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Terzi:«Troppe speculazioni sulla Farnesina. Rinuncio alla norma salva ambasciatori» (Corriere della Sera)

Roma — «Non era una legge ad personam ma un modo per salvaguardare la funzionalità di alcune ambasciate importanti. Il no ci creerà qualche problema ma mi rimetto alla decisione del Parlamento. Finisce qui». Davanti ad un caffè, il ministro degli Esteri Giulio Terzi racconta cosa c’è dietro l’emendamento che avrebbe evitato la pensione a nove ambasciatori. Un tentativo bloccato dal presidente del Senato Renato Schifani che ha giudicato la norma «non attinente» al decreto Milleproroghe.


Ministro, dunque era sua quella richiesta?


«Sì, ma non è un mistero. Nel 2010 l’età della pensione per i diplomatici è stata abbassata da 67 a 65 anni e così nel giro di due anni perderemo 1.350 persone. Un terzo dei dipendenti su un organico che è meno della metà rispetto ai principali Paesi europei e in un ministero dove la mobilità è molto limitata. Per questo l’idea originaria era riportare l’età della pensione a 67 anni».


A fine carriera un diplomatico guadagna bene, quella misura sarebbe costata 10 milioni di euro l’anno. Non pochi in un momento di lacrime e sangue come questo.


«Infatti ci è stata messa una pietra sopra. Ma ci siamo preoccupati di non bloccare almeno le azioni più importanti in corso in alcuni Paesi, come la Cina. Così è nato quell’emendamento che consentiva agli ambasciatori che non avevano superato i tre anni di mandato di restare al lavoro fino al termine del 2013».


Emendamento dichiarato inammissibile dal presidente Schifani, che ha applicato il regolamento.


«In quanto proroga, si era ritenuto che rientrasse nella logica del provvedimento».



Si dice che il presidente Mario Monti le abbia telefonato per chiederle di fermarsi.


«Non mi pare il caso di entrare in questi particolari, comunque prima della presentazione l’emendamento era stato concertato con gli altri colleghi di governo».


L’altro giorno ha incontrato il presidente della Camera Gianfranco Fini. Pensa di far ripresentare la stessa proposta a Montecitorio?


«Come le ho detto, non vi sono spazi per un nuovo impulso del Governo».


Eppure c’è già stato un altro tentativo. Al Senato è stato bloccato un emendamento che lasciava a tutti i diplomatici la facoltà di rimanere al lavoro tino a 67 anni.


«E una iniziativa di sessanta ambasciatori che hanno indirizzato un appello direttamente alle cariche istituzionali».


Ma scusi, se il rinvio riguarda solo pochi ambasciatori non diventa davvero una legge ad personam?


«Guardi, da sempre lavoro per una Farnesina sempre più in grado di promuovere l’interesse nazionale con una struttura adeguata e con persone che rappresentano il meglio della professionalità. Soprattutto i giovani e le donne, ai quali intendo dare sempre più spazio. Quanto al provvedimento di cui parliamo, ho pensato alla competitività del sistema Paese non ai casi singoli. Questi ambasciatori non avrebbero problemi a ricollocarsi, se restano lo fanno per il Paese. Dopodiché le speculazioni sono sempre possibili, come sul presunto caso con Giampiero Massolo».


Ecco, a proposito. Continuano ad arrivare segnali di un rapporto contradditorio tra lei e il segretario generale della Farnesina Massolo. Di per sé non è una notizia positiva. Ci spiega quali sono i vostri rapporti?


«Siamo amici da trenta anni, senza l’aiuto e il sostegno di Giampiero tutto quello di buono che stiamo facendo non sarebbe possibile. Ho letto, devo dire, cose fantasiose».


Ministro, alcune navi iraniane sarebbero approdate in Siria. Ci dobbiamo preoccupare?


«Continuo a ritenere altamente improbabile un intervento contro l’Iran. Non potremmo escludere un effetto di ritorno mentre non saremmo certi di bloccare il piano nucleare».


Restiamo a guardare, allora?


«Bisogna insistere con le sanzioni, senza che nessuno faccia sconti, e con il negoziato. Da questo punto di vista ci sono piccoli segnali positivi».


E la Libia? Non rischiamo di essere tagliati fuori da altri Paesi come la Francia?


«Restiamo il primo partner economico, il viaggio di Monti ha messo le basi per un rilancio della collaborazione. Nelle prossime settimane andranno a Tripoli i ministri dello Sviluppo economico, dell’Interno e della Giustizia. Mi creda, adesso l’Italia ha una grande credibilità all’estero. Ed è questo ciò che conta davvero».

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