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Antonio Tajani ”Hamas uccide come i nazisti. Evitiamo il mediterraneo in fiamme” (La Stampa)

Intervista Ministro La Stampa

Il ministro degli EsteriAntonio Tajani questa mattina volerà in Israele e in Giordania. Per rinnovare il sostegno dell’Italia e portare l’attenzione del governo sui tre connazionali che Hamas potrebbe aver preso in ostaggio. Ma chiede anche, all’opinione pubblica, di «non confondere Hamas con i palestinesi. La Palestina è una cosa diversa. Il popolo palestinese è una vittima di Hamas». Il tono è preoccupato. Il pericolo maggiore, più imminente, «è quello di un allargamento del conflitto in Libano», ma guardando più in là, nel lungo periodo, «si deve soprattutto evitare una frattura tra l’Occidente e il mondo arabo». Questa divisione, sottolinea Tajani, «è esattamente quel che vuole Hamas. Vuole proseguire questa guerra per tagliare i ponti che si stavano costruendo tra il mondo arabo moderato e Israele. Noi dobbiamo lavorare nella direzione opposta».  

Quale sarebbe?  

«Isolare i terroristi. Dobbiamo far capire che c’è un popolo arabo diverso, che non ha niente a che fare con loro».  

Una volta che avremo isolato Hamas, resteranno Israele e Palestina tra le macerie. Che tipo di soluzione si può costruire?  

«Si deve tornare a lavorare alla soluzione dei “due popoli, due Stati”».  

È una formula che molti analisti considerano, dopo i fatti di questi giorni, definitivamente archiviata.  

«Domani mattina sarebbe inutile proporla, questo è chiaro. Ma quello dev’essere il nostro obiettivo. Io continuerò a lavorare in quella direzione».  

Perché, allora, il centrodestra chiede di fermare i fondi europei per i palestinesi?  

«Perché bisogna bloccare i soldi che vanno ad Hamas».  

Sono già bloccati da anni.  

«Ma dobbiamo fermare anche i fondi che indirettamente finiscono nelle tasche dei terroristi e di quelle associazioni che finanziano iniziative antisemite. Bisogna fare controlli severi perché neanche un euro finisca per foraggiare il terrorismo o possa aiutare chi mette in discussione il diritto all’esistenza di Israele».  

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu propone di costruire un’alleanza contro Hamas, come quella che nacque per combattere l’Isis.  

«Un’alleanza contro il terrorismo può e deve esserci, ma deve vedere coinvolti anche i Paesi arabi. Non è una questione che può riguardare solo l’Occidente. Quando parliamo di Hamas, parliamo di una ridotta minoranza di violenti e criminali».  

L’Algeria, il nostro principale fornitore di gas, li supporta. Può diventare un problema?  

«Ho parlato con il ministro algerino e continuiamo ad avere buoni rapporti. Dobbiamo far sì che non si creino divisioni tra l’Occidente e il mondo arabo. Conto molto, in questo senso, sul lavoro diplomatico che possono fare Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Marocco, Emirati Arabi, Turchia, Qatar».  

Lei ha più volte indicato l’Egitto come un importante mediatore, ma il presidente al-Sisi chiede che non sia solo il Cairo ad aprire le porte ai profughi palestinesi, mentre Hamas rifiuta l’offerta di un corridoio umanitario verso l’Egitto.  

«L’interesse di Hamas è quello di far naufragare qualunque accordo. Vuole una reazione di Israele e usa i cittadini palestinesi come scudi umani. È gravissimo. Rifiutare la proposta egiziana è la dimostrazione del fatto che ha provocato tutto questo per minare qualunque ipotesi di dialogo che si stava costruendo tra i Paesi arabi e Israele. Dobbiamo fare in modo che questo disegno fallisca e che si torni a lavorare per la pace».  

Qual e il primo passo da compiere per una de-escalation di cui ha discusso con i suoi omologhi della Lega Araba?  

«La liberazione degli ostaggi civili, a partire da donne, bambini, anziani, persone fragili».  

Tra gli ostaggi ci sono anche tre italiani. Ci sono novità?  

«Da quel che sappiamo potrebbero essere ostaggio di Hamas. Ancora non abbiamo loro notizie. Siamo in contatto con le famiglie e tra poche ore sarò in Israele anche per questo. Sto facendo tutto il possibile».  

L’Europa deve fare di più?  

«L’Europa deve lavorare per la pace e deve farsi sentire».  

L’Italia fornirà aiuti a Israele?  

«Non ci è stato chiesto nulla. Quando chiederanno, vedremo. Non credo che Israele voglia un’escalation. Noi però dobbiamo difendere il diritto di Israele ad esistere».  

Non teme che la reazione di Israele possa diventare eccessiva e non aiutare il dialogo con il mondo arabo?  

«Israele ha tutto il diritto di difendersi. Sono sicuro che avrà una reazione proporzionata all’attacco subito».  

L’ex ministra degli Esteri Emma Bonino sostiene che la decisione di Netanyahu di tagliare acqua, cibo ed elettricità a tutta Gaza sia un crimine di guerra. Quella è stata una reazione proporzionata?  

«Il crimine di guerra è decapitare i bambini. Quelli sono delitti efferati. I terroristi di Hamas non sono diversi dai nazisti. Sono dei vigliacchi. Un militare non decapiterebbe un bambino di due mesi. E poi continuano a piovere razzi da Gaza. Hamas deve smettere di lanciare missili contro Israele, altrimenti è ovvio che ci sia una reazione».  

Non è anche dalla catena di azioni-reazioni che nasce il pericolo di un allargamento del conflitto?  

«È quello che dobbiamo evitare. In Libano, con Hezbollah, c’è il pericolo maggiore ed è di questo che ho parlato a lungo coni miei omologhi».  

Abbiamo 1300 militari in Libano e ci sono già alcune schermaglie nelle zone contese. Rischiano di essere coinvolti?  

«I nostri militari sono portatori di pace. Con il ministro della Difesa Crosetto e con i vertici militari, sto seguendo costantemente la situazione in quel teatro così delicato». 

  • Autore: Federico Capurso
  • Testata: La Stampa

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