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urban forum

«Il World Urban Forum sarà un grande evento ma senza sprechi, all’insegna del rigore. A Napoli lo organizzeremo spendendo 1,2 milioni di euro mentre in altri Paesi è costato fino a 5-6 milioni». La parola d’ordine del sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura è «austerity». Ma il risparmio, assicura, non intaccherà la qualità della manifestazione.


Cosa deve aspettarsi Napoli dal World Urban Forum?


«Sarà un evento speciale che, il prossimo mese di settembre, riunirà all’ombra del Vesuvio fino a 15mila delegati ed esperti provenienti da tutto il mondo. Tra questi ci saranno certamente anche molti ministri. Si discuterà dei problemi che affliggono le metropoli del pianeta e si cercheranno soluzioni utili ed efficaci».


La macchina organizzativa è partita. Come si svolgerà il summit?



«I tempi sono cambiati, oggi la situazione economica è molto diversa rispetto a qualche anno fa e quindi il ministero degli Esteri ha deciso di adottare nuovi criteri. Di questo si è discusso nel corso della riunione che ho convocato nei giorni scorsi alla Famesina ed a cui hanno partecipato il governatore Stefano Caldoro, il sindaco Luigi de Magistris e i vertici di Habitat. Durante l’incontro abbiamo raggiunto un accordo unanime su alcune richieste da me avanzate».


Quali?


«Ridurre la durata dell’evento da 5 a 3 giorni, che sono assolutamente sufficienti per sviluppare il programma di dibattiti e iniziative, e dimezzare il budget che prima ammontava a 2,5 milioni. Tali risorse dovranno provenire dall’Unione europea e non dallo Stato. La Farnesina non stanzierà alcun contributo perché in un momento difficile come questo bisogna destinare tutte le risorse a disposizione sulle priorità e sulle emergenze ma fornirà il massimo supporto tecnico ed operativo accelerando ad esempio le procedure per il rilascio dei visti ai tanti ospiti».


Quando si svolgono eventi del genere c’è sempre il rischio che poi alla città non resti nulla.



«Proprio per evitare che ciò accada ho proposto ai soggetti interessati di destinare una quota dei fondi alla realizzazione di un’opera concreta. Così 200mila euro saranno impiegati o per finanziare borse di studio destinate a giovani, donne e professionisti per lo studio dei problemi urbanistici oppure per restaurare un monumento. In questo caso magari l’apertura del cantiere potrebbe avvenire proprio durante i giorni del Forum».


Chi si occuperà degli aspetti organizzativi?


«Per evitare dispersioni e lungaggini abbiamo stabilito di individuare un unico interlocutore a cui siano affidate le responsabilità operative. Si tratta del professor Uberto Siola, indicato in modo unanime da Regione e Comune».


Il World Urban Forum può essere un’occasione per Napoli?



«Sappiamo che Napoli e la Campania sono capaci di fare miracoli: dimostreremo che, in tempi di crisi, è possibile organizzare un grande evento senza spendere molti soldi. I 15mila delegati che arriveranno in città potranno ammirare le tante bellezze del territorio e conoscere da vicino le sue difficoltà individuando anche le risposte che si potrebbero fornire. Il capoluogo partenopeo, a cui sono molto legato perché qui ho vissuto per diversi anni, riacquisterà così il profilo di una grande metropoli europea».


Napoli ospiterà anche le regate della Coppa America e il Forum delle Culture 2013. La politica dei grandi eventi può cambiare l’immagine di una città?



«Può essere utile ma a patto che gli eventi non siano fini a se stessi. L’Europa ci sta guardando e noi dobbiamo dimostrare di saperci fare. Napoli lo merita perché è molto di più del problema dei rifiuti. È un luogo straordinario che deve mostrare ora la sua faccia sobria e seria. È il momento di lavorare».

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