Decarbonizzazione e sicurezza delle forniture sono temi centrali nel panorama energetico internazionale e rivestono un ruolo di primo piano anche nelle riflessioni sulla competitività e sull’evoluzione degli attuali sistemi produttivi.
Nel 2024, secondo un rapporto pubblicato dal gruppo assicurativo-finanziario SACE, gli investimenti globali nel settore energetico hanno superato i tremila miliardi di dollari. È interessante evidenziare come, di questi, circa due terzi abbiano riguardato le tecnologie per l’energia pulita, tra cui lo sviluppo delle rinnovabili, delle reti elettriche, dei sistemi di accumulo e dell’efficienza energetica; lo stesso andamento è previsto anche per il 2025. La transizione, in altre parole, è già in corso.
D’altro canto, si prevede che, nel medio periodo, la domanda di petrolio e gas rimanga sostenuta, e che tale richiesta, oltre a rallentare il passaggio verso fonti energetiche più pulite, contribuirà a mantenere sotto pressione il costo dell’energia.
In questo contesto, le imprese possono intervenire attraverso percorsi di efficientamento: l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ricorda infatti che chi migliora i propri sistemi di gestione può ottenere oltre risparmi annui superiori al 10% entro i primi tre anni e fino al 60% nel lungo periodo, beneficiando al contempo di una maggiore produttività e di un miglioramento della qualità dei processi e dei prodotti.
In Europa, intanto, cresce l’export di tecnologie per l’abbattimento delle emissioni di carbonio, aumentato del 65% rispetto al 2017, a testimonianza di un impegno che contribuisce anche a ridurre le dipendenze strategiche del continente.
La transizione energetica come opportunità per le imprese italiane e per il Made in Italy
Nel sistema produttivo italiano, fortemente energivoro, il tema dell’energia e in particolare le questioni riguardanti l’approvvigionamento e i costi delle forniture, incidono in maniera diretta sulla competitività. Il Libro Bianco “Made in Italy 2030”, recentemente presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sottolinea come soluzioni in grado di sostenere la produttività e mantenere la competitività del tessuto industriale nazionale possano essere individuate proprio nell’ambito della transizione energetica.
Un esempio concreto arriva dalla siderurgia, uno dei comparti a più alta intensità energetica. Nel polo di Giammoro, in provincia di Messina, il gruppo Duferco sta portando avanti un ampio processo di riqualificazione industriale, del valore di 95 milioni di euro, che comprende diverse iniziative, tra cui la realizzazione di una Hydrogen Valley: un complesso per la produzione di circa 100 tonnellate annue di idrogeno verde, alimentato da energia fotovoltaica e destinato ai processi industriali dell’area.
Altri interventi interessano il rafforzamento delle infrastrutture energetiche, essenziali per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità del sistema. In questa direzione si inserisce il progetto Adriatic Link, l’elettrodotto sottomarino di Terna, lungo 251 km e con una capacità di 1.000 MW, che collegherà Marche e Abruzzo, con l’obiettivo di rafforzare lo scambio di energia nel Centro Italia e facilitare l’integrazione delle fonti rinnovabili.
Ma la transizione apre all’Italia anche nuove opportunità di export. L’Italia si colloca tra i primi Paesi europei per numero di brevetti nelle tecnologie green e le esportazioni della filiera energetica, un ecosistema composto da oltre 47 mila imprese, rappresentano una componente strategica del Made in Italy, generando entrate pari a 27 miliardi di euro. Tra le operazioni più recenti figura una commessa da circa un miliardo di euro affidata a Danieli e riguardante la realizzazione di un impianto produttivo a Luleå, in Svezia, destinato alla produzione di 2,5 milioni di tonnellate di acciaio verde. Gli altoforni impiegheranno una tecnologia proprietaria brevettata dall’azienda udinese e sono alimentati in parte da rottami ferrosi e in parte da idrogeno, consentendo una significativa riduzione dei costi operativi e una riduzione delle emissioni stimata in una quota pari al 7% delle emissioni complessive della Svezia.
L’impegno di SACE
Oltre ad accompagnare gli investimenti con i suoi strumenti di garanzia, sia su territorio nazionale sia nelle operazioni di export, il gruppo SACE sta moltiplicando le occasioni di incontro tra imprese italiane e grandi operatori energetici globali. In occasione della fiera Key Energy Expo di Rimini, attraverso il programma SACE Connects, sono stati organizzati incontri di business matching con buyer internazionali del settore elettrico, tra cui Power Finance Corporation (India), ISAGEN (Colombia) e Neoenergia (Brasile). Sempre nel mese di marzo si sono svolte altre iniziative realizzate insieme ad ANIE, finalizzate a identificare nuove opportunità di collaborazione e potenziali contratti di fornitura per le imprese italiane: un incontro con EnBW (Energie Baden-Württemberg), uno dei principali operatori energetici tedeschi, e National Grid, attore globale nelle infrastrutture energetiche.
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