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Tajani: «Sì alla legge elettorale anche con le preferenze» (Il Tempo)

Antonio Tajani è ministro degli Esteri, vicepresidente del Ppe e segretario di Fi. Ruoli che gli danno la possibilità di coniugare politica estera e politica interna.

Ecco, come riesce a tenere in equilibrio tutti questi interessi senza che confliggano?

«Io non ho la difficoltà a fare tutti questi ruoli perché la linea maestra è la stessa. Fi è l’anima popolare di questo governo che lavora per tutelare sia gli interessi italiani sia quelli europei».

Sullo stop a Schengen con la Spagna quale dei due interessi ha prevalso?

«Entrambi. Noi, come italiani ed europei dobbiamo preoccuparci della sicurezza interna. Su Schengen non è successo nulla, dal 2006 è stato sospeso circa 498 volte. Teniamo presente che la Spagna sta trasformando più di mezzo milione di immigrati irregolari in cittadini spagnoli e quindi europei».

Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Si sta delineando un “asse del male” in chiave anti-occidentale? 

«Si sta creando un modello alternativo a quello occidentale ma noi dobbiamo essere capaci di difendere la nostra posizione, i nostri valori e lo possiamo fare solo rafforzando la Nato dal punto di vista politico e militare».

Dunque, la nostra civiltà liberale europea è in pericolo?

«È certamente sotto attacco. C’è una forte competizione tra autocrazie e democrazie. Noi partiamo da una posizione più difficile perché privilegiamo e garantiamo la libertà dei cittadini mettendo al centro del nostro modello culturale la persona».

In questo scenario serve più la diplomazia o il peso delle armi?                

«Il peso delle armi è sottoposto alla diplomazia che deve utilizzare tutti gli strumenti per garantire la pace. II messaggio arrivato dagli americani di fare di più deve essere accolto. Certo, non possiamo fare quello che dice la sinistra: non spendere per la difesa e non essere a guida americana. Per non essere a guida americana bisogna investire nella difesa».

Perché i paesi dell’Ue non hanno fornito sostegno diretto a Trump in Iran?

«Perché non è una guerra europea; ma abbiamo garantito protezione e sostegno ai paesi del Golfo che erano sotto attacco. È stata una scelta americana pur essendo noi contrarissimi all’uso dell’atomica da parte dell’Iran».

Qual è lo stato di salute dell’Alleanza Atlantica? 

«È buono, certamente l’Europa deve fare di più. L’Alleanza Atlantica è indispensabile sia per noi europei sia per gli Stati Uniti. L’alleanza è destinata ad andare avanti».

Aumenterete gli investimenti nella difesa?

«Prima dobbiamo tenere conto dei problemi sociali ma sì, si devono usare i fondi Safe anche perché sono uno strumento finanziario che ci consente di risparmiare rispetto al costo dei titoli di Stato».

Lei ha «governato» sia con Berlusconi sia con Meloni. C’è un elemento che accomuna le due leadership? 

«Due persone completamente diverse ma accomunati da una forte propensione alla leadership. Berlusconi è un leader già consacrato dalla storia. Ha fondato il centro-destra – salvaguardando la libertà in Italia ed evitando una drammatica deriva verso l’estrema sinistra – e ha riportato il nostro Paese al centro delle dinamiche internazionali. È inimitabile. Dopo trent’ anni quel centro-destra è ancora saldamente al governo e Giorgia Meloni ha il compito, insieme a Forza Italia, di portare avanti i valori e la forte volontà di trasformare l’Italia in un vero paese liberale».

Voterete compattamente la legge elettorale (Stabilicum)? 

«Assolutamente sì. Non bisogna drammatizzare quando c’è un dibattito sul dettaglio di una legge. L’obiettivo di questa legge è garantire stabilità che vuol dire: crescita economica, investimenti e considerazione internazionale».

Però l’emendamento sulle preferenze non è un semplice «dettaglio»?

«Facciamo chiarezza una volta per tutte: noi prima di dire sì vogliamo scrivere insieme il testo dell’emendamento che tra l’altro introdurrà il sistema dei capilista bloccati. Io poi, sono sempre stato eletto con le preferenze e non vedo grandi problemi».

Vannacci sarà dentro o fuori la coalizione nel 2027?

«Anche qui è giusto fare chiarezza: era vicesegretario di un partito di centro-destra, se ne è andato lui e ora i suoi votano con Schlein, Bonelli e Fratoianni. Per contenuti e storia è difficile che ci sia un accordo elettorale: sappiamo forse cosa pensa dell’economia? Della scuola? Della sanità? Ecco, non basta vestirsi da Giulio Cesare per dire “sono in grado di governare l’Italia”».

Aprirete a formazioni centriste?

«Noi parliamo con tutte le forze di centro ma se vogliono aderire al centro-destra».

Tutti guardano a destra, ma sarà sempre al centro che si giocheranno le prossime elezioni?

Si, anche perché il centro-sinistra è morto. Forse poi, Grillo e Di Battista faranno anche una guerra da sinistra alla sinistra…».

Ci sono spaccature in Fi?

«Noi discutiamo perché vogliamo continuare a crescere e aumentare la partecipazione. Un leader non è un dittatore ma una persona capace di coinvolgere. Ed ecco che dal confronto nascono anche i leader».

Tajani è un nome in corsa per il dopo Mattarella?

«Intanto pensiamo a vincere le politiche nel 2027».

  • Autore: Bini Federico
  • Testata: Il Tempo

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