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La Lettera. Tajani – Weber: Un esercito e più investimenti strategici per l’Europa è l’ora della Difesa comune (La Stampa)

L’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, la guerra di Gaza, gli attacchi alle navi mercantili nel Mar Rosso hanno aperto gli occhi definitivamente a tutti noi cittadini europei. C’è qualcosa a cui non possiamo più rinunciare: dobbiamo andare avanti sulla strada della Politica estera e della Difesa comune della Ue. Anche in Italia, secondo Eurobarometro, ormai oltre 7 cittadini su 10 chiedono di fare passi avanti sulla Difesa comune.

Se ne parla da 70 anni, da quando nel 1954 la Francia bloccò il progetto di “Comunità Europea della Difesa”. Oggi i governi e le opinioni pubbliche hanno capito che l’Europa deve potersi difendere e deve avere una sua politica estera comune. Ma il crescente sostegno popolare all’idea di “Difesa europea” da solo non basta, l’Unione deve muoversi più velocemente: solo uniti potremo proteggere davvero i nostri cittadini.

La stella polare è la Nato, di cui sosteniamo pienamente il rafforzamento, a cominciare dall’adesione della Svezia. Ma gli alleati transatlantici saranno al nostro fianco solo se anche noi europei saremo disposti a fare la nostra parte. Negli ultimi dieci anni Paesi come Russia e Cina hanno aumentato i loro bilanci per la difesa rispettivamente di quasi il 300 e il 600%. Le forze armate statunitensi hanno speso oltre 800 miliardi di dollari nel 2022. Al contrario, la Ue a 27 ha aumentato collettivamente la spesa per la difesa del 20%, arrivando a un livello di poco superiore ai 200 miliardi. E se guardiamo all’efficacia e alla capacità di deterrenza siamo ancora più indietro, perché ad esempio Oltreoceano si utilizza un singolo tipo di carro armato principale, mentre la Ue ne ha 17 modelli diversi. Gli Stati Uniti utilizzano 30 sistemi d’armamento, mentre nella Ue ne utilizziamo circa 180.

Per una vera Difesa europea, secondo noi del Ppe occorrono tre passi importanti: in primo luogo, aumentare la capacità di produzione di armamenti, attraverso iniziative militari congiunte. Razionalizzare e unire il più possibile la spesa per risparmiare, puntando a un mercato unico per la Difesa.

In secondo luogo, dobbiamo lavorare di più e meglio insieme nelle scelte politiche, facendo leva ad esempio sulla “Cooperazione strutturata permanente” (la cosiddetta Pesco), che oggi vanta 47 progetti di difesa congiunta attivi ma potrebbe essere migliorata sia in termini di finanziamento che di capacità operativa. Pensiamo ad esempio al progetto sul trasporto militare, che avrebbe un’importanza cruciale.

L’obiettivo di lungo termine deve essere quello di sviluppare una vera “Unione europea di difesa” con forze integrate di terra, mare e aria. Ma un “esercito europeo” non deve essere creato dal giorno alla notte: intanto iniziamo a studiare i meccanismi per muoverci insieme in caso di crisi.

La nostra azione collettiva dovrebbe concentrarsi, in particolare, su settori quali la difesa informatica, la cybersecurity e la sicurezza dello spazio, aiutando le autorità nazionali a mettere a sistema le risorse e a coordinarsi meglio. La Ue dovrà poi affrontare, in stretta collaborazione con i nostri partner transatlantici, anche progetti europei di lungo termine come uno scudo di difesa antimissile e nucleare.

Terzo obiettivo strategico: noi del Ppe crediamo che l’Europa avrà più peso se riuscirà a parlare con una sola voce, evitando rallentamenti interni. Sosteniamo ad esempio un maggiore utilizzo del voto a maggioranza qualificata nelle decisioni, superando il voto all’unanimità nel Consiglio e nel Consiglio Europeo in materia di Politica estera, di sicurezza e difesa. Siamo favorevoli a valutare l’idea di istituire un “Commissario europeo per la Difesa”, con l’obiettivo di coordinare al meglio le questioni che ricadono nelle competenze dell’Ue, promuovere la cooperazione fra Stati Membri e garantire che sia dedicato alla difesa un bilancio adeguato, nell’ordine dello 0,5 del Pil Ue, oltre ai bilanci nazionali.

Ancora: gli “Alti rappresentanti per la politica estera” dell’Unione non hanno ancora ottenuto i risultati sperati. Si potrebbe trasformare questo incarico in un vero “ministro degli Esteri” della Ue, anche per far si che l’Unione possa reagire più velocemente alle crisi internazionali e possa portare avanti in modo coerente le sue decisioni di politica estera.

Quello slancio che ci ha portato alla creazione del “Mercato unico” o dell’Euro negli anni ’80 e ’90, oggi dovrebbe diventare il processo di evoluzione politica, il percorso che ci porterà a unire la Politica estera e di Difesa.

L’Italia, che ha la Presidenza del G7 per il 2024, nei prossimi mesi avrà un ruolo chiave nel trovare con gli alleati risposte politiche alle richieste europee. E potrà imprimere un’accelerazione proprio sulla Difesa europea, da intendersi come pilastro europeo della Nato, anche avendo a mente l’appuntamento chiave del vertice dell’Alleanza di Washington in luglio. Lavorare a un maggiore contributo europeo alla sicurezza collettiva, facendo leva anche sulla proposta del Parlamento Europeo di proporre una riforma organica dei Trattati.

La strada non è priva di ostacoli, ma l’Unione europea ha sempre dimostrato di saper reagire e trovare soluzioni comuni di fronte alle crisi globali, a cominciare dalla risposta alla pandemia.

Il Ppe vuole dare un contributo fondamentale all’autonomia strategica dell’Unione europea e garantire la sicurezza delle future generazioni di europei. Abbiamo creato l’Euro: è stato un successo. Dobbiamo far nascere politica estera e Difesa comune: oggi è una necessità assoluta. Deve diventare un altro successo europeo.

  • Autore: Antonio Tajani e Manfred Weber
  • Testata: La Stampa

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