L’Unione europea traduce questi standard internazionali in un quadro normativo giuridicamente vincolante per i suoi Stati membri, prevedendo obblighi di due diligence e di sostenibilità ambientale considerati tra i più avanzati al mondo. A partire dal 2014, in seno al Consiglio Diritti Umani è stato avviato un negoziato intergovernativo sull’elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante, finalizzato a regolamentare le attività delle imprese nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani.
Nel 2016 l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a dotarsi, grazie ad una consultazione pubblica e multi-attoriale promossa dal Comitato Interministeriale dei Diritti Umani (CIDU), di un Piano d’Azione Nazionale su Impresa e Diritti Umani, in adesione ai Principi Guida ONU. Ad esso è seguito un secondo Piano Nazionale 2021-2026, che introduce nuovi impegni con l’intento di garantire coerenza tra la posizione nazionale e i principi onusiani, e di recepire le raccomandazioni rivolte all’Italia in occasione del terzo ciclo della Revisione Periodica Universale (2019-2020).