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Tajani: «Pochi affari nel patto con Pechino. Criticare il commissario non è lesa maestà» (La Repubblica)

Ministro Antonio Tajani, durante il G20 in India la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il primo ministro della Cina. II tema al centro dell’incontro è il rinnovo dell’accordo sulla Via della Seta, e pare confermato che si va verso uno stop. Lei che propone?
Avere un quadro positivo di collaborazione dal punto di vista economico con la Cina, un parternariato strategico voluto da Berlusconi fin dal 2004, per noi è un elemento fondamentale. Noi lo vogliamo rinforzare, lunedì scorso i dirigenti dei nostri ministeri hanno trovato molti accordi con i cinesi. Quindi vanno favoriti gli scambi economici e culturali. Detto questo, la Via della Seta è una pagina delle nostre relazioni che non è stata vantaggiosa per noi, l’ho detto chiaramente a tutti i vertici del governo cinese.

Perché non lo è stata?
I dati dell’export sono chiari e sono più vantaggiosi per Germania e Francia, che non facevano parte della Via della Seta. Ascolteremo naturalmente il Parlamento, ma la Via della Seta non deve essere fondamentale nei rapporti con la Cina. Ho incontrato gli imprenditori italiani, sono numerosi, li ho rassicurati sul futuro dei rapporti.

Cosa propone in alternativa alla Via della Seta?
Va riformato il partenariato strategico. Vogliamo valorizzare e utilizzare questo strumento: vogliamo rafforzare la cooperazione economica e sostenere l’export delle nostre Pmi in vari settori, tra cui l’agroindustria. Vogliamo consolidare il nostro legame culturale nel settore della ricerca e dell’università e anche nel settore del turismo. Bernini e Santanchè andranno a breve in Cina, prima della visita di Meloni e di Mattarella. L’Italia nel 2024 guiderà il G7, siamo la seconda manifattura europea, siamo alleati degli americani ma non siamo nemici della Cina. Nell’Indopacifico siamo per la conferma dello status quo senza iniziative unilaterali. Capisco che da parte cinese si spinga per la nostra permanenza nella Via della Seta, ma noi non siamo soddisfatti, lo ripeto. Nessuna volontà di interrompere rapporti, anzi vogliamo incrementarli. Matteo Ricci e Marco Polo sono gli unici personaggi non cinesi che sono parte della loro iconografia nazionale nel Museo di Pechino.

Nelle prossime settimane l’Italia dovrà trovare una intesa con la Commissione su temi delicati come il Pnrr e il patto di stabilità. Cosa si aspetta lei da Bruxelles?
Mi aspetto che a Bruxelles prevalga l’equilibrio e che la Commissione sia in grado di mediare tra la posizione dei Paesi rigoristi e quella dei Paesi industriali, come Italia e Francia. Il Patto di stabilità non deve mettere in difficoltà la crescita: nel rapporto deficit-PIL devono essere esclusi gli investimenti che sono frutto di decisioni europee e non di mala gestione italiana. Il Green deal e la guerra in Ucraina non sono scelte dell’Italia, e su questi debiti non si pub parlare di Patto di stabilità.

Secondo lei ha fatto bene la Presidente Meloni a criticare il commissario Paolo Gentiloni? Soprattutto dopo le frasi durissime anche del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini?
Penso sia legittimo criticare un commissario. Ne ho criticati tanti anche io. Mi auguro che Gentiloni sia in grado di avere una posizione che non sia penalizzante per l’Italia. So bene che da commissario europeo non deve guardare solo al suo Paese, ma se l’interesse generale è contro l’Italia allora qualcosa non va. Non esiste il diritto di lesa maestà. Io sono un europeista convinto, ma posso criticare la Bce ad esempio.

Sulla manovra economica quali sono i punti per Forza Italia imprescindibili?
L’abbattimento della pressione fiscale per rendere più forte il potere di acquisto di stipendi e pensioni. Tradotto: mantenimento della riduzione del cuneo fiscale che scade a dicembre e detassazione di tredicesima, straordinari e premi di produzione, a partire da medici e infermieri. Compatibilmente è chiaro con le risorse disponibili in bilancio: si può iniziare puntando ai prossimi quattro anni ma fissando i paletti adesso. Poi c’è la lotta all’evasione. Meno tasse e più controlli.

Teme fibrillazioni nella maggioranza anche dopo le posizioni di Salvini?
Ma no, un dibattito non provoca fibrillazioni. Siamo tre partiti diversi ed è normale avere delle sensibilità diverse, poi faremo sintesi e c’è già un accordo su molte cose a partire dal cuneo fiscale.

Oggi lei qui a Gaeta ha parlato a una ampia platea di giovani forzisti e li ha rincuorati sul futuro del partito. Dunque nessun accordo con Matteo Renzi alle Europee?
Forza Italia ha un grande futuro: il mio obiettivo è costruire la dimora del centro, una forza che sia garanzia della stabilità del nostro Paese. Siamo miti, ma non deboli. Siamo pronti ad accogliere candidati indipendenti, ma nessun listone e il perno resta Forza Italia.

  • Autore: Antonio Fraschilla
  • Testata: La Repubblica

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