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Ucraina, ambasciatore Zazo: “Kiev apprezza continuità sostegno Meloni” (Adnkronos)

Roma 22 febbraio 2023 – L’Ucraina “tiene molto al rapporto con l’Italia” e la visita di Giorgia Meloni a Kiev è stata l’occasione per riaffermare “il grande apprezzamento per la continuità del sostegno” che il nostro Paese ha assicurato sin dall’inizio della guerra. L’ambasciatore italiano a Kiev, Pierfrancesco Zazo, all’indomani della missione della premier, dà conto dell'”atmosfera eccellente” nella quale è avvenuta e del riconoscimento del nostro impegno.

Un impegno che si declina nel “ruolo propulsivo decisivo avuto per favorire la concessione dello status di Paese candidato alla Ue, negli aiuti militari, politici, finanziari, economici e umanitari garantiti in questi mesi e nella partecipazione seria e convinta alle sanzioni contro la Russia”, spiega Zazo in un’intervista all’Adnkronos.

La continuità del sostegno italiano avrà un ulteriore passaggio nella conferenza sulla ricostruzione annunciata dalla Meloni in aprile a Roma, un appuntamento a cui Kiev guarda con grande attesa, sottolinea l’ambasciatore: “In quanto terza economia europea e seconda manifattura in Europa, avendo Italia e Ucraina economie molto complementari, sanno che potremo svolgere un ruolo molto importante”.

Come quello avuto per la concessione dello status di Paese candidato all’Ue, su cui l’Italia, sottolinea Zazo, ha spinto molto e su cui continua a spingere, “incoraggiando Kiev a fare quello che deve: noi riconosciamo i progressi fatti, ma li esortiamo a continuare le riforme sullo stato di diritto e a continuare la lotta alla corruzione”. Perché questo percorso, da un lato, consentirà di “velocizzare la progressiva integrazione del Paese nel mercato europeo e accelerare l’avvio dei negoziati di adesione all’Ue, dall’altro aiuterà a creare un clima favorevole agli investimenti ed all’arrivo delle aziende italiane”.

Tra l’altro a Kiev non si manca di sottolineare con grande favore “la nostra adesione ferma” alle sanzioni contro Mosca, “sono molto impressionati dalla rapidità con cui ci siamo mossi per ridurre la dipendenza dal gas russo – sottolinea l’ambasciatore – e per congelare i beni degli oligarchi russi”.

Senza contare, chiosa Zazo, “il nostro continuo impegno sul fronte umanitario, con gli aiuti arrivati dalla cooperazione, dalle organizzazioni della società civile, dalla Protezione civile e dalla Croce rossa” per sostenere la popolazione stremata da un anno di guerra.

L’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio di un anno fa, a cui pochi credevano almeno nelle dimensioni nelle quali è poi avvenuta, “è stato uno shock e i primi giorni i più difficili e rischiosi”. L’ambasciatore li ricorda, raccontando quali sono stati i momenti più impegnativi dal punto di vista personale e professionale. “Dal punto di vista personale – dice – l’invasione è stata un vero shock, con centinaia di italiani che stavano qui, in uno scenario confuso con i russi alle porte. Sono stati i giorni più difficili e rischiosi”.

Dal punto di vista professionale Zazo parla di questi 12 mesi come di “un’esperienza molto impegnativa e faticosa dal punto di vista psicologico, un’impressione condivisa da chiunque stia qui: viviamo la guerra ogni giorno, 24 ore su 24, tra attacchi missilistici e allarmi, e viviamo la tristezza, la rabbia, l’angoscia degli ucraini, nei confronti dei quali inevitabilmente subentra l’empatia”. Senza contare che, “essendo la crisi ucraina al centro dell’attenzione della comunità internazionale, l’ambasciata ha una grande mole di lavoro su tutti i fronti, che svolge con un organico necessariamente limitato a causa dei comprensibili problemi di sicurezza”, sottolinea.

Il “grande coraggio” dimostrato da Volodymyr Zelensky è stato un “game changer” nell’invasione russa dell’Ucraina, un elemento che potrebbe aver cambiato le sorti di quella che per il Cremlino avrebbe dovuto essere una guerra lampo. E il popolo ucraino si è ritrovato compatto intorno al suo presidente, che “ricorda un po’ Churchill” durante la seconda guerra mondiale e la resistenza ai nazisti, commenta l’ambasciatore, all’indomani delle visite di Joe Biden e della Meloni, servite a riaffermare il sostegno incrollabile all’Ucraina e a rassicurare sui rischi della ‘war fatigue’.

“Prima dell’invasione il tasso di approvazione nei confronti di Zelensky era sceso, c’era una certa delusione per i risultati poco significativi sul fronte della crescita economica e della lotta alla corruzione – dice il diplomatico – Ma con la guerra tutto è cambiato: non solo ha dimostrato di essere uno straordinario comunicatore, ma ha provato di avere un indubbio, grande coraggio. Non è scappato e questo è stato un game changer, gli ucraini hanno trovato in lui una figura di riferimento, Zelensky ricorda un po’ Churchill, ormai è un simbolo”. E, secondo Zazo, “tutto il popolo ucraino si è trovato assolutamente compatto dietro al suo straordinario coraggio e determinazione: secondo un recente sondaggio, l’85% degli ucraini sostiene la richiesta di una restituzione integrale dei territori e dell’adesione all’Ue e alla Nato”

Una dimostrazione del sentimento che lega il suo popolo a Zelensky la si è avuta tra l’altro nei mesi scorsi, quando gli ucraini, durante la massiccia campagna di attacchi missilistici lanciata dai russi contro le infrastrutture nell’autunno scorso, “non sono scappati, sono rimasti senza acqua e senza luce, ma non hanno lasciato il Paese: la rabbia ha prevalso sulla paura”, sottolinea l’ambasciatore.

Un anno dopo “continuano a lottare per la sopravvivenza, nella convinzione che l’unico modo per terminare questa guerra è vincerla”, dice Zazo, che riferisce poi i timori della popolazione ucraina, grata all’Occidente per gli aiuti, ma preoccupata che, tra disinformazione e aumento dei costi delle materie prime, si ‘stanchi’ della guerra. Un timore fugato con forza da Meloni ieri a Kiev – “no a tentennamenti” – e da Biden, a Varsavia, con l’assicurazione che “non ci stancheremo mai” di sostenere l’Ucraina.

Ma quello che si teme è che i russi, “giocando su vari tavoli, con la minaccia di escalation, di coinvolgimento della Nato e con la continua allusione all’uso di armi nucleari, possano spaventare le opinioni pubbliche occidentali per indurre i governanti a ridurre le sanzioni e gli aiuti”, avverte l’ambasciatore. Non solo: gli ucraini, per i quali “il popolo russo da fratello si è trasformato in popolo schiavo, non si fanno illusioni sul possibile collasso del regime di Putin”.

Zazo commenta poi le ipotesi di uno scenario coreano, con Russia e Ucraina divise come lo sono le due Coree lungo il 38mo parallelo dall’armistizio del 1953, come via d’uscita alla guerra su cui ragionano commentatori e analisti. “È ovviamente difficile fare previsioni” sull’andamento del conflitto e su come possa concludersi, “perché molto dipende da quello che succederà nelle prossime settimane”, premette, osservando che, “se da un lato non si intravvedono segnali di cedimento da parte della Russia, con le minacce continue di un’escalation nucleare, dall’altra gli ucraini sono convinti di potercela fare”.

In questo scenario, però, resta da capire quale sarebbe la linea rossa per Kiev, se il recupero dei territori conquistati da Mosca dopo il 24 febbraio, con la regione di Zaporizhzhia, per esempio, che è controllata al 60% dai russi, e Kherson, ripresa dagli ucraini, circostanza che però il Cremlino di fatto ignora”. Mentre Putin “continua a non riconoscere la legittimità di uno Stato ucraino separato dalla madrepatria russa o perlomeno a volerlo riportare sotto la sfera di influenza di Mosca, annettendo le quattro regioni di Zaporizhzhia, Kherson, Luhansk e Donetsk e anche quelle aree da lui non controllate nonché ad impadronirsi della maggior parte possibile del territorio alla sinistra del Dniepr abitato dalle popolazioni russofone”, spiega l’ambasciatore.

La guerra russa in Ucraina sarà ricordata anche per una serie di errori e sottovalutazioni, politici e sul campo di battaglia, a causa dei quali non si è risolta nel blitz di pochi giorni che si aspettava il Cremlino, con la caduta di Kiev e la fuga di Volodymyr Zelensky. Tra questi errori “l’illusione di Vladimir Putin sull’accoglienza che la popolazione russofona avrebbe tributato ai suoi militari”, spiega il diplomatico.

“All’inizio, francamente, non mi aspettavo che la guerra sarebbe durata un anno – ammette Zazo, a Kiev dal 2021 – ma immediatamente ho avuto la sensazione che per i russi non sarebbe stato facile. Quando ho visto uomini di tutte le età, giovani e anziani, in fila per arruolarsi, per imparare a fare le bombe molotov, pronti ad andare a combattere, ho capito che se anche i russi fossero riusciti a entrare a Maidan, la piazza principale di Kiev, il loro ingresso si sarebbe trasformato in un gigantesco Afghanistan”.

E “gigantesco – sottolinea l’ambasciatore – è stato l’errore di valutazione di Putin sulla reazione della popolazione russofona, l’essersi illuso che avrebbe accolto con benevolenza i suoi soldati e che sarebbe stato facile insediare un governo fantoccio. Immediatamente c’è stata la conferma di una totale sottovalutazione del sentimento di identità nazionale che in questi anni si è molto rafforzato in Ucraina”.

Bucha “è stato un punto di non ritorno nella guerra fratricida” tra russi e ucraini, conclude l’ambasciatore, rievocando uno dei momenti più drammatici del conflitto, quando emersero le prime notizie degli orrori commessi dalle truppe russe a Bucha, Irpin, Borodyanka. Orrori e torture la comunità internazionale ha definito crimini di guerra.

“Quando sono arrivate le notizie di quello che era successo in quei luoghi, abbiamo capito che il conflitto era cambiato completamente – racconta Zazo, che ieri ha accompagnato la premier, commossa, in quei luoghi – E’ subentrato un sentimento di odio profondo degli ucraini nei confronti dei russi, è stato un punto di non ritorno in una guerra fratricida”.