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Marcinelle, i nostri emigrati e quel sacrificio che onora il Paese (Il Mattino)

Marcinelle, i nostri emigrati e quel sacrificio che onora il Paese (Il Mattino)
Marcinelle, i nostri emigrati e quel sacrificio che onora il Paese (Il Mattino)

L’ 8 agosto 1956 a Marcinelle, alla periferia di Charleroi, un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbone del Bois du Cazier causò la morte di 262 minatori, 136 dei quali erano italiani. Italiani che provenivano dall’Abruzzo, dal Friuli, dalla Puglia, dalle Marche, dal Molise, dalla Calabria e dalla Sicilia, dalla Lombardia e dalla Toscana, dal Veneto e dalla Campania. Dopo aver partecipato molte volte, anche come Presidente del Parlamento europeo, alle commemorazioni di Marcinelle, oggi sarò in Belgio da Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri. Ho voluto esserci, in nome del Governo italiano, per rendere omaggio alla memoria di questi nostri connazionali caduti 67 anni fa.

Marcinelle è una tragedia che ci ricorda l’importanza per il nostro Paese dell’emigrazione storica, che, con grande sacrificio, affrontò spesso durissime condizioni di vita e di lavoro all’estero.

Una tragedia che ha segnato non solo l’identità degli italiani e del nostro Paese, ma che ha contribuito all’avvio del processo di integrazione europea, attraverso la creazione di una coscienza sociale comune e di un’idea embrionale di cittadinanza europea, ispirata ai valori condivisi della dignità umana, dell’uguaglianza, della democrazia. Non dimentichiamo che a Marcinelle, a fianco degli italiani, perirono 95 belgi. E non è un caso se, l’anno dopo la tragedia, nel 1957 a Roma, nacque la Comunità Economica Europea, passo decisivo per la costruzione dell’Europa politica, per la libera circolazione dei lavoratori, per un’unificazione più ampia e profonda del continente.

A Marcinelle due Tornado dell’Aeronautica Militare italiana effettueranno un sorvolo per omaggiare i caduti e tutti gli italiani nel mondo. Credo sia significativo: il programma da cui sono nati questi aerei è un ottimo esempio dei frutti che ha dato il processo d’integrazione europea. A Charleroi ho incontrato ieri i militari italiani in servizio presso il Comando supremo delle potenze alleate in Europa, che ogni giorno lavorano per la sicurezza di tutti noi, in Italia e nei teatri internazionali e ho avuto modo di confrontarmi anche con imprenditori e accademici. È la prima volta che a Marcinelle l’Italia è rappresentata – insieme e al fianco del Governo – da tutte le realtà: parlamentare, militare, economica e del mondo della scuola e dell’Università.

La “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, che celebriamo ogni anno l’8 agosto, non dev’essere soltanto un modo per ripercorrere e onorare i passi fatti dai nostri nonni in Belgio e in molti altri Paesi. Attraverso la memoria dobbiamo guardare anche alla nuova mobilità italiana verso l’estero. Si tratta in maggioranza di giovani, che si trasferiscono per lavoro soprattutto nei Paesi dell’Unione Europea: non solo ricercatori, scienziati e addetti al settore dei servizi. È nostro dovere aiutare la loro integrazione nei Paesi di destinazione, affinché possano esprimere tutto il loro potenziale, e fare in modo che chi vuole possa tornare a casa, arricchito dalle esperienze all’estero.

Il tema dei giovani e della continuità ideale tra la l’emigrazione storica e quella attuale è di fondamentale importanza. Dobbiamo conoscere la storia dell’emigrazione italiana e dobbiamo essere consapevoli della dedizione e dei sacrifici – come nel caso di Marcinelle, talvolta estremi – che molti nostri connazionali hanno dovuto affrontare all’estero, onorando il nostro Paese e contribuendo alla sua crescita economica e civile. Gli Italiani del Belgio sono un esempio di questo: anche dopo la chiusura delle miniere e la conseguente crisi economica, la collettività italiana in Belgio ha saputo integrarsi al meglio, giungendo ad ottenere posizioni di rilievo in diversi settori dell’economia. Anche in Paesi come Brasile, Argentina e Stati Uniti i discendenti della vecchia emigrazione spiccano per l’eccellente integrazione nel tessuto economico e sociale locale, e costituiscono un importante ponte con l’Italia. È anche per dare loro un segno di attenzione che abbiamo lanciato il progetto del “Turismo delle Radici”, che troverà il suo apice nel 2024 “Anno delle Radici Italiane”.

Oggi sono oltre 6 milioni e mezzo gli italiani nel mondo. Per rispondere a questa nuova realtà, fin dall’inizio del mio mandato ho lavorato per rafforzare la rete diplomatico-consolare italiana nel mondo, che può contare oggi su 129 Ambasciate e 83 Uffici consolari e che opera ogni giorno a tutela degli Italiani, in stretta collaborazione con gli Organismi di rappresentanza delle nostre comunità. Offriamo servizi consolari ad una platea di utenti ormai vastissima e in continuo aumento e siamo impegnati a compiere ulteriori passi avanti nella digitalizzazione, fornendo servizi sempre più efficaci a cittadini e imprese.

Gli italiani all’estero sono i nostri Ambasciatori nel mondo. È nostro dovere essere al loro fianco e valorizzare questa straordinaria comunità, mantenendo vivo e solido il legame con la madrepatria.

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