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Un pezzo di Afghanistan al Salone del Gusto di Torino

C’è anche un pezzo di Afghanistan al Salone del Gusto di Torino, uno dei più importanti eventi internazionali dedicati alla cultura del cibo, in programma dal 22 al 26 settembre nel capoluogo piemontese. Si tratta di oltre trecento chili di uvetta Abjosh di Herat, uno dei prodotti alimentari che la fondazione “Slow Food” classifica tra le produzioni tradizionali a rischio scomparsa. A Torino ci sono arrivati in 19 casse, dopo un viaggio lungo oltre due giorni, grazie allo sforzo congiunto di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (attraverso l’Unità di Crisi della Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Kabul) e Ministero della Difesa (attraverso il Comando Operativo Interforze e l’Addetto militare a Kabul) che ne hanno consentito il trasporto su un volo militare in arrivo dall’Afghanistan.
La storia dell’uva di Herat è avvolta dal mistero, ma si crede che già attorno al 2000 a.C. fosse coltivata da una popolazione nomade presente nell’Asia Centrale all’epoca. Prima dell’invasione sovietica del 1979, l’uvetta Abjosh di Herat copriva il 60% del mercato mondiale e rappresentava il principale prodotto agricolo del Paese. Di tutte quelle varietà, oggi ne restano 44, sette delle quali considerate di qualità superiore. Con l’aiuto dell’Università di Herat, il Presidio “Slow Food” ne ha analizzate e catalogate 27, differenti per forma, colore, consistenza e utilizzo.

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