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Tajani: «Noi solidi alleati. Non con un leader ma con l’America»

Intervista Tajani al corriere della sera
Intervista Tajani al corriere della sera

«Noi solidi alleati Non con un leader ma con l’America»

«Non con Trump, Biden o Obama»

«Ci teniamo all’alleanza, ma difendiamo i nostri interessi nazionali L’Italia non fa nulla? Falso»

Tajani: l’Europa sia più indipendente su difesa e politica estera Il ruolo Siamo i più presenti sugli scenari militari E ovunque l’Italia chiede e offre le stesse cose: lavorare per la stabilità e per ridurre le tensioni L’intervista di Paola Dl Caro Room Non può essere «una visita» o «una dichiarazione o intervista» a cambiare radicalmente il quadro politico internazionale e tantomeno le alleanze storiche.

Per questo Antonio Tajani — ministro degli Esteri e leader di Forza Italia — il giorno dopo l’incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, e nelle ore in cui Donald Trump è tornato a dirsi deluso dall’atteggiamento dell’Italia e a non escludere un ritiro dei militari Usa dalle nostre basi, non esulta e non drammatizza.

«L’alleanza è solida ed è con gli Usa, non con Trump, o con Obama, o con Biden. E resta, per un semplice motivo».

Quale?

«Perché l’Europa e l’Italia hanno bisogno dell’America, Hormuz I dragamine italiani potrebbero essere inviati a Hormuz. Ma sono necessari una tregua consolidata e un quadro di intese internazionali ma anche l’America ha bisogno dell’Europa e dell’Italia. Non gioverebbe a nessuno indebolire un continente come il nostro e un Paese come il nostro, che sono strategicamente ed economicamente essenziali, anche per la sicurezza dell’intero Occidente».

Trump vi tiene appesi ad un «vedremo», continua ad attaccare l’Italia che non li avrebbe aiutati sull’Iran non concedendo le basi, quando loro — dice — hanno fatto tutto per noi.

«Voglio essere molto chiaro. Non è vero che l’Italia “non ha fatto nulla”. L’Italia è il Paese che dà il maggiore contributo alle operazioni di pace internazionali, sia con l’Onu che con la Nato. Cito in particolare il Libano, dove non solo siamo impegnati nella missione Unifil, ma siamo pronti a fare anche di più, offrendo formazione militare al governo per limitare Hezbollah, anche mettendo a disposizione la nostra Guardia di Finanza per contrastare i flussi illeciti che vanno ad alimentare narcotraffico, traffico di armi e finanziamenti ai terroristi in quell’area cruciale. Non ci siamo mai tirati indietro, dall’Iraq all’Afghanistan: sono morti nostri militari per difendere pace e libertà. Non può essere sostenuto da nessuno che l’Italia fa poco».

Lo ha detto a Rubio?

«Ne abbiamo parlato a lungo. Siamo alleati, lo resteremo, ma non possiamo essere d’accordo su tutto. Ci teniamo all’alleanza ma anche, esattamente come gli Usa, ai nostri  interessi nazionali».

Il Libano è uno di questi?

«Roma appoggia con forza il negoziato che gli Stati Uniti hanno avviato direttamente fra Israele e Libano. La tregua è cruciale, è decisiva, ma dobbiamo arrivare a un vero processo di pace che garantisca la effettiva sovranità del governo libanese e la sicurezza di Israele dagli attacchi di Hezbollah contro la popolazione civile. Il tema per le istituzioni libanesi è il disarmo di Hezbollah. E noi ci saremo».

Invece su Hormuz? Gli Usa hanno chiesto di più. Noi quanto siamo disposti a concedere in termini di impegno militare?

«I dragamine italiani potrebbero essere inviati a Hormuz per contribuire a garantire la libertà di movimento alle navi di tutto il mondo. È necessaria una tregua consolidata e un quadro di intese internazionali. Non vogliamo certo entrare in guerra, ma faremo tutto il necessario per garantire il rispetto del diritto internazionale dei mari. Ne va anche della nostra sicurezza nazionale, e del benessere di cittadini e imprese italiane».

Gli Usa lo hanno capito?

«Penso proprio di sì. I rapporti sono continui, e noi abbiamo bisogno di loro come loro di noi. Sull’Iran non siamo stati coinvolti, nemmeno avvertiti. Anche noi condividiamo l’obiettivo di pacificare la regione, auspichiamo un dialogo che porti alla pace. Non è in contraddizione».

Ma nemmeno siete pronti a scattare sull’attenti, insomma, come vi contesta l’opposizione?

«Non lo abbiamo mai fatto, abbiamo sempre avuto la stessa linea. Pensiamo però — questo sì — che l’Europa debba essere più forte, più coesa, più indipendente dal punto di vista della difesa e della politica estera. Il ruolo dobbiamo prendercelo, in primo luogo essendo uniti. Ne parlerò già domani a Bruxelles al vertice dei ministri degli Esteri Ue».

Nessuno regala niente in cambio di niente, dunque.

«Noi abbiamo dato, ma se vogliamo contare dobbiamo fare di più».

Per l’Ucraina si parla anche di un negoziatore unico per la Ue: un ruolo che ci può interessare?

«Non è chiaro ancora cosa deciderà la Ue sulla figura di un negoziatore unico, ma la cosa importante è che i Paesi dell’Unione mantengano alto e unitario il loro impegno a difesa dell’Ucraina. La nostra politica delle sanzioni è stata essenziale, dobbiamo e vogliamo sederci al tavolo».

Avete discusso anche di Libia e Venezuela, Paesi su cui l’Italia ha interessi spedfici?

«Sono teatri molto diversi, ma ovunque l’Italia chiede e offre le stesse cose: chiediamo di lavorare per la stabilità e per ridurre le tensioni. E offriamo assistenza, sostegno politico e se serve militare. In Venezuela ad esempio c’è una grande comunità italiana e un rapporto storico con un Paese purtroppo funestato per anni da una dittatura fra le peggiori. Io spero che la situazione venezuelana possa evolvere verso una vera libertà di quel popolo e verso la ripresa di rapporti anche sul fronte dell’energia, particolarmente preziosi in vista di quanto accade in Medio Oriente. Su questo Marco Rubio ci ha indicato con chiarezza quali sono le valutazioni dell’amministrazione americana».

Rischiamo un’estate difficile per la crisi determinata dalla guerra?

«Ci sono difficoltà energetiche e anche per l’afflusso dei fertilizzanti che vengono prodotti dai Paesi del Golfo e sono bloccati a Hormuz. Anche per questo il governo italiano e la Fao hanno attivato una “Coalizione di Roma” con Paesi che hanno bisogno non solo di energia, ma di fertilizzanti per le loro agricoltura. Se il blocco continuasse per mesi avremmo crisi alimentari in molti Paesi dell’Africa, e di sicuro l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti lo stanno già pagando gli agricoltori italiani».

Se la sente di dire agii italiani «non abbiate paura»?

«Sì. Ci sono cose su cui non decidiamo da soli, ma stiamo facendo tutto il possibile per evitare che i costi ricadano sui cittadini».

Pensa che possa bastare? Per il governo è un anno importante.

«E positivo che la Bce non abbia alzato i tassi e insisteremo perché non solo le spese per la difesa ma anche per la crisi energetica non siano calcolate nei parametri del Patto di Stabilità. E importante per tutti»

  • Autore: Paola Di Caro
  • Testata: Corriere della Sera

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