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Tajani: «Kiev guardi a tutti nell’UE, non alle iniziative di gruppetti»

Tajani: «Kiev guardi a tutti nella Ue, non alle iniziative di gruppetti»
Tajani: «Kiev guardi a tutti nella Ue, non alle iniziative di gruppetti»

«L’Europa dovrà essere fondamentale nei colloqui per arrivare alla pace in Ucraina, ma anche per garantire la sicurezza di Kiev e dello stesso continente».

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, guarda dal Brasile a quello che sta succedendo in Europa. Guida da ministro del “commercio estero” una missione di Confindustria e Ice per rafforzare la cooperazione economica nell’ambito del trattato del Mercosur e lancia un messaggio a Volodymyr Zelensky proprio mentre si sta diffondendo la notizia che l’aereo che trasportava il presidente ucraino dalla Moldavia a Oslo è stato quasi colpito da un drone mentre decollava. Zelensky era diretto in Norvegia per i funerali del re Harald. Tajani accoglie le parole del premier ucraino, che in una intervista a La Stampa, ha chiesto un ruolo maggiore dell’Europa nei colloqui di pace, e rilancia. «Voglio essere ottimista nonostante le difficoltà», dice. L’obiettivo, sottolinea il ministro, deve essere chiaro: «Abbiamo bisogno che si arrivi a una pace giusta tra Ucraina e Federazione Russa». E aggiunge: «Sappiamo bene che l’aggressore è la Russia, ma noi non siamo in guerra con la Russia». Poi sottolinea l’impegno dell’Italia: «Faremo tutto ciò che è possibile per agevolare il cessate il fuoco e poi la pace. L’Europa può fare molto, perché senza Europa non si arriva alla pace in quanto l’Ue ha inflitto una serie di sanzioni alla Federazione russa. Se quelle sanzioni non vengono ritirate – dice Tajani – non si può arrivare a una situazione di pace».

Alla Fiesp, la Federazione delle imprese dello Stato di San Paolo, l’agenda economica si intreccia così con il dossier internazionale più delicato, proprio nel giorno in cui Zelensky torna a chiedere una presenza più forte dell’Europa nel percorso negoziale con una motivazione precisa: «L’Europa deve essere al tavolo» non soltanto per gli aiuti, il denaro o le armi, ma perché «è una questione di sicurezza reale».

Tajani raccoglie l’invito del presidente ucraino e risponde con un appello all’unità. «Credo però – evidenzia il ministro – che anche Zelensky debba guardare non tanto alle singole nazioni europee, ma a tutti gli Stati dell’Ue». Non è il momento, nella sua lettura, di affidarsi a iniziative nazionali o a coalizioni ristrette. «Ritengo che non valgano iniziative individuali o di gruppetti».

Il peso dell’Europa, spiega Tajani, dipenderà dalla sua capacità di muoversi insieme. «Serve che tutti i Paesi dell’Unione Europea siano impegnati perché si dà più forza a tutta l’Europa se si lavora insieme». Un messaggio rivolto direttamente a Zelensky «da amico dell’Ucraina, da sostenitore dell’Ucraina». Il coinvolgimento, aggiunge, deve partire dai Paesi più grandi: «È bene coinvolgere tutti i Paesi a cominciare da quelli più grandi». E cita esplicitamente «non soltanto la Francia e la Germania, ma anche l’Italia e la Polonia».

Per Tajani, infatti, soltanto attraverso un impegno complessivo dei Ventisette si può arrivare a un’Europa «forte che sia protagonista della costruzione della nuova stagione, della costruzione della pace». Un ruolo che dovrà essere politico e diplomatico, ma che inevitabilmente si intreccia con la sicurezza militare, soprattutto dopo l’ennesima escalation degli attacchi russi.

Sul fronte italiano resta però un limite invalicabile. «Abbiamo aiutato e continueremo ad aiutare l’Ucraina per difendersi». Ma questo sostegno non significa un coinvolgimento diretto delle forze armate italiane. «Non invieremo nostri militari in territorio ucraino perché, ripeto, non siamo in guerra con la Russia». La linea resta quella di accompagnare il sostegno militare con lo sforzo diplomatico.

Poi, dopo questo appello, Tajani torna a concentrarsi sul Brasile. «Noi lavoriamo per la pace, per i diritti, per la centralità della persona. La nostra presenza in America Latina è diversa dalle altre, facciamo parte dell’Occidente. Aver approvato l’accordo tra Ue e Mercosur – sottolinea – rappresenta anche un modo per rendere l’Europa più presente in questa regione, non solo a livello economico ma anche a livello politico». E sulle prossime elezioni nella nazione sudamericana, che saranno il 4 ottobre, conclude: «Il clima politico brasiliano non influisce sui nostri rapporti. Siamo amici del Brasile, chiunque vinca sarà nostro interlocutore e noi rimarremo sempre amici di questo Paese. San Paolo è la più grande città italiana al mondo».

  • Autore: Claudia Luise
  • Testata: La Stampa

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