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Tajani: «Lavoro, sanità e pensioni le priorità Accordi con la Lega, non con Le Pen» (L’Arena)

Unità dei moderati, politica inclusiva, sguardo attento agli eventi internazionali con l’Italia posta al centro della scena e la consapevolezza che Forza Italia crescerà nel solco ideologico tracciato da Silvio Berlusconi.

Così Antonio Tajani, ministro degli Esteri, Vice Premier e leader di Forza Italia non nasconde la soddisfazione per la strada fatta nell’ultimo anno insieme agli azzurri.

La stagione dei congressi unitari conferma la bontà del progetto moderato che contraddistingue la vostra azione politica rispetto agli altri partiti di maggioranza?

Per mesi, molti uccelli del malaugurio avevano pronosticato la fine, la dissoluzione di Forza Italia dopo la scomparsa del nostro fondatore nel giugno del 2023. Non è passato ancora un anno, e Forza Italia ha dimostrato di saper rimanere in piedi: siamo al governo e credo che i ministri di Forza Italia si stiano distinguendo per serietà e competenza. La presenza sui territori è forte, perché forte era la dirigenza locale che Silvio Berlusconi nel tempo aveva selezionato. ll 26 gennaio celebreremo i 30 anni di questo partito che ha solo iniziato il suo cammino di impegno a favore dell’Italia.

I conflitti interni alla maggioranza rischiano di nuocere anche all’idea di una coalizione unita alle prossime elezioni amministrative e regionali?

Non ci sono conflitti, dobbiamo gestire diversità che se non esistessero ci porterebbero a creare un partito unico del centrodestra. Anche per le regionali e le amministrative la coalizione saprà scegliere candidati giusti. Mi permetto di aggiungere una cosa che spesso viene dimenticata: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega sono una vera alleanza politica, siamo 3 partiti in grado di condividere voglio dire il 90% delle scelte politiche. Non siamo un cartello elettorale occasionale, un minestrone come spesso si è dimostrato essere il centrosinistra. Siamo più uniti, più simili politicamente, più efficaci di una compagine di sinistra che vedo ancora molto disastrata.

In giugno sarà il turno delle Europee. Salvini ha detto che non si candiderà, declinando l’invito di Meloni a rifletterne in un trilaterale tra lei, il premier e lo stesso Salvini. Lei cosa farà?

Parlare di mia candidatura alle europee è prematuro. Sono pronto a farlo se dovesse servire al mio movimento politico, ma per rispetto ai delegati al congresso nazionale che eleggerà il nuovo segretario il 23 e il 24 febbraio non posso preannunciare nulla. Ne parlerò comunque anche con i miei alleati. Una candidatura sarebbe utile per rafforzare il mio movimento politico, ma ho idea che non potrei dedicare il 100% del mio impegno al Governo.

Come si può andare d’accordo con chi, in Europa, si allea con gli anti-Ue come Salvini e Meloni?

Da sempre Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Lega fanno parte di famiglie politiche diverse in Europa. Il programma elettorale con cui abbiamo vinto le elezioni in Italia non ci impegna a stare nella stessa famiglia politica europea. Lavoriamo per rispettare il programma, la nostra coalizione è rimasta attiva dal 1994, quando abbiamo vinto siamo sempre stati uniti ed efficaci. Siamo 3 partiti differenti: in Europa Forza Italia è il partito popolare europeo. E per me il voto a Forza Italia è il vero voto utile alle elezioni europee perché sarà il Ppe ad essere decisivo nelle istituzioni che si andranno a costituire in Europa. L’idea che ho è di dar vita a una maggioranza di popolari, conservatori e liberali. Bene un accordo con la Lega, ma non si possono fare accordi con la Le Pen e con Afd in Germania.

La transizione ecologica rischia di mettere in ginocchio il settore dell’automotive lombardo e del Veneto, con tutti gli artigiani che lavorano per esso. Che soluzioni sono possibili per avere una transizione anche sociale?

Negli ultimi mesi, Forza Italia e a Bruxelles i deputati del Partito popolare hanno fatto una campagna serrata contro il modo in cui l’ex commissario Frans Timmermans aveva impostato le riforme per la transizione energetica.

Sull’auto stiamo combattendo una battaglia: passare troppo presto alle auto elettriche farebbe perdere all’Italia 70 mila posti di lavoro. Bisogna salvare il mondo dal riscaldamento climatico, ma bisogna salvare anche i lavoratori e i loro posti di lavoro.

Politicamente Fdl vuole imporre il suo ruolo di capo coalizione scegliendo i candidati delle regionali. Forza Italia quale posizione terrà?

L’obiettivo è quello di scegliere i candidati migliori, che possano avere successo e governare bene le Regioni italiane. Troveremo un accordo fra di noi con le giuste proporzioni. Sappiamo bene che Fratelli d’Italia, in questo momento, ha il maggior numero di voti all’interno della coalizione e lavoreremo con lealtà, anche perché ci sia una compensazione. Nessun veto: non vogliamo veti ma non mettiamo veti. Credo che la collaborazione e il buon senso servano a risolvere tutti i problemi.

Qual è la sua visione sullo stato di salute dell’Europa ad oggi? E cosa bisogna cambiare?

Iniziamo a dire una cosa: l’Europa sta molto meglio, e anzi è molto «migliore» di come tanti per anni l’hanno dipinta. L’Europa ci ha salvati e ci salverà: lo ha fatto con Covid, lo fa con l’unità che abbiamo costruito per fronteggiare la guerra in Ucraina. Lo fa con il Recovery plan che è stato offerto all’Italia. Non è poco.

E le riforme? Che cosa modernizzare?

Ho iniziato a dirlo in queste settimane: nonostante sia un tema molto complesso perché riguarda il cuore della sovranità nazionale, il tema della Difesa comune europea è ineludibile. Da soli i 27 stati europei sono dei nani in politica e nel settore della sicurezza. È necessario creare dei meccanismi per accelerare le decisioni in momenti di crisi, per permettere di utilizzare insieme lo strumento militare per operazioni di peacekeeping e di mantenimento della sicurezza.

Quali priorità si può dare come ministro per il 2024?

Innanzitutto, le due guerre nel «giardino di casa», con gli effetti che avranno. Poi nel 2024 l’Italia ha la presidenza del G7, con tutto quello che ne consegue in termini di scelte politiche di queste 7 nazioni democratiche e industriali.

E come governo?

Noi del centrodestra abbiamo chiesto il voto agli elettori soprattutto su tre riforme, quella costituzionale che porterà al premierato, quella della giustizia e quella delle autonomie differenziate. Ma le priorità di FI sono molte altre dalle politiche per il lavoro a investire e riorganizzare la sanità e la difesa delle pensioni con innalzamento progressivo a 1000 euro.

  • Autore: Giuseppe Spatola
  • Testata: L’Arena

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