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RE-Agire, come competere nei mercati internazionali secondo SACE

RE-Agire, come competere nei mercati internazionali secondo SACE
RE-Agire, come competere nei mercati internazionali secondo SACE

In una situazione di incertezza internazionale, in cui i segnali di miglioramento, seppur presenti, vanno considerati con cautela, il Gruppo SACE, nel suo Rapporto Export 2026, invita le imprese italiane ad affrontare i mercati in maniera preparata e propositiva. “La capacità di reazione e adattamento delle imprese italiane continua a essere una chiave per superare le attuali difficoltà”, sottolineano gli esperti del Gruppo, che ipotizzano per il prossimo biennio un andamento positivo delle esportazioni, soprattutto nel comparto dei servizi.

Il Rapporto di SACE si inserisce in un quadro di rinnovato impulso all’export italiano, guidato dalla presentazione, a giugno, della nuova edizione del Piano di Azione per l’export italiano da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Una prima azione individuata, nell’ambito dell’approccio proattivo suggerito da SACE, è la diversificazione geografica, tenuto conto che una parte significativa delle imprese italiane rimane legata a un numero limitato di aree geograficamente e culturalmente vicine. SACE identifica 16 Paesi strategici per l’export italiano, con i quali poter integrare i principali mercati già presidiati. L’area asiatica, con India, Vietnam, Cina, Singapore, Corea del Sud, Filippine, Malaysia, Thailandia e Kazakistan, si distingue come quella a maggiore dinamicità, ma viene segnalato anche il Medio Oriente (in ottica post-crisi) con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ci sono poi l’America Latina, con Brasile e Messico, i Paesi africani oggetto del Piano Mattei per l’Africa (in primis, Egitto e Marocco) e l’Europa centro-orientale con la Turchia. Gli Accordi commerciali raggiunti tra l’UE e un Paese o un’area partner sono un fattore chiave per avvicinare nuovi mercati, grazie alle armonizzazioni regolatorie, le semplificazioni amministrative e al riconoscimento degli standard, che possono contribuire a ridurre in modo significativo i costi di accesso.

Una seconda leva competitiva interessa il capitolo delle importazioni perché legata alla sicurezza e all’ampliamento delle fonti di approvvigionamento degli input produttivi. Le materie prime critiche (metalli e minerali essenziali per la transizione digitale ed energetica) stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante per la competitività delle imprese, ma sono caratterizzate da un alto rischio di fornitura e dalla volatilità dei prezzi, specie per l’Italia, che per queste voci è fortemente dipendente dall’import. “Garantire l’accesso a input critici – materie prime, energia, componenti – è diventato fondamentale tanto quanto vendere all’estero”, precisa il rapporto, che ricorda l’importanza delle Export Credit Agency (ECA), come SACE, per contribuire alla gestione dei rischi attraverso specifici strumenti. L’approvvigionamento di queste materie prime include la diversificazione dei fornitori, ma richiede anche una maggiore integrazione nelle catene produttive internazionali. Occorre capire come inserirsi nelle reti globali, scegliendo partner, tecnologie e segmenti di filiera in grado di garantire stabilità, affidabilità e valore aggiunto. Il tema delle materie prime si intreccia pertanto strettamente con quello delle filiere produttive.

 

Un’altra chiave fondamentale per la competitività è data dalle filiere.

Le filiere manifatturiere, con il loro apparato costituito da imprese capo-filiera, fornitori, subfornitori, PMI, distretti territoriali, rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale e mostrano una forte propensione all’export, come nel caso esemplificativo dell’agroalimentare e dell’automotive, con i comparti ad alta specializzazione a essi associati. Inserirsi in reti produttive articolate permette di avere accesso a tecnologie, competenze e mercati, e sostiene i processi di aggiornamento e specializzazione, aiutando la crescita delle realtà imprenditoriali. Le aziende dovrebbero adottare una strategia di coinvolgimento multi-filiera, come nel caso dell’automotive italiano, dove diverse imprese stanno cercando di superare le difficoltà del settore aprendosi a filiere affini quali aerospazio e difesa.

 

Verso il traguardo dei 50 anni con un nuovo Piano

A giugno, il Gruppo SACE ha presentato SACE50, il nuovo Piano Strategico che definisce le linee d’azione a supporto della competitività del Sistema Paese per il prossimo triennio. Il Gruppo mette a disposizione nel complesso circa 150 miliardi di euro, un impegno che si colloca in continuità rispetto al triennio precedente ma con una diversa composizione, coerente con le nuove priorità strategiche individuate: rafforzamento del ruolo di SACE per la proiezione internazionale delle imprese italiane e maggiore capacità di intervento su iniziative nazionali ad alto impatto sistemico.

Il Piano punta a sostenere le filiere ad alto potenziale di export e internazionalizzazione. Le filiere individuate sono: automazione e meccanica strumentale, infrastrutture e costruzioni, economia blu e cantieristica, difesa e aerospazio. A queste si affiancano settori strategici del Made in Italy, tra cui digitale e microelettronica, automotive, agroalimentare, chimica, energia, siderurgia e metallurgia, tessile.

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