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Antonio Tajani “Armi per la libertà dell’Europa ma è difficile che invieremo i caccia” (La Stampa)

Antonio Tajani “Armi per la libertà dell’Europa ma è difficile che invieremo i caccia” (La Stampa)
Antonio Tajani "Armi per la libertà dell'Europa ma è difficile che invieremo i caccia" (La Stampa)

La staffetta a Kiev tra Joe Biden e Giorgia Meloni «ha un grande significato», spiega Antonio Tajani. «Mostra l’unità dell’Occidente e della Nato nella difesa dell’indipendenza dell’Ucraina», dice il ministro degli Esteri, che è in partenza per New York, dove parteciperà all’assemblea generale dell’Onu, in una sessione speciale organizzata a un anno dall’inizio della guerra. «Verrà discussa una mozione di solidarietà all’Ucraina, finalizzata alla pace — anticipa Tajani — e restiamo convinti che il miglior modo per raggiungere la pace sia sostenere gli ucraini, affinché possano sedersi al tavolo del negoziato a parità di condizioni».

Quindi, andremo avanti con l’invio di armi, incrementando la fornitura: è questo che Meloni va ad assicurare a Zelensky?
«Questo non è in discussione, abbiamo già approvato il sesto pacchetto e l’invio del materiale è in via di perfezionamento. Tra qualche settimana, in collaborazione con i francesi, manderemo in Ucraina anche il sistema missilistico Samp-T per la difesa aerea».

Potremmo mandare anche nostri caccia?
«Ancora non ne abbiamo parlato, ma nel caso dovremo coordinarci con gli alleati, capire che tipo di aerei manderanno loro, perché non ha senso consegnare agli ucraini modelli diversi, poi c’è il problema di addestrare i piloti. Insomma, mi pare praticamente impossibile che vengano inviati caccia italiani».

C’è anche il problema delle munizioni: le necessità degli ucraini superano la nostra capacità di fornitura…
«Sì, è un problema che è stato sollevato da Josep Borrell (Alto rappresentante Ue, ndr): è stato chiesto ad alcuni Paesi di anticipare le consegne, ma si valuta anche la possibilità di appalti congiunti a livello europeo, sulla falsariga di quelli fatti per i vaccini anti Covid. Da parte nostra, serve un ragionamento sulla capacità produttiva dell’industria italiana: faremo quello che possiamo».

Un anno di guerra è passato e siamo qui a parlare di armi e munizioni, non di negoziato di pace. Preoccupante, no?
«Se vogliamo arrivare alla pace, dobbiamo fare in modo che l’Ucraina resti indipendente e difenda il proprio territorio, altrimenti non si potrà costruire un accordo. Comunque, all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York presenteremo e approveremo un documento, che speriamo possa essere una spinta verso la pace».

In questa prospettiva, come va letto il ruolo che prova a giocare la Cina?
«Aspettiamo di vedere la loro proposta in 12 punti che hanno annunciato. Spero che la missione a Mosca di Wang Yi (capo della diplomazia di Pechino, ndr) sia il segnale che i cinesi vogliano davvero fare pressione sui russi per un percorso di pace. Se l’impegno è concreto, il ruolo della Cina può essere importante».

E il ruolo dell’Italia?
«Siamo in prima linea, vogliamo anche essere protagonisti della ricostruzione dell’Ucraina. Del resto, siamo tra i Paesi che più hanno sequestrato fondi agli oligarchi russi, parliamo di oltre 2 miliardi, soldi che possono essere usati per ricostruire il Paese. Stiamo organizzando un evento, da svolgere nelle prossime settimane a Roma, per presentare un piano e coinvolgere il maggior numero possibile di imprese».

Sarà un’altra promessa di Meloni a Zelensky: abbiamo bisogno di ribadire la nostra vicinanza agli ucraini?
«No, è un dato di fatto, l’abbiamo dimostrato concretamente in tutti questi mesi».

Poi arriva Berlusconi e si mette ad attaccare Zelensky, con argomenti da propaganda filorussa. Così non si rischia di condizionare negativamente la percezione che hanno di noi all’estero?
«Non credo proprio, sono stato al G7 e ho parlato con il segretario di Stato americano Blinken, poi ho visto il collega ucraino Kuleba e ho partecipato al Consiglio Affari Esteri a Bruxelles: nessun accenno polemico sul nostro Paese. Anzi, massima considerazione per il nostro contributo. Dovremmo smetterla con l’autoflagellazione e con le chiacchiere interne da Novella 2000».

Restano quelle frasi di Berlusconi, che immagino lei non condivida, giusto?
«Guardi, al di là della narrazione politica, Berlusconi non ha mai detto nulla a sostegno della Russia, mentre al Parlamento europeo ha votato documenti di condanna dell’aggressione russa. Lui è da sempre dalla parte dell’Ucraina, ma cerca di insistere sulla necessità di arrivare alla pace, è quello il suo obiettivo».

Mi sa che Zelensky non l’ha capito, ha detto che potrebbe inviare a Berlusconi una cassa di vodka per «portarlo dalla nostra parte»…
«Zelensky ha rinnovato pubblicamente la stima e la riconoscenza nei confronti dell’Italia, questo è ciò che conta. Ribadisco che quella sulle casse di vodka di Putin era una battuta di Berlusconi e che non sono mai arrivate, anche perché c’è l’embargo. Magari quelle di Zelensky arrivano e sarebbero certamente gradite».

Massima comprensione umana per lei, che deve fare il ministro degli Esteri e il coordinatore di Forza Italia.
«Io faccio il mio lavoro, sono da sempre abituato a mediare. Ho fatto il vicepresidente della Commissione europea e il presidente del Parlamento europeo, so cosa significa confrontarsi e trattare».

A proposito, con il presidente dei Popolari europei Weber vi siete chiariti?

«L’incidente è chiuso, da parte di Weber non c’è nessuna acrimonia nei confronti di Berlusconi o di Forza Italia. Gli ho ribadito che, a mio avviso, ha sbagliato ad annullare le giornate di studio del Ppe previste a Napoli, ma ora vedremo di organizzare un altro evento in Italia per recuperare».

Chiudiamo sui giornalisti italiani a cui le autorità ucraine hanno negato l’accredito: non possono muoversi e fare il loro lavoro. La Farnesina si è attivata?
«Sì, stiamo seguendo la vicenda, al momento sono liberi di muoversi, ma non possono andare verso il fronte. Questo perché avrebbero attraversato alcune zone controllate dai russi e le autorità ucraine stanno facendo verifiche sulla loro attività. Al termine di questa valutazione contiamo che la situazione possa sbloccarsi».

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