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Antonio Tajani: “Il Nord Est d’Italia è il nuovo centro dell’Europa allargata” (Nuova Venezia – Mattino di Padova – Tribuna di Treviso – Il Piccolo)

Intervista Ministro Antonio Tajani
Intervista Ministro Antonio Tajani

Ministro Antonio Tajani, lei in queste ore farà tappa nelle nostre regioni: visto da Roma il progetto politico del Nord Est può riprendere quota? Magari con l’autonomia differenziata chiesta a gran voce dal Veneto?

«Le autonomie sono una direttrice di marcia importante, strategica per il nostro governo. Forza Italia è a favore di maggiore autonomia per le Regioni. Lo abbiamo detto molte volte: il tutto deve far parte di un progetto sano ed equilibrato, che tenga conto delle disparità economiche e di sviluppo del paese. L’Italia delle autonomie deve rimanere una, unita e solidale. Ma, confermo, maggiore autonomia si traduce in maggiore capacità dello Stato di rispondere alle richieste dei cittadini, come dimostrano alcuni modelli virtuosi».


Quali?

«La Specialità del Friuli Venezia Giulia per esempio. A oltre 30 anni dall’approvazione della legge per le aree di confine (1991), vengono confermate tutte le ragioni di quelle scelte. Il Friuli Venezia Giulia rappresenta una Regione che opera per un interesse dello Stato nella proiezione verso l’area dell’Europa centro-orientale. Il forum dei Balcani che ho organizzato a Trieste ha indicato chiaramente la direzione verso la quale vogliamo dirigerci. Il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, il Nord Est dell’Italia sono il “nuovo centro” di una Europa che nei fatti si è già allargata ai Balcani. L’incontro degli assi Nord-Sud ed Est-Ovest, il quadro dell’equilibrio internazionale mutato con la guerra in Ucraina, una portualità dell’alto Adriatico più forte per competere con il Nord Europa sono al cuore degli interessi di Roma, dell’Italia tutta. Per questo confermo l’interesse del governo a rinnovare la presenza in Veneto e Friuli Venezia Giulia degli strumenti finanziari pubblici e di un programma di adeguamento delle infrastrutture, anche per rendere più facilmente raggiungibile in particolare il Friuli Venezia Giulia dai principali poli del Paese».


Capitolo giustizia, dobbiamo prepararci ad una nuova stagione di tensioni tra governo e magistratura?

«L’Italia ha bisogno di tre grandi riforme: l’autonomia, la giustizia, il premierato. Non c’è alcun attacco alla magistratura. Vogliamo solo un processo giusto con uguale peso per accusa e difesa, con un giudice terzo. Da sola la riforma della giustizia civile vale 3 punti percentuali di Pil. Una giustizia che funziona serve innanzitutto all’Italia e agli italiani. Una giustizia incerta e pigra invece, assieme alla lentezza della nostra burocrazia, allontana decine e decine di investitori stranieri che vorrebbero venire nel nostro paese».


Torniamo al rapporto con i magistrati.

«Concordo con il ministro Nordio che non sia il momento di introdurre anche test attitudinali per i magistrati, però l’idea non deve essere considerata un’offesa per chi comunque partecipa a un concorso pubblico per entrare in carriera. Il vero obiettivo è la riforma complessiva della Giustizia, non creare forme di intimidazione contro i magistrati».


La campagna per le europee sta accendendo scintille all’interno della maggioranza. Salvini, in questo momento vicino a forze di ultradestra, ha lanciato un avvertimento forte a lei e a Meloni: “Non accetto veti da nessuno”.

«Fa bene a non accettare veti, anche perché nessuno glieli impone. Ma ciascuno dei partiti della maggioranza di governo ha le sue idee, i suoi principi, le sue alleanze. Con la Lega in Italia stiamo al governo in maniera convinta ed efficace. Con alcune forze dell’ultradestra europea non sarebbe possibile collaborare. Loro l’Europa vogliono demolirla, noi vogliamo rafforzarla. Lo ripeto anche a voi: innanzitutto bisognerà attendere i risultati delle elezioni europee. Sapendo che Forza Italia, che in Italia rappresenta il Partito Popolare, in Europa ha già sperimentato con successo l’alleanza con conservatori e liberali. È l’alleanza che portò alla mia elezioni a presidente del Parlamento europeo contro un candidato socialista».


Il Friuli Venezia Giulia sta facendo i conti con la sospensione di Schengen e il ripristino dei controlli alla frontiera slovena. A suo giudizio, quando si potrà sperare di tornare alla piena libera circolazione?

 «La sospensione di Schengen alla frontiera slovena è una misura imposta dall’attuale congiuntura geopolitica. È l’intelligence che conferma che dalla rotta balcanica possono arrivare per noi i maggiori rischi. Questa è la ragione che ha spinto il governo ad agire tempestivamente. Siamo determinati nel prevenire con ogni mezzo eventuali minacce alla nostra sicurezza nazionale. Si tratta di misure straordinarie e temporanee e che, speriamo, possano essere rimosse nel più breve tempo possibile».


Non c’è solo l’Italia sulla lista dei Paesi Ue che hanno reintrodotto i controlli, in particolare a causa di un aumento dei flussi migratori via Balcani. Ritiene che la presenza della polizia sul confine possa limitare gli ingressi?

«L’aumento della pressione migratoria anche attraverso la rotta balcanica è un dato che registriamo già da tempo e che richiede risposte concrete. Sin dal suo insediamento, il governo ha puntato ad articolare una strategia fondata su due pilastri: da un lato, il rafforzamento della cooperazione con i Paesi della regione, con cui abbiamo rilanciato e intensificato il dialogo bilaterale, a tutti i livelli. Dall’altro, abbiamo spinto per una azione più incisiva da parte dell’Unione Europea».


Restando nei Balcani, rimane alta la tensione nel Nord del Kosovo. Pensa si sia passato un punto di non ritorno con gli scontri armati tra paramilitari serbi e polizia di Pristina avvenuti a settembre a Banjska?

«L’attacco a Banjska è un atto gravissimo che l’Italia ha condannato con la massima fermezza e che assolutamente non si deve ripetere. La priorità adesso è rilanciare il processo politico per evitare ulteriori tensioni o incidenti. Questo è stato il messaggio principale che assieme a Ue, Germania, Francia e Stati Uniti abbiamo portato a Belgrado e Pristina lo scorso 21 ottobre. L’Italia continuerà a fare la sua parte perché il dialogo continui in maniera costruttiva e perché si prevengano ulteriori scontri grazie al lavoro della missione Nato-Kfor, di cui il nostro Paese è uno dei principali contributori».


Guerra in Medio Oriente. Pensa ci siano speranze per far tacere definitivamente le armi? Che prospettive vede a medio e lungo termine?

«Nel breve periodo, è urgente far fronte alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. L’Italia è a favore delle pause umanitarie che in queste ore stanno consentendo l’ingresso di aiuti e il rilascio di ostaggi tenuti da Hamas. Fin dall’inizio, l’Italia ha sostenuto ogni iniziativa volta a favorire il raggiungimento di un accordo per l’apertura del Valico di Rafah, contribuendo anche direttamente tramite l’invio di aiuti. Siamo impegnati a favorire la de-escalation militare, anche per evitare una regionalizzazione del conflitto. Nel medio e lungo periodo, per stabilizzare il Medio Oriente è necessaria una prospettiva che crei reali opportunità di pace e sicurezza. Accanto alla riflessione sul “giorno dopo” a Gaza, già avviata in ambito G7, bisogna riprendere un dialogo politico con l’Autorità Nazionale Palestinese, perché l’unica via per una soluzione sostenibile e duratura al conflitto israelo-palestinese deve essere basata sul principio “due popoli, due Stati”.


Il conflitto in Ucraina prosegue ed è iniziato un nuovo inverno. Ritiene possibile una svolta – positiva – nei prossimi mesi?

«L’Ucraina sarà una delle priorità della Presidenza italiana del G7 nel 2024. Continueremo ad assicurare pieno sostegno a 360 gradi. Il nostro obiettivo è contribuire a realizzare le condizioni per un percorso negoziale verso una pace giusta, duratura, complessiva. I tempi non sono certi, ma è quello su cui dobbiamo puntare. L’Italia resterà a fianco dell’Ucraina anche nella ricostruzione. Ricordo che organizzeremo la Ukraine Recovery Conference nel 2025 e faremo da capofila nella ricostruzione di Odessa».

  • Autore: Maddalena Rebecca e Stefano Giantin
  • Testata: Nuova Venezia – Mattino di Padova – Tribuna di Treviso – Il Piccolo

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