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Tajani: «Nella guerra Usa-Iran speriamo che l’intesa ci sia davvero e regga nel tempo»

Tajani: «Nella guerra Usa-Iran speriamo che l’intesa ci sia davvero e regga nel tempo»
Tajani: «Nella guerra Usa-Iran speriamo che l’intesa ci sia davvero e regga nel tempo»

Domani si terrà alla Fiera di Cagliari il congresso regionale di Forza Italia. Prevista la riconferma di Pietro Pittalis. I lavori saranno conclusi dal segretario nazionale Antonio Tajani. In questa intervista il vicepremier e ministro degli Esteri parla degli scenari internazionali e non solo e anche di Sardegna. «Nessuno vuole esautorare la Regione dalle sue competenze».

Ministro Tajani, forse questa volta potremmo essere più vicini a un accordo fra Usa e Iran, Trump ha annunciato che rinuncia a nuovi attacchi. Di sicuro Hormuz non sarà bonificato a breve. L’impatto sulle economie europee di questo blocco dei traffici potrebbe durare a lungo. Il Governo ha rinnovato l’intervento sulle accise. Basteranno ma sino a quando?

«Troppe volte ci siamo illusi di avere la pace a portata di mano nel Golfo. Ma io voglio essere ottimista: spero che l’intesa fra Usa e Iran ci sia per davvero e regga nel tempo. Un giudizio politico potremo darlo solo fra qualche giorno. Ma nel frattempo il Governo italiano dovrà continuare a intervenire sugli effetti economici negativi del blocco di Hormuz. Certo i “tamponi” necessari non possono che alleviare momentaneamente il peso economico di questa guerra disastrosa. Ma il Governo è riuscito ad avere un confronto positivo e di successo con la Ue, che ci permetterà di avere disponibilità di 15 miliardi di euro in 3 anni per investimenti nelle rinnovabili e nell’energia in generale, un’azione che libererà altre risorse. L’apertura dell’Europa, è positiva: conferma che l’Europa avrà i suoi percorsi a volte astrusi, ma non è nemica, non è ostile. L’Europa è una salvezza per gli Stati nazionali, è un aiuto poderoso. Bisogna conoscere e rispettare le regole, e dialogare con Bruxelles».

In Ucraina la pace e anche una tregua sembrano ancora lontane. I 3 ambasciatori di Francia Germania e Regno Unito ieri sono stati ricevuti al Ministero degli Esteri di Mosca, hanno provato ad avviare un negoziato. È una mossa credibile? I russi già hanno criticato le loro offerte. L’Italia non è infastidita da questo format in cui 3 paesi sembrano voler guidare l’Europa?

«La pace forse è ancora lontana, ma le cose sul terreno da alcune settimane stanno cambiando. L’Ucraina non solo ha dimostrato incredibile capacità di resistenza militare, ma è stata anche in grado di rallentare i piani militari di Mosca colpendo a distanza. La strada del negoziato va imboccata con realismo e intelligenza. L’iniziativa degli F3 è un primo segnale, non basta e di sicuro dovrà essere allargata agli altri paesi europei. Un formato secondo me più efficace è quello degli “E5”, anche con Polonia e Italia che offrono il punto di vista di un paese decisivo dell’Est Europa e di uno del fronte Sud. Il coinvolgimento totale deve essere poi quello dell’Unione Europea, e nel formato E5 sono incluse anche la Commissione Ue e la Presidenza del consiglio europeo. L’importante è capire come portare il presidente Putin al tavolo negoziale, come cogliere i segnali di debolezza della Russia per convincerla ad abbandonare una strada ottusa e violenta».

In questi giorni il risiko bancario si è riattivato, con la mossa di Intesa/Unipol su Mps. Come giudica una operazione così imponente per impegno e conseguenze?

«La forza ritrovata delle banche italiane e la loro “salute” finanziaria ha fatto sì negli ultimi anni che la politica si allontanasse sempre più dall’interferire nelle loro attività. Io sono convinto da sempre che lo Stato debba dettare le regole, ma non deve anche scendere in campo a giocare la partita, con questa o con l’altra squadra. L’azione di Banca Intesa rafforzerà la solidità del sistema bancario italiano, come le azioni di altre banche in Europa, potranno contribuire a fare lo stesso. Per la politica, per il Governo l’obiettivo è uno solo: permettere che le aziende, soprattutto le piccole e le medie, possano avere un accesso veloce e sicuro al credito. Per questo difendo le grandi aggregazioni ma difendo anche le piccole banche, quelle di prossimità che aiutano anche gli imprenditori piccoli e piccolissimi».

Arriviamo alla Sardegna. Produrre ed esportare costa alle aziende sarde una percentuale sul fatturato più alta rispetto a un concorrente del Nord Italia. Qual è la misura quantificabile che il suo partito intende attuare per azzerare questo divario di partenza?

«Considerare l’insularità solo questione di biglietti aerei è un errore storico di prospettiva. Il vero nodo è la competitività delle imprese. Sulle merci, la soluzione non è il sussidio a pioggia, ma l’istituzione di una Zona Economica Speciale Unica per l’Insularità, che preveda la totale fiscalizzazione degli extra-costi di trasporto. Dobbiamo applicare il principio europeo della continuità territoriale delle merci sul modello della Corsica o delle isole spagnole, dove lo Stato compensa direttamente i vettori marittimi per equiparare il costo per chilometro/container a quello del trasporto in terraferma».

L’altro tema che si accompagna ai trasporti è quello dell’energia. Non abbiamo ancora metano. Sulle rinnovabili il confronto è a dir poco acceso. Quale è il punto di equilibrio?

«Il mancato arrivo del metano deve trasformarsi da svantaggio in opportunità. La Sardegna non deve inseguire il vecchio modello fossile, ma diventare l’hub della transizione, con un piano di riduzione diretta delle accise e degli oneri di sistema in bolletta per i residenti e le imprese sarde, come parziale compensazione ambientale per le servitù che l’isola già sostiene. Ma serve equilibrio tra transizione legittima e speculazione calata dall’alto. Servono pianificazione e codecisione. Non si può fare la transizione ecologica contro i territori, né tantomeno contro la storia e l’identità dell’isola. Lo Stato deve fissare gli obiettivi di decarbonizzazione, ma la Regione deve avere l’ultima parola sulla mappa delle aree idonee e non idonee. E dobbiamo introdurre il principio della regalità energetica: se la Sardegna produce più energia di quanta ne consuma per cederla al resto del Paese, una quota fissa di quella ricchezza deve rimanere in Sardegna sotto forma di “bolletta zero” per le famiglie e finanziamento per le Comunità energetiche comunali».

L’isola vive un inverno demografico profondo, accentuato nelle zone interne. Lo Stato spesso applica algoritmi nazionali che tagliano uffici perché “non ci sono i numeri”. Non pensa che l’insularità, ora inserita in Costituzione, dovrebbe imporre la deroga a questi parametri?

«L’inserimento dell’insularità in Costituzione non può e non deve rimanere un manifesto politico ma un parametro di bilancio. La mia proposta è l’introduzione dello “Statuto dei piccoli Comuni e delle terre Insulari”. Dobbiamo rovesciare il criterio: il livello minimo delle prestazioni essenziali non deve basarsi sulla densità della popolazione, ma sulla distanza temporale dai centri principali. L’Italia è una e indivisibile, i diritti civili non dipendono dal codice postale di nascita o residenza».

Hanno destato polemiche i recenti arrivi di centinaia di famiglie israeliane in vacanza in Sardegna. La presidente Todde ha criticato il governo per i suoi “silenzi”. Come replica?

«Su un tema delicato come la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, la prima regola deve essere la serietà, non la propaganda. Parliamo di voli civili di linea e charter che trasportano persone e famiglie che autonomamente hanno scelto di fare le vacanze in Sardegna, non di operazioni militari o accordi segreti. Quando ci sono flussi turistici sensibili, l’apparato di sicurezza dello Stato si attiva automaticamente per garantire la massima tutela di tutti: dei cittadini sardi, dei passeggeri e delle strutture ricettive. Trasformare famiglie in vacanza o riservisti in licenza in un caso diplomatico o in una immaginaria occupazione, è una narrazione distorta che danneggia l’immagine di accoglienza della Sardegna».

Il Consiglio dei ministri ha autorizzato un intervento urbanistico di un gruppo brasiliano a Cala Finanza. È un intervento unico oppure urbanistica e paesaggio devono tornare a essere co-pianificate?

«La vicenda di Cala Finanza non va letta come un braccio di ferro ideologico tra Roma e Cagliari, ma come una questione di certezza del diritto e attrattività internazionale. L’intervento del Consiglio dei ministri non è una clava contro l’autonomia sarda, ma lo sblocco di un iter amministrativo complesso che rischiava di tradursi nell’ennesima paralisi di un investimento estero di altissimo livello. La co-pianificazione tra Stato e Regione in materia di paesaggio è un principio sacrosanto. Nessuno vuole esautorare la Regione. Ma co-pianificare significa “progettare insieme”, non porre veti unilaterali».

Alle ultime comunali, nei centri politicamente importanti, Forza Italia è cresciuta nei consensi.

«I dati delle ultime comunali sarde ci dicono una cosa chiara: Forza Italia nell’isola vive una stagione di straordinaria salute, crescendo nei consensi e confermandosi perno imprescindibile del centrodestra. Questo risultato è frutto del radicamento dei nostri amministratori e del lavoro di guida e di sintesi politica portato avanti da Pietro Pittalis e da tutti i dirigenti. Dai tempi di Silvio Berlusconi, Forza Italia continua ad avere una storia di affetto profondo, di rispetto e di profonda identità con la Sardegna».

 

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