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Crisi Ucraina – Mogherini, evitare escalation anche con le parole

“L’azione militare di Putin” in Crimea “non è accettabile, è da condannare, ma non vogliamo contribuire né con le parole né in altro modo a che le operazioni militari finiscano fuori controllo. Che ci sia una guerra vera e propria”. Così il Ministro degli Esteri Federica Mogherini risponde, in un’intervista a Repubblica online, ad una domanda sui toni utilizzati dal governo italiano per condannare l’intervento russo.


Frenare” anche le parole


“Era facile alzare i toni – aggiunge il Ministro – ma se l’obiettivo è quello di trovare una soluzione a una crisi che può sfociare in guerra aperta bisogna frenare anche le parole. Il modo migliore per chiamare alla responsabilità il governo di Mosca e quello di Kiev è di non contribuire all’escalation, anche solo verbale. Dall’inizio a livello europeo abbiamo avuto una discussione in cui anche i paesi che sono tradizionalmente più lontani da Mosca hanno invitato a non usare parole che sarebbero eventualmente state necessarie solo successivamente, se le cose fossero davvero precipitate.


La forza della politica


Chiamare “invasione” un’azione militare ostile non ci permette di de-escalare: questa aggressione militare da parte di truppe che per la gran parte erano già presenti in Crimea deve cessare, e dobbiamo farla cessare con l’uso della politica”. “Non bisogna confondere la forza politica della reazione con una reazione verbale forte”, conclude Mogherini.


Insieme con l’Occidente


“Insieme con l’Occidente – sottolinea il Ministro Mogherini in un’intervista a Repubblica – possiamo porre fine all’escalation”. Un Paese l’Ucraina, spiega Mogherini, che “è profondamente diviso”; “c’è voglia di Occidente, di Europa, di modernità, ma ci sono anche delle spinte estremistiche radicalismi neofascisti o neonazisti che sono inquinanti. Dobbiamo evitare che il paese si disgreghi, portando instabilità e una vera e propria crisi militare nel cuore dell’Europa”. Per questo, spiega la titolare della Farnesina, “la crisi oggi forse può essere risolta, ma continuiamo a registrare atti sul terreno, dichiarazioni, prese di posizione molto pericolose. Se anche uno solo di questi atti innesca qualcosa di non previsto, tutto rischia di finire fuori controllo”.

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