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Tajani: «Carriere separate, ora si corre. Navalny simbolo di libertà» (il Dubbio)

«Il governo sarà sempre a fianco di chi lotta per la democrazia, per la libertà di pensiero e per i diritti inalienabili di ogni essere umano. Sono molto colpito dalla morte di Alexey Navalny dopo anni di persecuzione in prigione, ci stringiamo alla sua famiglia e al popolo russo». Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, rivolge lo sguardo innanzitutto alla scomparsa del principale avversario di Vladimir Putin. Non esita a definire «persecuzione» il trattamento che è stato riservato al dissidente. Lo fa al principio di questa intervista in cui, con il Dubbio, affronta un tema che lo coinvolge innanzitutto come segretario di Forza Italia: la giustizia. È l’oggetto di una riforma che chiama in causa la storia stessa del partito: è la riforma, scandisce Tajani, «che va nella direzione fortemente voluta da FI e dal suo fondatore, il presidente Berlusconi».

Ministro Tajani, il Senato ha dato il via libera al ddl Nordio, che ha l’abolizione dell’abuso d’ufficio tra i punti principali. C’è chi lo ritiene un passo verso una semplificazione a tutela degli amministratori (e tra questi molti sindaci del Pd) e chi, a partire dall’Anm, vi scorge rischi di una sorta di resa all’illegalità: come si possono respingere queste valutazioni negative?

Quella della giustizia è una delle grandi riforme che questo governo metterà in atto, assieme all’introduzione del premierato e dell’autonomia differenziata. È finalmente un primo passo verso una riforma più ampia del sistema giustizia, ispirata ai valori liberali e garantisti, fondata sulla presunzione d’innocenza, sulla centralità del diritto di difesa, sul contrasto all’abuso della carcerazione preventiva. Dobbiamo attuare i principi del giusto processo e della sua ragionevole durata. Una riforma, dunque, che va nella direzione fortemente voluta da Forza Italia e dal suo fondatore, il presidente Silvio Berlusconi. Sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, abbiamo voluto raccogliere le sollecitazioni dell’Anci, dei sindaci e degli amministratori e funzionari pubblici esposti a un rischio elevato di responsabilità penale che, nei fatti, determina spesso la paralisi dell’azione amministrativa.

Una delle discussioni più importanti di questi mesi riguarda le intercettazioni: l’opposizione, e non solo, grida al bavaglio, la maggioranza, e non solo lei, parla di ritorno alla civiltà giuridica. Andrete avanti su questa strada?

Intanto bisogna sgombrare il campo dalle ricostruzioni inesatte se non falsate: la riforma sulle intercettazioni non riguarderà i reati di mafia, terrorismo, traffico di stupefacenti e reati a sfondo sessuale. Nessuno intende mettere in discussione o cancellare le intercettazioni su questi reati. Il problema è l’uso indiscriminato delle intercettazioni, l’uso strumentale che in questi ultimi trent’anni se ne è fatto, vale a dire la divulgazione delle conversazioni, talvolta pure prive di rilievo penale, o addirittura di attinenza alle indagini, per distruggere vite e carriere. Bisogna mettere una parola fine a questa forma di abuso che fa finire sui giornali conversazioni di persone estranee alle indagini, magari selezionate e manipolate. Un pericolo per la riservatezza e l’onore delle persone coinvolte, che determina sostanziali violazioni del dettato di cui all’articolo 15 della Costituzione. Le modifiche proposte dal ministro Nordio sulle intercettazioni hanno proprio lo scopo di rafforzare la tutela del terzo estraneo al procedimento e di tutelarne la privacy, prevedendo il divieto di pubblicazione del contenuto intercettato che non sia riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento. Questo è solo un primo passo cui seguirà, a breve, la seconda parte della riforma con una radicale revisione del sistema delle intercettazioni che tuteli anche la correttezza delle indagini e combatta l’uso strumentale che spesso ne viene fatto.

Il grande elefante nella stanza di questa legislatura in tema di giustizia è la separazione delle carriere, della quale tutti sulla carta parlano, ma che per esser emessa in pratica necessiterà di tempo e volontà. Pensa che con un’altra riforma importante già incardinata come quella del premierato, che Nordio ha definito “la priorità”, si arriverà anche alla separazione delle carriere?

Per noi la vera riforma della giustizia passa attraverso la separazione delle carriere, il cui esame è stato già avviato in Parlamento. Forza Italia chiederà la calendarizzazione in aula per il prossimo mese. Nel 1989 è stata introdotta la riforma Vassalli che ha trasformato il rito da inquisitorio ad accusatorio e che tale è rimasto solo nel nome, e non solo perché non vi è parità tra accusa e difesa, ma anche perché sono stati introdotti meccanismi che ne hanno progressivamente svilito le finalità. A noi interessa rimettere al centro la persona, in un sistema che restituisca effettiva terzietà al giudice.

Oltre alla riforma del penale lei ha parlato di quella sul processo civile, appena ritoccata con un decreto: cosa serve alla nostra giustizia perché FI possa dirsi soddisfatta del percorso intrapreso dal governo?

Le modifiche introdotte dalla riforma Cartabia sul fronte della giustizia stanno facendo emergere evidenti criticità che rischiano di rallentare ulteriormente i tempi del processo. Ci sono 3 milioni di cause ancora ferme che bloccano l’economia e impediscono al Paese di crescere. Migliorare la giustizia civile vale 3 punti di Pil. Al riguardo il nostro gruppo alla Camera ha già costituito una commissione di studio per indicare le soluzioni normative più adeguate a rendere snello e più veloce il processo, nel rispetto del principio del contraddittorio tra le parti.

Le nostre carceri esplodono, e i 20 suicidi da inizio anno lasciano temere che quest’anno si supererà il già macabro record del 2022. All’inizio il governo assicurava che la costruzione di nuove carceri sarebbe bastata, ora sembra che l’idea, realisticamente, sia stata ridimensionata. Cosa farete nell’immediato per contrastare l’emergenza?

Le condizioni di sovraffollamento continuano, anno dopo anno, ad aggravare una situazione di per sé difficile, anche perché le risposte che in campo legislativo si sono succedute nel corso di questi anni ritengo non siano state affatto adeguate, rispetto alla gravità del problema. A scorrere i dati sulla condizione dei penitenziari italiani, rileviamo che ancora oggi molti sono strutturalmente inadeguati e, in alcuni casi, addirittura privi dei requisiti minimi stabiliti dallo stesso ordinamento penitenziario. Questo Governo ha già stanziato 166 milioni di euro per la messa in sicurezza delle strutture e la realizzazione di nuovi spazi carcerari che potranno contenere ulteriori 2000 detenuti entro il 2024. Sono stati già assunti circa 2000 nuovi agenti penitenziari e coperti i ruoli di Direttori e funzionari delle strutture carcerarie, le cui assunzioni erano bloccate da oltre 15 anni.

Sulle carceri, ma non solo, si nota talvolta il riemergere di tendenze giustizialiste anche tra i partiti di maggioranza, che pure a parole praticano il garantismo. Essendo quest’ultimo tra le priorità, da sempre, di FI, pensa che Lega e FdI potrebbero e dovrebbero avere un atteggiamento diverso?

Con i partiti della coalizione c’è una forte intesa sull’obiettivo di investire su un nuovo modello di trattamento che comprenda sicurezza, accoglienza e rieducazione.

Nonostante il sovraffollamento, dall’inizio del governo Meloni sono stati creati 15 nuovi reati, che non fanno altro che accrescere il numero dei detenuti, visto anche l’abuso della custodia in carcere. Serve una svolta da questo punto di vista rispetto a quanto annunciato, anche dallo stesso Nordio?

Per noi di Forza Italia il carcere deve rappresentare l’estrema ratio. Il carcere dovrebbe essere limitato ai reati più gravi che creano allarme sociale, utilizzando le forme alternative per una effettiva attuazione del principio costituzionale della pena tesa al reinserimento sociale dei condannati.

Il caso di Ilaria Salis è balzato agli onori delle cronache nelle ultime settimane, ma va avanti da oltre un anno con ripetuti interessamenti da parte della nostra ambasciata: confida in una soluzione positiva in tempi brevi? E se sì, potrebbe questa concretizzarsi tramite gli arresti domiciliari in Italia?

La nostra ambasciata ha fatto tutto ciò che doveva per assistere la detenuta. Ilaria Salis è una detenuta in attesa di giudizio, quindi non è una detenuta condannata. Abbiamo avuto risposte positive alle sollecitazioni da parte del nostro Governo, che non possono essere sollecitazioni dirette nei confronti della magistratura. Mi auguro che possano essere concessi gli arresti domiciliari alla signora Salis, che possano essere prima concessi in Ungheria e poi, se la famiglia e l’avvocato lo richiedono, si possono chiedere in Italia. L’azione del governo e della nostra ambasciata ha avuto effetti positivi.

  • Autore: Giacomo Puletti
  • Testata: Il Dubbio

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