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Antonio Tajani “Doppio tunnel per il Monte Bianco Parigi si convinca, la Tav non basta” (La Stampa)

Tutti gli occhi sono puntati sulla prossima legge di bilancio, «dove dovremo investire per rafforzare i salari e tagliare il cuneo fiscale», così come c’è attenzione per la trattativa europea sul Patto di Stabilità, con l’auspicio che il commissario Ue Paolo Gentiloni «faccia sintesi tra le richieste di tutti i Paesi e non solo di quelli rigoristi». Ma nell’agenda del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani c’è anche un nuovo dossier, «nevralgico per il futuro del Nord Ovest», che riguarda il raddoppio del tunnel del Monte Bianco. «Una proposta italiana», sottolinea Tajani, della cui bontà, però, si dovrà necessariamente convincere anche la Francia.

A Parigi non sembrano entusiasti. C’è spazio per una trattativa?

«È vero, sono titubanti sulla necessità di costruire una seconda canna del traforo ed è per questo che il 25 settembre sarò in Francia e incontrerò la ministra degli Esteri Catherine Colonna. Noi siamo convinti che serva e dovremo convincerli».

Con quali argomenti?

«C’è una questione di sicurezza: il tunnel attuale è piccolo, stretto, e in caso di incidente saremmo costretti a chiuderlo per chissà quanti giorni. C’è poi un più ampio tema di “sistema dei trasporti” che coinvolge entrambi i Paesi. Dobbiamo far capire ai francesi che beneficerebbero anche loro dall’ammodernamento di questa infrastruttura».

Sul piano economico cosa si rischia senza un raddoppio del tunnel?

«Con la Francia abbiamo un interscambio di 111,2 miliardi di euro, in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 ci sono stati 4,6 milioni di francesi che hanno deciso di venire nel nostro Paese, e tanti arrivano attraverso i tunnel alpini. Dobbiamo evitare, quindi, di paralizzare il confine con la Francia se uno dei tunnel rimane chiuso. Guardiamo la situazione attuale del Frejus: il tunnel è momentaneamente interdetto ai mezzi pesanti per colpa del rischio frane e se si fosse chiuso anche il Monte Bianco per i lavori di manutenzione programmati, avremmo rischiato di isolare tutto il Nord Ovest».

Pericolo scongiurato?

«Assolutamente. Con i francesi abbiamo concordato di rimandare la manutenzione straordinaria del traforo del Monte Bianco al 2024, quando sarà attivo il raddoppio del Frejus. In questo mese procederemo con la manutenzione ordinaria e brevi chiusure, ma questo inverno garantiremo l’apertura, soprattutto sotto Natale. D’altra parte la chiusura parziale del traforo del Monte Bianco durante l’anno avrebbe effetti negativi sull’intero Nord Ovest: il Pil di quei territori avrebbe un calo del 9,8%, mentre nel settore turistico inciderebbe sul 30/40% delle strutture ricettive».

Ha una stima dei tempi e dei costi del raddoppio del tunnel?

«È un’opera molto importante, quindi ci vorrebbero anni. Si andrebbe sicuramente oltre il 2030. Prima di parlare di risorse, però, si deve trovare l’accordo con la Francia».

Non basta la Tav Torino-Lione?

«È quello che pensano i francesi. Noi siamo assolutamente favorevoli alla Tav Torino-Lione, è fondamentale farla, ma si devono anche rinforzare i valichi. L’export vale il 37% del Pil italiano. Dobbiamo avere infrastrutture che favoriscano le esportazioni».

C’è chi pone anche un problema ambientale di fronte a questo genere di investimenti.

«È per questo che dobbiamo ridurre il trasporto su gomma, puntando anche sul ferro. Ma un conto è diversificare, un altro conto è escludere. Serve una politica ambientale che non sia fondata su una posizione ideologica. Bene ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento acustico, ma si andrà sempre più verso il trasporto elettrico. La seconda canna del Monte Bianco, se sarà pronta nel 2035, probabilmente farà passare automobili e tir elettrici. Si deve avere una visione lunga».

A proposito di visione lunga, questa legge di bilancio sarà complicata. I soldi sono pochi e Meloni chiede di concentrarsi su pochi temi. Per Forza Italia quali saranno i punti irrinunciabili?

«Per noi sono fondamentali il taglio del cuneo fiscale e le misure che facciano crescere il potere d’acquisto dei lavoratori, attraverso la detassazione delle tredicesime, dei premi di produzione e degli straordinari».

Intanto Meloni e Salvini criticano il commissario europeo Paolo Gentiloni, chiedendogli di avere più riguardo per gli interessi italiani nella trattativa sulla revisione del Patto di stabilità. Lei è d’accordo?

«Non voglio fare polemica, però un commissario europeo deve fare sintesi tra gli interessi del Nord e gli interessi del Sud dell’Europa. Non può esistere solo la politica rigorista del Nord. Ecco, mi auguro solo che faccia una buona sintesi e che non sia troppo rigorista».

Alle Europee ci sarà spazio per Matteo Renzi nelle liste di Forza Italia?

«Questa ipotesi non esiste. Siamo aperti ai moderati e a candidati indipendenti, ma non abbiamo alcuna necessità di assicurare un posto a chi non riesce a farsi eleggere con i suoi voti».

 

  • Autore: Federico Capurso
  • Testata: La Stampa

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