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Tajani: «Africa e migranti, ecco il piano» (La Stampa)

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Alla guida di Forza Italia e della Farnesina, ma anche vicepremier e membro di punta del Partito popolare europeo, Antonio Tajani si trova stretto tra i problemi interni, che si innestano sul fronte della giustizia e del lavoro, e le evoluzioni che l’Italia sta cercando di affrontare fuori dai confini nazionali, «con l’obiettivo – dice – di avere un ruolo centrale nel Mediterraneo». Da una parte ribadisce quindi la sua contrarietà al salario minimo – «meglio detassare tredicesime e straordinari» – e getta acqua sul fuoco sul confronto tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni, dall’altra spera nella vittoria del Partito popolare alle elezioni spagnole e risponde a Romano Prodi sulla sua visione di Europa. Ma soprattutto, prepara la prima Conferenza internazionale sullo sviluppo e le migrazioni, voluta da Giorgia Meloni e che si apre oggi alla Farnesina, alla quale parteciperanno i paesi del Nord Africa e quelli del Golfo, istituzioni europee, bancarie, e internazionali. «Vogliamo affrontare la questione africana attraverso una strategia di investimenti ampia — sottolinea -, che passi da impegni concreti, guardando con occhio da amico e non da colonizzatore».

Non staremo sovrastimando questo nostro “piano Mattei” con cui vorremmo fronteggiare le enormi emergenze del Sud del mondo?

«Il piano Mattei è un elemento importante, ma è certamente necessario un piano di finanziamenti che non si limiti all’impegno dell’Italia, ma si allarghi all’Europa, ai paesi del Golfo, e magari alla Turchia e agli Stati Uniti, altrimenti non si va lontani».

Faremo quello che Cina e Russia fanno in Africa già da tempo?

«No, perché non vogliamo essere predatori. Dobbiamo aiutare a creare aziende e un tessuto industriale, anche attraverso delle jointventure, senza sfruttare i Paesi che hanno materie prime. Solo così si può risolvere alla radice il problema migratorio».

L’accordo con la Tunisia è parte di questa strategia, ma ci sono polemiche da parte delle ong per quello che sta succedendo al confine tra Tunisia e Libia. Arrivano video e foto di persone che muoiono nel deserto, respinte al confine.

«Salvare vite umane è fondamentale, nessuno deve morire così. La strategia complessiva di investimenti che stiamo costruendo serve proprio a evitare che accadano queste cose. Si deve investire per far crescere questi paesi e, come diceva Benedetto XVI, per dare il diritto a queste persone di non partire».

Non è contraddittorio che una parte di questa strategia porti agli orrori delle carceri libiche o ai respingimenti nel deserto? Non siamo in parte responsabili di queste morti?

«Di certo non possiamo limitarci alle operazioni di polizia, qui come in Nord Africa, perché non risolveranno mai il problema. Serve un coinvolgimento ampio, che guardi alla lotta al cambiamento climatico, alle carestie, ai trafficanti di esseri umani, e che miri allo sviluppo economico e culturale di quei Paesi. Altrimenti, dire che “non devono morire persone in mare o nel deserto” rimane solo propaganda».

La liberazione di Zaki e gli aiuti all’Egitto per fronteggiare la crisi alimentare si tengono insieme?

«Camminano parallelamente. Abbiamo interessi economici in Egitto, ma questo non ci esi *** me dall’adottare alcune iniziative diplomatiche, come fatto per Zaki e come si sta facendo per Regeni. Su entrambi i casi Al Sisi ha più volte assicurato all’Italia collaborazione e sostegno per arrivare a una soluzione. Su uno dei due si è ottenuto un risultato con l’attività diplomatica, senza clamore, senza insulti. Continueremo a fare lo stesso per Regeni».

Si aspetta che la Spagna, dopo le elezioni di questa domenica, possa diventare un nostro alleato in Europa sul tema migranti?

«La vittoria del Partito popolare in Spagna potrebbe aiutare sul fronte delle migrazioni, in un’ottica non punitiva ma pragmatica. Con loro si può costruire una maggiore sintonia, anche attraverso gli ottimi rapporti che hanno con Forza Italia e con il Ppe. Il vento in Europa sta cambiando».

Romano Prodi sostiene che l’Europa sia allo sbando, senza una politica unitaria.

«Credo anche io che serva un’Europa più forte, con la nascita di una Difesa e una Politica estera comuni. In Ucraina ha dimostrato di essere coesa, ma serve un passo in avanti».

Alle prossime elezioni europee terrete la porta chiusa al Considero Marina Berlusconi una grande imprenditrice che appoggia FI Alla Farnesina II ministro degli Esteri Antonio Tajani, 69 anni gruppo “Identità e democrazia” di cui fa parte Salvini?

«È impossibile che si costruisca un’alleanza con Marine Le Pen e con i tedeschi di Alternative für Deutschland. Per il Ppe il problema non è la Lega, ma questi due partiti antieuropeisti. Vogliono uscire dall’Euro e dalla Nato: posizioni che per noi sono incompatibili».

Da vicepremier e segretario di FI, invece, come ha vissuto lo scambio di battute tra Meloni e Marina Berlusconi?

«Nessun contrasto. So che c’è reciproca stima. Meloni si è limitata a dire che Marina non parlava per creare una forzatura politica, ma per difendere giustamente la memoria del padre da assurde inchieste giudiziarie».

Lei considera Marina Berlusconi un soggetto politico?

«È una grande imprenditrice, che aiuta Forza Italia e la appoggia».

Sul fronte giudiziario, la ministra Santanché risulta indagata. E giovedì prossimo si vota la mozione di sfiducia in Senato.

«Noi siamo sempre stati contro le mozioni di sfiducia individuali, anche quando eravamo all’opposizione. Ma non entro nel merito dell’inchiesta, È impossibile un’alleanza con Marine Le Pen e i tedeschi di AfD Sono antieuropeisti tocca ai giudici».

Lei si è detto favorevole a rivedere il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, come voleva Nordio, ma è scoppiato un putiferio.

«In linea teorica saremmo d’accordo su una revisione che lo renda uno strumento più forte, più duro, ma non è nel programma. A Forza Italia la mafia fa schifo, questo deve essere chiaro».

Altro tema caldo è il salario minimo. Lei si è detto contrario, definendolo una misura da Unione sovietica.

«Intendevo dire che i salari sono più alti nei paesi liberali rispetto a quelli socialisti. Più che imporre un salario minimo dovremmo prevedere per legge, per quel 10% di lavoratori che sono fuori dalla contrattazione collettiva, la possibilità di chiedere l’adeguamento del loro contratto a quello previsto dalla contrattazione collettiva».

E cosa intendeva con “meglio un salario ricco”?

«Per Forza Italia è giusto detassare tutto ciò che è extrastipendio: straordinari, notturni, domeniche, tredicesima, premi di produzione. Se detassiamo, diventa uno stipendio ricco».

  • Autore: Federico Capurso
  • Testata: La Stampa

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