Nuovi scavi a Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, hanno riportato alla luce il più antico sistema difensivo finora documentato in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo: un ampio fossato e un terrapieno databili tra l’inizio e la metà del II millennio a.C., circa 3.500–4.000 anni fa. La scoperta, frutto della terza campagna dell’Oued Beht Archaeological Project (OBAP), risolve un enigma archeologico che durava dagli anni Trenta del secolo scorso.
I risultati, pubblicati in open access sulla rivista Libyan Studies, sono frutto della collaborazione tra l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine (INSAP) del Marocco, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente e l’Università di Cambridge. Il progetto è co-diretto da Giulio Lucarini, Cyprian Broodbank e Youssef Bokbot. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione del Marocco e con la comunità locale di Aït Siberne, Khémisset, ed è finanziato dal MAECI, dal CNR, dal MUR attraverso l’ISMEO, dal McDonald Institute for Archaeological Research e dall’Università di Cambridge.
«Per quasi un secolo questo crinale ha custodito il suo segreto», ha dichiarato Giulio Lucarini, archeologo del CNR ISPC e dell’ISMEO e co-direttore del progetto. «Oggi questa scoperta ci obbliga a guardare questo paesaggio con occhi diversi. Le nostre ricerche mostrano che le comunità del Maghreb nord-occidentale erano capaci di concepire e realizzare grandi opere attraverso progetti collettivi, su una scala che finora non eravamo riusciti a documentare».
Nel loro insieme, queste scoperte restituiscono l’immagine di Oued Beht come un paesaggio vissuto, trasformato e nuovamente abitato nel corso di cinque millenni: dai primi agricoltori neolitici ai costruttori delle grandi opere dell’età del Bronzo, fino alle comunità che vi tornarono a vivere in epoca medievale.