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Antonio Tajani: «Rigore su spesa e debito, serve un Fondo per privatizzare il patrimonio pubblico» (Il Sole 24 Ore)

Intervista al Ministro Antonio Tajani (Il Sole 24 Ore)
Intervista al Ministro Antonio Tajani (Il Sole 24 Ore)

Stabilità dei conti e maggior rigore nella spesa: l’alto debito pubblico non permette al governo di correre rischi. Il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani lo dice chiaramente: bisogna combattere il debito, non voltarsi dall’altra parte. Questa è la sua visione sui dossier economici dell’esecutivo, impegnato a trovare un accordo finale nella maggioranza per le misure della legge di stabilità. Con una proposta per privatizzare il patrimonio pubblico, attraverso la creazione di uno specifico Fondo. Inoltre ha annunciato che per il prossimo 5 dicembre è stata convocata una conferenza nazionale sull’export, cui parteciperanno le imprese, la rete diplomatica e le varie agenzie governative dedicate alla internazionalizzazione.

Ministro Tajani, partiamo dalle previsioni Ue sulla crescita, che si conferma in rallentamento.

«La Commissione valuta che quest’anno cresceremo dello 0,7%, il prossimo dello 0,9%. Il governo ha stimato rispettivamente 0,8% e 1,2%. I valori non si discostano di molto. Voglio far notare che, seppur in un contesto difficile, con due guerre alle porte, inflazione e aumento dei tassi di interesse, la nostra economia tiene e non va in recessione. Questo grazie al lavoro del governo sulla stabilità dei conti, confermato dal buon giudizio di tre agenzie di rating, a cui spero si unisca quello di Moody’s atteso per oggi».

Lei nel corso dell’ultimo anno ha più volte criticato la politica della Bce sull’aumento dei tassi.

«Lo spread resta sotto i 200 punti. L’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato è dovuto all’aumento dei tassi della Bce. Saluto con piacere la recente decisione della Banca Centrale di non aumentare ulteriormente i tassi. L’inflazione, che è principalmente generata da fattori esterni, sta calando e stiamo raggiungendo il doppio obiettivo di stabilità dei conti ed evitare la recessione».

Cosa prevede per il Mes? Siamo l’unico paese a non averlo approvato, una anomalia soprattutto per un partito europeista come Forza Italia.

«Se ne parlerà dopo l’approvazione del patto di stabilità e crescita, anzi di crescita e stabilità».

Su alcuni punti la manovra di bilancio è ancora in discussione. Forza Italia ha posto il tema del Superbonus, dell’aumento della cedolare secca e dell’abolizione dell’Ace.

«È normale che in una democrazia i partiti di governo discutano della legge più importante che, ricordo, deve essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno. Abbiamo stabilito i saldi della manovra e le aree di intervento, che non cambieranno. I cittadini italiani, i nostri partner europei e i mercati sanno che siamo un governo serio e responsabile e che le nostre priorità sono la crescita e la stabilità dei conti dello Stato. I nostri partner europei e i mercati apprezzano il fatto che siamo un governo che punta su crescita e stabilità dei conti pubblici».

In diverse occasioni dentro il Governo lei e il suo partito avete avuto posizioni diverse.

«Sì. A volte anche con discussioni, ma sempre salvaguardando l’interesse del Paese, come nel caso della stabilità bancaria. E senza dimenticare chi è più in difficoltà: 19 dei 24 miliardi della manovra vanno per il taglio al cuneo fiscale dei salari bassi, sanità, rinnovo contratti pubblici e sostegno alle famiglie. A questi si aggiungono i quasi 5 miliardi di tasse tagliate grazie alla riforma delle aliquote basse dell’Irpef. E anche le pensioni minime aumenteranno. Purtroppo il nostro alto debito frena le possibilità di spesa. Non possiamo permetterci rischi sui conti. Chi vorrebbe che lo Stato facesse di tutto e di più deve rendersi conto che, oltre all’enorme debito, già oggi la spesa pubblica italiana supera i mille miliardi, pari al 52% del Pil. Dunque non è vero che lo Stato non spende. Magari dovremmo chiederci come spende».

Ministro, quest’anno la crescita economica dell’Italia è tornata in zona “zero virgola”…

«La crescita ci aiuta sul debito. Ma in questo contesto è un dovere morale, oltre che di convenienza economica, migliorare la qualità della spesa pubblica. Non possiamo aumentare il nostro debito lasciando sulle spalle delle future generazioni fardelli fiscali insopportabili. La spesa pubblica deve essere efficiente, generare crescita, servizi per i cittadini e non sprechi. Dobbiamo rivedere il dedalo di incentivi, disincentivi, leggi e leggine che producono piccole spese, spesso inutili, ma che messe insieme fanno una grande spesa. Il nostro sistema formativo deve saper dare prospettive ai giovani, tenendo conto di un mondo che cambia velocemente».

I giovani che crescono in un contesto di Paese che vive un inverno demografico e un progressivo invecchiamento.

«Dobbiamo confrontarci tanto con un drammatico calo demografico quanto con l’intelligenza artificiale, che cambierà molti dei nostri lavori e delle professioni. La Sanità deve migliorare, e magari dobbiamo investire meglio e di più: ma in modo razionale e tenendo conto dei territori. Liste di attesa troppo lunghe per visite mediche specialistiche sono inaccettabili: per risolvere questo problema abbiamo impegnato importanti risorse con questa manovra».

Veniamo al capitolo privatizzazioni: l’obiettivo del governo è ambizioso, 20 miliardi di incassi

«Abbiamo un enorme patrimonio pubblico, che vale 1.800 miliardi. Va riqualificato, utilizzato al meglio e dove non necessario, valorizzato e non svenduto. Non è possibile avere immobili vuoti e pagare lauti affitti per altri edifici. Secondo il Mef, il valore degli immobili “cedibili” ammonta a circa 300 miliardi. Penso ad un Fondo Privatizzazione Patrimonio Pubblico che, anche sulla base delle esperienze passate, non proprio fortunate, abbia procedure amministrative semplici, possa cartolarizzare e veda l’attiva partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti».

C’è poi l’enorme tema della riforma del sistema fiscale, ma non solo quello.

«Lo Stato deve recuperare efficienza in ogni sua mansione, che sia la giustizia, il fisco, la Pa. Il 97% del nostro gettito fiscale proviene solo da 16 degli oltre cento tributi che abbiamo. Troppi micro-tributi inutili che generano solo infiniti adempimenti burocratici. Un’azienda può impiegare fino a 312 ore all’anno per documenti e pratiche amministrative. Lo Stato deve fare buone leggi, fornire una efficiente amministrazione e lottare contro le frodi e la concorrenza sleale. Essere amico di cittadini ed imprese, con regole semplici e non vessatorie. E una tassazione non opprimente».

Le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, chiedono maggiore attenzione perla loro attività

«La crescita strutturale, quella che in Italia manca da oltre venti anni, può avvenire solo con l’iniziativa privata, che deve essere messa nelle condizioni di investire e crescere. Le imprese sono il nostro vero motore economico, come è dimostrato dagli oltre 600 miliardi di export. Per reddito generato siamo la seconda manifattura europea dietro la Germania. Per diversificazione produttiva siamo la seconda manifattura mondiale dietro la Cina. Tutti vogliono i nostri prodotti, il nostro Made in Italy. Sta a noi produrlo e portarglielo. Da Ministro degli Esteri lavoro per rafforzare la nostra diplomazia economica per questo scopo. Ho deciso di convocare il prossimo 5 dicembre una conferenza nazionale per l’export in cui insieme a tutte le nostre imprese, dalle più piccole alle più grandi, troveremo insieme le migliori strategie per esportare ancora di più».

Spesso dal mondo imprenditoriale arriva il messaggio che manca una politica industriale organica

«Quando ero Commissario europeo mi sono battuto per una efficace politica industriale. Penso che oggi serva più che mai in Italia ed in Europa. Una politica industriale moderna che sia capace di attirare investimenti e fare in modo che i 1.800 miliardi di euro di risparmi detenuti sui nostri conti correnti escano dalle banche e vadano a finanziare una economia reale più forte, con il Sud attore fondamentale in questo rilancio economico-imprenditoriale. Serve una logistica migliore, a cominciare dai porti, attenzione alle piccole e grandi imprese, all’automotive, alla meccanica, alle energivore, solo per citare alcune. Ma anche all’agricoltura, al commercio, all’artigianato e al mondo delle professioni. Investire, innovare e valorizzare i nostri punti di forza»

Creare lavoro, buono e duraturo, è l’obiettivo prioritario di ogni governo

«L’occupazione in Italia cresce malgrado il rallentamento economico in atto. Abbiamo il più alto livello di occupati da sempre, oltre il 60%. Ma siamo ancora lontani dalla media europea del 75%, specie per le donne e al Sud. Solo in questo modo possiamo garantire salari più alti. Resto convinto che il salario minimo debba essere garantito dai contratti collettivi nazionali e non imposto per legge. Casomai per legge va imposto il rispetto dei contratti nazionali per quelli che non lo fanno. Questo rende più responsabili imprese e sindacati»

Larghe fasce di lavoratori hanno stipendi molto bassi visto il costo della vita

«Ma il problema vero dei nostri bassi salari non si risolve né con leggi né con la fiscalità. Si risolve con imprese solide che possono permettersi di pagare salari ricchi. Fortunatamente in Italia queste imprese esistono e le ringrazio per quello che stanno facendo. É da lì che dobbiamo partire, con la discesa dei tassi di interesse e il supporto di un mondo bancario pronto a finanziare questo pilastro del nuovo miracolo italiano».

Il quadro internazionale è terribile: due guerre con il rischio di possibili allargamenti del conflitto in Medio Oriente

«Le sfide che abbiamo davanti sono enormi, dalle guerre a noi vicine, all’approvvigionamento energetico, alla transizione verde e digitale, alla gestione delle migrazioni, al rischio di nuove pandemie o grandi disastri naturali. Sono sfide che da soli non possiamo vincere. Per questo stiamo giocando un ruolo attivo nell’ambito dell’Unione europea. Non possiamo finanziare azioni comuni sulla difesa, sulla sanità o sul cambiamento climatico solo con i bilanci nazionali. Per queste sfide servono strumenti europei e una flessibilità del nuovo Patto di Stabilità e Crescita, sottolineo crescita, che ci consenta investimenti comuni senza oneri eccessivi o penalizzazioni di qualche forma».

Ormai si contano i mesi per le prossime elezioni europee, e gli equilibri di oggi potrebbero cambiare

«Con il Partito Popolare Europeo, prima forza politica del continente, vogliamo un approccio pragmatico e non ideologico alla necessaria transizione verde, evitare la desertificazione industriale europea ed il calo della produzione agricola, un approccio pragmatico alla nuova regolamentazione su imballaggi ed economia circolare, che sarà votata la settimana prossima dalla Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, e che interessa particolarmente le imprese italiane leader nel settore. Spingiamo per la tassa sui giganti del web, per l’uguaglianza di genere, per i giovani e l’innovazione».

Dall’inizio della guerra in Ucraina l’Italia è riuscita a diversificare velocemente buona parte dei suoi approvvigionamenti energetici. L’energia rimane una necessità cruciale per tutto il sistema italiano.

«Il governo crede che la possibilità di fare del Sud Italia un hub energetico per l’Europa sia concreta, e ci muoveremo in questa direzione. Ma poi voglio dire una cosa con forza: non possiamo rinunciare, anzi dobbiamo continuare ad esplorare il campo dell’energia nucleare. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin lavora concretamente alla Piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile. L’obiettivo è di tenere l’Italia nel campo della ricerca e della sperimentazione. Tra 8-10 anni avremo i primi “small modular reactor”».

È questa quindi una nuova strada che sarà battuta?

«Non parliamo di nuove centrali nucleari ma di piccoli reattori modulari capaci di produrre fino a 500 megawatt di potenza elettrica. Dobbiamo seguire i risultati della ricerca in questo campo. Il fine ultimo è la decarbonizzazione, e il nucleare come il gas sono stati inseriti nell’elenco della Tassonomia europea delle attività economiche considerate sostenibili. Come governo abbiamo confermato di voler abbattere del 55% l’emissione di gas a effetto serra entro il 2030 e di voler raggiungere la neutralità climatica per il 2050, ma il percorso per arrivare a questi obiettivi lo decidiamo noi, anche perché le caratteristiche degli edifici italiani sono ben diverse da quelle di altri Stati membri».

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