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Armi Convenzionali

A differenza delle armi nucleari, chimiche e batteriologiche, le armi convenzionali sono generalmente ritenute legittime e si definiscono tali poiché possiedono una capacità distruttiva minore e producono effetti discriminanti, ovvero l’impiego dell’arma può essere delimitato.

Tra i principali strumenti dell’attuale regime di non-proliferazione, disarmo e controllo degli armamenti di tipo convenzionale si pone la Convenzione delle Nazioni Unite su Certe Armi Convenzionali, entrata in vigore nel 1983, che vieta o limita l’utilizzo di alcune armi che causano sofferenze inutili e ingiustificabili ai combattenti o che colpiscono indiscriminatamente i civili (Convention on Certain Conventional Weapons, CCW). Per l’Italia, la CCW costituisce un meccanismo efficace e un foro privilegiato in cui l’interazione di competenze diplomatiche, legali e militari, unitamente al contributo della società civile, permette di affrontare tematiche nuove ed emergenti legate all’uso della forza e allo sviluppo del diritto umanitario, come ad esempio in tema di “ordigni esplosivi improvvisati” o di “sistemi d’arma letali autonomi”.

La Convenzione sul divieto d’impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine anti-persona e sulla loro distruzione, firmata ad Ottawa nel 1997, ha decretato un bando totale delle mine. L’impegno italiano in tale ambito è stato e continua ad essere significativo, avendo precedentemente adottato una legge nazionale di proibizione delle mine con legge 374/1997 e avendo completato la distruzione delle dotazioni in possesso nel 2002, a due anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Ottawa. L’universalizzazione della partecipazione alla Convenzione e la collaborazione sul piano diplomatico e umanitario per l’effettiva attuazione della stessa restano obiettivi fondamentali. L’Italia dedica ingenti investimenti in programmi di sminamento e di assistenza, favorendo lo sviluppo di approcci inclusivi. Dal 2001, il nostro Paese ha dedicato circa 60 milioni di euro ai programmi di azione contro le mine. Con legge 58/2001, l’Italia ha istituito il Fondo per lo Sminamento Umanitario per finanziare programmi e attività legate allo sminamento per scopi umanitari. Nel 2020, l’Italia ha stanziato oltre 4.000.000 euro in programmi di azione contro le mine in numerosi Paesi, tra cui Libia, Somalia, Sudan, Iraq, Siria, Palestina, Yemen, Afghanistan e Colombia.

La Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo vieta l’uso, la detenzione, la produzione e il trasferimento delle munizioni a grappolo e impone la distruzione delle scorte esistenti. Firmata a Oslo nel 2008, essa è entrata in vigore nel 2010. L’Italia ha ratificato la Convenzione di Oslo nel 2011 e ha completato la distruzione delle munizioni a grappolo nel 2015. Sebbene sia stata ratificata da 110 Stati, mancano tuttora all’appello importanti Stati, alcuni dei quali tra i maggiori produttori e possessori di munizioni a grappolo. Oltre ad attività di sensibilizzazione per una maggiore partecipazione alla Convenzione, l’Italia fornisce un qualificato contributo non solo a livello finanziario attraverso il Fondo per lo Sminamento Umanitario, ma anche per condivisione di competenze, conoscenze ed esperienze.

Il Trattato sul commercio delle armi, entrato in vigore nel 2014, è il primo strumento giuridico che stabilisce dei criteri per l’autorizzazione, o la proibizione, di trasferimenti di armi convenzionali. L’Italia è stata il primo Paese dell’Unione Europea a ratificare il Trattato, cui attribuisce un ruolo chiave non solo nella regolamentazione del commercio di armi, ma anche nella promozione dei diritti umani e nella considerazione delle ripercussioni sociali ed economiche del commercio illegale delle armi. L’Italia è altresì impegnata nell’effettiva attuazione di complementari strumenti di contrasto al traffico illecito, come il Programma di Azione delle Nazioni Unite per Prevenire, Combattere ed Eliminare il Commercio Illegale di Armi di Piccolo Calibro e Leggere in Tutti i Suoi Aspetti, lo Strumento Internazionale di Rintracciabilità e il Protocollo di Palermo contro la Fabbricazione e il Traffico Illeciti di Armi da Fuoco, loro Parti e Componenti e Munizioni.

Relativamente al controllo degli armamenti convenzionali in Europa, il sistema si fonda su una serie di trattati multilaterali, come il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa del 1990 e il Trattato sui Cieli Aperti del 1992, e di misure politicamente vincolanti volte al rafforzamento della fiducia e della sicurezza, direttamente legate all’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) e previste dal Documento di Vienna del 1999. A riguardo, l’Italia ha recentemente contribuito allo sviluppo di un pacchetto di misure per modernizzare il Documento di Vienna ed è impegnata nel facilitare, anche ma non solo nell’ambito del processo di Dialogo Strutturato OSCE, il rilancio delle discussioni sul controllo degli armamenti convenzionali in Europa.