La cultura come strumento di politica estera, l’importanza delle imprese italiane, il ruolo dei venti milioni di italo-discendenti. In occasione del lancio de La Stampa Usa a New York, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha risposto alle nostre domande sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.
Il ponte culturale: quanto contano cinema, arte, cucina, moda e design nel tenere vivo il legame tra i due Paesi?
«Il rapporto tra Italia e Stati Uniti va ben oltre l’alleanza politica ed economica: è un legame profondo tra due società. Per milioni di americani l’Italia è un amore nato prima ancora del primo viaggio. L’hanno conosciuta al cinema con Federico Fellini e Sergio Leone, l’hanno ascoltata nelle colonne sonore di Ennio Morricone, l’hanno assaggiata in un piatto di pasta, l’hanno indossata con un abito di Giorgio Armani. Per l’Italia la cultura è una leva strategica della politica estera e un motore di crescita. Attraverso gli Istituti italiani di cultura, investiamo in questa diplomazia per consolidare le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Un ruolo importante è svolto anche da appuntamenti come la Settimana della cucina italiana nel mondo, le Giornate della moda italiana nel mondo, e l’Italian design day, in forte crescita negli Usa. E nel 2027 ospiteremo a Napoli l’America’s Cup».
Perché è così importante l’interazione tra i popoli?
«Le istituzioni costruiscono i ponti, le persone li attraversano ogni giorno. Per questo vogliamo investire nella cooperazione universitaria e scientifica, nella mobilità giovanile, negli scambi professionali e nelle collaborazioni culturali. In questo dialogo, la lingua svolge un ruolo fondamentale: quest’anno celebriamo l’80° anniversario del Programma Fulbright, e dal 19 al 25 ottobre numerose iniziative in Usa animeranno la 26ª edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo».
Il ministero degli Esteri come accompagna le imprese italiane nella conquista del mercato americano?
«Gli Stati Uniti sono il principale mercato extraUe per il made in Italy. Nonostante i dazi, nel 2025 l’interscambio ha raggiunto il livello record di 105 miliardi di euro, con una crescita del 15%. In collaborazione con Ice, Sace, Simest e gli altri attori del sistema Italia, aiutiamo le aziende a conoscere il mercato americano. In questa direzione si inserisce l’apertura del nuovo ufficio Simest a New York, che ho inaugurato lo scorso settembre. Dall’inizio del 2026 abbiamo erogato oltre 1.1 miliardi di euro in finanziamenti agevolati, di cui il 10% per il mercato americano. Con la Misura Usa di Simest abbiamo messo a disposizione 500 milioni per finanziamenti agevolati e investimenti partecipativi per le imprese con interessi negli Stati Uniti. E a fine ottobre il Vinitaly sbarca per la prima volta a New York».
Che ruolo hanno i milioni di italo-americani?
«Negli Usa abbiamo una presenza importante, con oltre 400mila cittadini italiani e milioni di italo-discendenti. Una comunità di cui ho valorizzato il ruolo nel mio incontro di settembre con il segretario di Stato Marco Rubio. Per rafforzare il loro legame con l’Italia e rilanciare i nostri territori ho voluto dare nuovo impulso al turismo delle radici, che invita gli italiani all’estero e i loro discendenti a riscoprire i luoghi da cui sono partiti i propri antenati. Un’altra priorità è rafforzare la collaborazione con le organizzazioni degli italo-americani, a partire dalla National italian american foundation. E c’è infine un appuntamento importante: il rinnovo dei Comites, i Comitati degli italiani all’estero».