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Lettonia: transizione verde e integrazione logistica nel Baltico

Riga
Riga

La Lettonia si posiziona oggi come un attore di rilievo primario tra l’Europa occidentale e l’Asia, forte della sua integrazione nelle principali Istituzioni internazionali, essendo membro dell’Alleanza Atlantica, dell’Eurozona e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Il Paese baltico sta attraversando una fase di trasformazione, sostenuta da una gestione macroeconomica rigorosa che ha garantito un debito pubblico contenuto e un sistema bancario resiliente. Le proiezioni per l’anno 2025 indicano una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) pari al 2,1%, in accelerazione rispetto all’anno precedente grazie anche alla ripresa dei consumi delle famiglie. La stabilità del mercato del lavoro, sebbene caratterizzata da un tasso di disoccupazione del 6,9% nel 2025, si accompagna a una robusta dinamica salariale capace di alimentare la domanda interna.

Nonostante il quadro positivo, il Governo lettone è chiamato ad affrontare una serie di questioni strutturali, prima fra tutte una dinamica demografica complessa. Il calo della popolazione in età lavorativa, unito a una carenza di manodopera qualificata e ad alcune lacune nei collegamenti terrestri con il resto dell’Unione Europea, ha spinto le Autorità a varare estesi Piani di sviluppo per innalzare il valore aggiunto della produzione nazionale. Sul fronte infrastrutturale, il progetto Rail Baltica, il cui costo stimato ha raggiunto il 22,6% del PIL nel 2024, riveste un’importanza cardinale per l’integrazione del territorio nella rete ferroviaria europea. Tuttavia, a causa di un aumento significativo dei costi, quadruplicati rispetto alle previsioni iniziali e ora giunti a 23,8 miliardi di euro, e delle polemiche politiche che ne sono conseguite, sono stati registrati dei rallentamenti nei lavori di costruzione della linea ferroviaria principale e della stazione di Riga. Ciò ha anche determinato la decisione del governo lettone di ridimensionare temporaneamente il progetto, concentrandosi sul completamento della tratta meridionale e rinviando a una fase successiva il raddoppio del binario e il pieno collegamento di Riga da nord.

L’erogazione di quasi due miliardi di euro (5,5% del PIL lettone) nell’ambito del programma europeo NextGenerationEU, attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), contribuirà inoltre ad accelerare i progetti infrastrutturali, di transizione energetica e di modernizzazione tecnologica. Dei finanziamenti europei, 827 milioni di euro, pari al 42% dei fondi, sostengono la transizione verde e saranno dedicati a iniziative che spaziano dall’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati ai sistemi di trasporti sostenibili nell’area metropolitana della capitale Riga. La transizione digitale assorbe invece il 23% delle risorse erogate: € 129 milioni finanziano la digitalizzazione della pubblica amministrazione, € 125 milioni guidano la trasformazione delle piccole e medie imprese, € 95 milioni promuovono l’aggiornamento delle competenze e € 16,5 milioni estendono la banda larga. A questi si aggiungono investimenti per la resilienza sociale, con € 158 milioni per modernizzare gli ospedali, € 82,5 milioni per riformare l’istruzione superiore e € 43 milioni per consentire l’accesso ad alloggi a prezzi accessibili.

Un altro comparto in rapido sviluppo è la bioeconomia, un modello socio-economico basato sull’utilizzo sostenibile delle risorse rinnovabili terrestri e marittime che il Paese baltico punta a far crescere, considerando che oltre la metà del territorio lettone è coperto da foreste. Questo settore genera tra il 14% e il 16% del PIL nazionale e impiega circa 130.000 persone. Da qui deriva oltre un quinto di tutte le esportazioni, grazie all’operato di oltre 1.000 aziende specializzate. La sola industria del legno contribuisce per il 6% al Prodotto Interno Lordo, attraverso l’esportazione di oltre il 70% della produzione.

L’agricoltura, da parte sua, rappresenta il 3% del Prodotto Interno Lordo, mentre la trasformazione alimentare aggiunge un ulteriore 2,5-3%, contando su una base di oltre 2.000 imprese. Ben il 35,1% del territorio è agricolo e il 15,1% di quest’area è destinato all’agricoltura biologica. Le biotecnologie stanno registrando una rapida espansione, sostenute da oltre 40 Istituti di ricerca e da investimenti in ricerca e sviluppo, aumentati di oltre il 20% negli ultimi cinque anni. L’innovazione, d’altro canto, guida il lavoro nei campi; le tecnologie di agricoltura di precisione, per esempio, operano già su oltre il 40% dei terreni coltivati. Più del 60% della produzione viene esportata; nel 2023 l’export di cibi e bevande ha generato oltre un miliardo di euro, pari al 5,4% delle esportazioni totali della Lettonia, grazie a investimenti diretti esteri (IDE) nel settore alimentare che hanno raggiunto i 500 milioni di euro (il 15,8% del totale degli IDE nel manifatturiero).

 

Accelerazione sulle rinnovabili

Anche il settore energetico è interessato da cambiamenti significativi, orientati alla transizione verso risorse sostenibili e alla drastica riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. La Strategia Energetica per il 2050, delineata dal Ministero del Clima e dell’Energia, prevede nel suo scenario di base un portafoglio dominato dalle fonti rinnovabili, con un ruolo centrale riservato al biogas, all’energia eolica e a quella solare, al fine di garantire il mix energetico più economico e sicuro per i cittadini e le imprese.

I dati dell’Ufficio Centrale di Statistica lettone confermano i progressi in atto, poiché segnano per il solo anno 2023 un aumento del 44,3% dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili – tra centrali idroelettriche, eoliche e solari – rispetto all’anno precedente, per un totale di 4.304 GWh. Nello specifico, la Lettonia ha la quarta quota più alta di energie rinnovabili nel consumo finale di energia dell’UE: nel 2023, ha raggiunto il 43,2%, mentre nell’UE il tasso era del 24,6%, avvicinando il Paese all’obiettivo del 62% del consumo finale lordo di energia entro il 2030.

Questa evoluzione è strettamente legata al processo di disconnessione dalla rete elettrica russa, avvenuto lo scorso anno, un passaggio storico che, secondo le recenti analisi del Fondo Monetario Internazionale, offre l’opportunità di modernizzare l’intera infrastruttura elettrica lettone. Il Paese intende infatti rafforzare la sicurezza e la stabilità attraverso una maggiore integrazione con le reti dell’Unione Europea, in modo da ridurre la volatilità dei prezzi e ottimizzare la condivisione dei rischi infrastrutturali.

A sostenere il ritmo di crescita delle rinnovabili contribuiscono i nuovi incentivi per l’energia solare, che, come evidenziato dagli approfondimenti di mercato, includono sovvenzioni statali in grado di coprire fino al 70% dei costi per le famiglie. Inoltre, è stato lanciato un nuovo programma del Fondo di Modernizzazione del valore di 26,8 milioni di euro destinato a condomini, Enti locali e comunità energetiche, accompagnato dall’introduzione di un sistema di net billing per i nuovi impianti.

 

ELWIND, a testimonianza della cooperazione transfrontaliera energetica in seno all’UE

Un esempio emblematico delle ambizioni lettoni su larga scala è infine rappresentato dal progetto ELWIND, un parco eolico offshore transfrontaliero sviluppato congiuntamente all’Estonia nel Mar Baltico. L’iniziativa coprirà un’area di ricerca marittima di 200 chilometri quadrati e prevede una capacità di generazione complessiva compresa tra 1 e 2 GW, equamente suddivisa con circa 1.000 MW installati nelle acque territoriali di ciascun Paese. Secondo le stime disponibili, l’infrastruttura genererà da 3 a 3,5 TWh di elettricità pulita all’anno, ossia circa un quinto dell’intero consumo elettrico annuale combinato di Estonia e Lettonia.

Una volta completati gli studi ambientali e la predisposizione dei punti di connessione entro il 2029, i diritti di utilizzo delle aree marine verranno ceduti tramite un’asta pubblica competitiva a sviluppatori privati. L’inizio dei lavori di costruzione è pianificato per il 2030, mentre la piena operatività e la connessione commerciale alla rete elettrica dovrebbero avvenire tra il 2033 e il 2035.

 

L’interscambio con l’Italia

Lo scorso anno, il volume complessivo degli scambi tra i due Paesi ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Il saldo commerciale si mantiene ampiamente favorevole alla Penisola, con un attivo di 532 milioni di euro nel 2025. Tale risultato è trainato da esportazioni italiane pari a 872 milioni di euro, in crescita del 6,5% su base annua, a dimostrazione della capacità di penetrazione nel mercato baltico. Grazie a questi volumi, l’Italia si attesta saldamente al nono posto tra i fornitori della Lettonia, con una quota di mercato pari al 3,3%.

L’analisi merceologica rivela che i prodotti alimentari, le bevande e il tabacco guidano le vendite italiane nel 2025 con 180 milioni di euro, rappresentando il 20,6% del totale esportato. Segue a stretta distanza il comparto tessile, dell’abbigliamento e delle pelli e accessori, con 178 milioni di euro, pari al 20,5%. Molto rilevante è il contributo di macchinari e apparecchiature, attestatisi a 124 milioni di euro (14,3%). Importanti quote di mercato sono inoltre coperte dai metalli di base, pari a 58 milioni di euro, e dai mezzi di trasporto, poco al di sotto con 52 milioni di euro.

Sul fronte delle importazioni, l’Italia ha acquistato dalla Lettonia beni per 340 milioni di euro nel 2025, un dato che si presenta stabile con un lieve incremento dello 0,3% rispetto al 2024. Gli acquisti italiani sono costituiti in larga parte da prodotti legati alle abbondanti risorse naturali locali. I prodotti alimentari e le bevande rappresentano la prima voce anche delle importazioni, con 58 milioni di euro, pari al 17,1% del totale. Seguono il legname, i prodotti in legno e la carta, che hanno raggiunto i 51 milioni di euro, coprendo il 15% delle importazioni italiane dal Paese baltico. Di notevole interesse per le catene di fornitura risulta anche l’approvvigionamento di prodotti dell’estrazione di minerali, per un valore di 36 milioni di euro (10,7%), e di metalli di base, attestatisi a 28 milioni di euro.

 

La competitività del settore forestale lettone

Il mercato globale mostra un crescente interesse verso la sostenibilità e i materiali rinnovabili, trasformando le foreste in risorse strategiche essenziali non solo per la produzione di legname, ma anche per l’edilizia, la bioenergia, la medicina, la produzione alimentare e la compensazione delle emissioni di carbonio. In tale contesto, la Lettonia si distingue per una combinazione di vantaggi strutturali ed economici.

Un elemento di forte attrattiva del Paese baltico è rappresentato dal suo particolare assetto proprietario, in quanto oltre il 52% delle foreste lettoni risulta in mani private, una quota nettamente superiore rispetto ad altre Nazioni europee, come la Finlandia o la Germania. Questa peculiarità genera uno dei mercati forestali più aperti d’Europa, facilitando acquisizioni dirette attraverso registri fondiari trasparenti e riducendo al minimo le limitazioni imposte dalle Istituzioni statali. La gestione privata consente peraltro l’adozione di strategie operative flessibili, tempistiche più rapide per le transazioni e una notevole scalabilità dei portafogli di investimento.

A tale vantaggio si somma un fattore di competitività economica, poiché i prezzi dei terreni forestali in Lettonia risultano attualmente dalle tre alle cinque volte inferiori rispetto ad altri Stati dell’Unione Europea.

 

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