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Bosnia Erzegovina, l’Italia ricorda i tre giornalisti uccisi a Mostar

Bosnia Erzegovina, l’Italia ricorda i tre giornalisti uccisi a Mostar
Bosnia Erzegovina, l’Italia ricorda i tre giornalisti uccisi a Mostar

A 30 anni dalla morte in Bosnia Erzegovina, nella città di Mostar, dei tre giornalisti della sede Rai del Friuli Venezia Giulia – Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo – uccisi da un colpo di mortaio il 28 gennaio 1994 mentre stavano realizzando un reportage sui bambini vittime della guerra, l’Italia li ricorda con un servizio speciale realizzato proprio dal telegiornale per cui lavoravano. Lo speciale Rai Est Ovest, dal titolo “Mostar 1994-2024”, andato in onda il 28 gennaio, ripercorre le tappe del conflitto nei Balcani e ricorda l’impegno dell’Italia nel fornire supporto alla stessa città di Mostar e alla Bosnia Erzegovina in generale.

Intervistato nel corso del servizio, l’Ambasciatore d’Italia a Sarajevo, Marco Di Ruzza, ha dichiarato che il sostegno dell’Italia si concretizza attraverso “una diplomazia aperta ed inclusiva che dialoga con tutte le componenti di questo paese, nel quale gli equilibri etno-religiosi sono estremamente complessi. Lo facciamo anche con una crescente presenza alla missione di stabilizzazione EUFOR e soprattutto avvalendoci di due grandi punti di forza: uno è la diplomazia culturale, l’altro la società civile”. Infatti – ha precisato l’Ambasciatore – “gli organismi della società civile non hanno mai smesso di lavorare in Bosnia Erzegovina; operano sovente come enti attuatori di progetti della Cooperazione allo sviluppo italiana, un’azione fondamentale perché parte dal basso, collega persone, collettività. Soprattutto parlano ai giovani per costruire una società più aperta e multiculturale, proiettata verso un futuro europeo e lontana dagli odi etnici che hanno insanguinato questo territorio”.

Il servizio racconta di una Mostar ancora ferita e solo parzialmente ricostruita. La città può però contare su finanziamenti della comunità internazionale e in particolare dell’Italia, che ha investito molto nella sua ricostruzione (primo donatore alla riedificazione del Ponte Vecchio). In ricordo dei tre giornalisti uccisi a Mostar è nata una Fondazione – che ha poi aggiunto ai tre anche il nome di Milan Hrovatin, l’operatore Rai ucciso in Somalia insieme a Ilaria Alpi – dedicata all’accoglienza e la cura di bambini con malattie rare.

L’Ambasciatore Di Ruzza ha commemorato i tre operatori dell’informazione in un toccante evento, cui ha presenziato il Sindaco di Mostar Mario Kordic e un vasto pubblico, compresa una delegazione giunta dall’Italia, con alcuni familiari delle vittime, organismi della società civile e media.

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