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Tajani: «C’è il pericolo jihadista e agiamo per la nostra sicurezza. La Ue? A volte sbaglia» (Corriere della Sera)

Tajani: «C’è il pericolo jihadista e agiamo per la nostra sicurezza. La Ue? A volte sbaglia» (Corriere della Sera)
Tajani: «C'è il pericolo jihadista e agiamo per la nostra sicurezza. La Ue? A volte sbaglia» (Corriere della Sera)

La rivalità con il premier spagnolo «non c’entra nulla» con la decisione di prolungare il blocco di Schengen. Per il ministro degli Esteri e vicepremier la questione non è elettorale, ma riguarda la sicurezza interna: «Il pericolo jihadista non va sottovalutato».

Ministro Antonio Tajani, avete deciso di continuare il braccio di ferro con Sánchez perché è socialista e voi siete in campagna elettorale?

«Assolutamente no. La nostra priorità è la sicurezza interna. La proroga è stata decisa dopo un attento esame del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere e la ragione è la prevenzione del terrorismo e il contrasto all’immigrazione irregolare. É di questo che ci preoccupiamo, non di come la pensi Sánchez. L’Italia agisce in un quadro di solidarietà europea, anche con la Spagna».

Avete numeri preoccupanti? Su 180 mila persone controllate, i respinti sono poche decine e pochissimi i marocchini.

«Durante l’ultimo mese ci sono stati 31 provvedimenti di respingimento alle frontiere marittime e aeroportuali, di cui otto erano marocchini. Sei sono stati arrestati. Non sono pochi».

Quindi «la proroga è necessaria», come afferma Piantedosi?

«Assolutamente sì, ma è provvisoria e non è contro qualcuno, ma a tutela della nostra sicurezza. Ricordo che abbiamo diminuito di oltre il 60% l’immigrazione irregolare nel nostro Paese».

Quindi, non c’è un’emergenza immigrazione?

«L’emergenza a Ceuta non è una invenzione nostra, sono arrivate quasi 100 mila persone, la polizia ha sparato e non si sa quanti siano rimasti».

In Islanda ha vinto il no all’Europa. Cosa tiene lontani gli islandesi dalla casa comune, oltre alla pesca?

«Gli islandesi sono nel trattato di Schengen e nel mercato interno. La pesca è un tema importante, ma non basta a spiegare. Il punto è che a volte le politiche europee sono inadeguate».

Quali politiche?

«Forza Italia non crede all’Europa dei lacci e lacciuoli. A volte le politiche di economia reale su industria, agricoltura e pesca sono state sbagliate. Troppo burocratiche, restrittive e legate a una visione ideologica del cambiamento climatico».

Negate il problema, anche dopo un’estate torrida?

«Mai negato il cambiamento climatico, ma va combattuto in maniera pragmatica, senza fanatismi, rispettando la nostra vocazione commerciale e industriale. L’Ue è in mezzo al guado e deve riformarsi, completare il mercato unico dei capitali e dell’energia, l’unione bancaria e l’armonizzazione fiscale».

La leadership di von der Leyen è ancora solida, o è una parte del problema?

«L’Europa ha bisogno di leader, ma grazie a una riforma anche istituzionale. Per avere leader forti è necessario che presidenza della Commissione e del Consiglio coincidano. E va limitato il voto all’unanimità».

È Meloni che si oppone.

«Io dico quel che penso e cercherò di convincere la premier della bontà delle mie idee. Dove non c’è il voto all’unanimità abbiamo raggiunto l’accordo con il Mercosur, che ha portato una crescita del nostro export».

Non sarà che la battaglia di Trump per indebolire la Ue sta dando i suoi frutti?

«Non sono gli Usa che ne decidono le sorti, ma la Ue deve essere politicamente più forte. Deve avere una sua difesa e una politica estera incisiva e deve trovare il coraggio di essere protagonista globale».

Se in Francia dovesse vincere Le Pen, Meloni potrebbe spingersi ancor più verso la destra sovranista, allontanandosi da Bruxelles?

«Meloni è di destra, non di estrema destra. Se questo governo fosse anti europeista, non ne faremmo parte».

Meloni a settembre diserterà l’assemblea dell’Onu?

«Deciderà la presidente, che c’è sempre andata. L’importante è che l’Italia sia presente ai massimi vertici. Io sono anche vicepremier e andrò al Palazzo di Vetro, abbiamo già una serie di incontri organizzati su Hormuz, i Balcani, i fertilizzanti…».

Il rapporto tra la premier e Trump resta congelato?

«Il rapporto con gli Usa è storico e fondamentale per la nostra politica estera, una stella polare. Restiamo alleati indipendentemente da chi c’è alla Casa Bianca, ma non c’è un padrone e un suddito. Se non siamo d’accordo diciamo la verità, come su Groenlandia, sul Papa o sull’Iran. Con l’America la collaborazione è sostanziale, il 21 settembre firmerò con il segretario di Stato Rubio a New York l’accordo sui minerali critici».

Il ballottaggio nella legge elettorale è la mossa della paura per frenare Vannacci? E la porterete a casa o la maggioranza può saltare?

«Il ballottaggio è un’ipotesi, vedremo. La legge è pensata solo per garantire stabilità».

Il record del governo più stabile l’avete raggiunto con la legge attuale.

«Al Senato non c’è la stessa stabilità della Camera, si può migliorare la situazione. Sulla legge elettorale troveremo l’accordo, ma non è l’unica cosa di cui ci occupiamo. Le nostre priorità sono una manovra economica che riduca la pressione fiscale e l’intervento per ridurre il fardello della crisi energetica».

Un fardello che spacca il governo: Salvini vuole tassare gli extraprofitti e voi siete contrari. Come se ne esce?

«Noi di Forza Italia abbiamo un’idea molto chiara. Le grandi compagnie petrolifere devono dare una mano, ma il loro aiuto deve essere frutto di un accordo». 

Conferma che sarebbe una tassa sovietica, anche se ha fatto infuriare la Lega?

«Sì, una tassa da cultura comunista, che in Europa non sta mettendo nessuno. Bisogna coinvolgere le imprese e non spaventare i mercati. Confrontandoci con le banche abbiamo fatto arrivare nelle casse dello Stato più di 10 miliardi».

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