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Tajani: “Da Mosca nessuna apertura Dialoghi in corso con Parigi sullo scudo aereo all’Ucraina” (Il Corriere della Sera)

Tajani Da Mosca nessuna apertura Dialoghi in corso con Parigi sullo scudo aereo all’Ucraina
Tajani Da Mosca nessuna apertura Dialoghi in corso con Parigi sullo scudo aereo all’Ucraina

ROMA –  Ministro Antonio Tajani le notizie che arrivano da Kiev continuano a non autorizzare alcun ottimismo. Siamo destinati ad assistere ad una guerra lunga?

«Purtroppo è così, non ci sono buone notizie in arrivo, anche la tregua di Putin è stata fatta a fine interni e in modo unilaterale. Bisogna continuare a lavorare per la pace, ma tutti questi segnali non autorizzano ad essere ottimisti. Ci sono alcuni attori internazionali come Cina, Turchia e Stati Uniti che potrebbero fare la differenza a livello diplomatico, ma reali manifestazioni di aperture da parte russa non ci sono al momento».

Due giorni fa il Consigliere della Sicurezza nazionale americano ha chiamato Palazzo Chigi e sembra che abbia chiesto anche una maggiore velocità nell’invio di altri aiuti militari a Kiev.

«I colloqui con Washington sono costanti e normali, noi siamo un interlocutore importante, ma non si è parlato di armi. Il sesto pacchetto di difesa è ancora da perfezionare, come previsto non ci sarà alcun invio prima di un’informazione al Parlamento. Stiamo discutendo anche con i francesi per perfezionare dal punto di vista tecnico l’invio di sistemi di difesa aerea che si basano su tecnologie congiunte fra Roma e Parigi».

In Italia è iniziato un dialogo su basi europee fra Conservatori e Ppe per le elezioni del 2024. Meloni ha già visto il presidente del Ppe Manfred Weber due volte. Pensa che possiate diventare maggioranza?

«Io sono convinto che in Europa ci sia una maggioranza di centrodestra, a maggior ragione con la crescita dei popolari e la vittoria probabile alle elezioni nazionali in Spagna. Analoga crescita la registriamo in Germania. Sono sicuro che il Ppe avrà certamente un buon risultato. Ci può sicuramente essere un’alleanza, magari allargata ai liberali, che è poi è quella che portò alla mia elezione alla presidenza del Parlamento europeo nel 2017. Parliamo di qualcosa che è già consolidato».

Come Ppe non temete la forte crescita dei Conservatori in molti stati della Ue? E ovviamente parliamo anche del nostro Paese con Fratelli d’Italia.

«Saremo comunque noi la forza trainante di un’alleanza alternativa alla sinistra, ed è un percorso che io auspico arrivi a compimento. In ogni caso il Ppe, con tutte le proiezioni attuali, sarà ancora la prima forza del Parlamento europeo».

C’è un’altra variabile, il peso specifico italiano nel Ppe: con Forza Italia in calo non avete paura di contare meno nelle scelte che andranno fatte a Bruxelles?

«Forza Italia resta punto di riferimento in Italia, io sono il vicepresidente del Ppe, il costante rapporto fra Berlusconi e Weber va anche al di là della politica. E poi le quotazioni di Forza Italia sono nei numeri ma anche nella storia delle persone che la rappresentano. Abbiamo e avremo un peso specifico non secondario nel Ppe, Forza Italia può benissimo fare anche meglio che nel 2019».

Cosa cambierebbe per la Ue con un nuova alleanza con i Conservatori?

«In primo luogo si tratta di democrazia, e noi resteremo garanti di buon governo. Ci potranno essere delle riforme, per esempio dare potere di iniziativa legislativa al Parlamento. Molte delle idee che porta avanti Fratelli d’Italia, insieme ad altri partiti conservatori europei, sono anche le nostre. Sul fatto che la Ue debba fare meno cose e più importanti, con una politica estera o di difesa realmente efficaci o comuni, siamo perfettamente d’accordo tra noi. Ma non cadiamo nel pregiudizio, nello spauracchio di un centrodestra che mette in crisi gli equilibri attuali: i conservatori hanno eletto la von der Leyen, fanno parte del sistema, non si stanno affacciando oggi nelle istituzioni dell’Unione».

In Italia si discute di una federazione o di un possibile partito unico del centrodestra, lo vuole Berlusconi, meno la Meloni. Il sottosegretario Fazzolari ha chiuso all’idea. Dice che non è in campo. Lei che ne pensa?

«È un’idea per il futuro, non per domani mattina. Vinceremo nel Lazio e in Lombardia anche senza partito unico, quella di Berlusconi è un‘idea lungimirante che va costruita con un dialogo e senza pregiudizi. Ci confronteremo e decideremo, sarebbe lo strumento ideale per consolidare una collaborazione che va avanti da tanti anni».

Quindi andrete divisi alle elezioni europee del prossimo anno?

«Vedremo. L’importante è che ci sia una coalizione solida, nonostante il proporzionale puro delle elezioni europee. Berlusconi resta il padre del centrodestra, è alla sua visione strategica che si deve la vittoria alle Politiche dell’attuale coalizione».

I rapporti di forza giustificano le riserve di Fratelli d’Italia, voi temete un’Opa di FdI sul vostro partito?

«Io non vede questi rischi, siamo una coalizione plurale, non soffro di complessi né di superiorità né di inferiorità, ridurre il nostro lavoro ai soli rapporti di forza è sbagliato, parliamo di idee e politica non solo di numeri, ora dobbiamo fare tante cose a cominciare dalla riforma della burocrazia, abbiamo un’agenda molto lunga».

Presidenzialismo, forse premierato, comunque una riforma costituzionale. Su questo siete d’accordo con Fdi e Lega?

«Berlusconi ha parlato di presidenzialismo, ma è solo il titolo, il ministro Casellati sta lavorando sulle singole proposte, le riforme si fanno con numeri larghi e il confronto parlamentare con l’opposizione. È importante che le opposizioni non pongano veti, vedremo quale sarà la migliore forma per rendere più forte la funzione esecutiva e il coinvolgimento degli italiani».

Lo spoils system, è vero che volete cambiare i vertici del Mef? Sembra che in alcuni ministeri stiano cambiando anche i referenti per il Pnrr: è corretto o può essere un autogol?

«Lo spoils system è democrazia, mi sembra che qui vada bene solo se lo applica la sinistra. Chi vince decide gli incarichi fiduciari, Rivera non è ancora stato sostituito da nessuno, ma credo che sia comunque diritto del governo fare delle scelte. L’importante è guardare ai risultati, poi ognuno sceglie il meglio che ritiene».

  • Autore: Marco Galluzzo
  • Testata: Il Corriere della Sera

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