Ministro Antonio Tajani, l’Italia ha protestato per le parole di Trump sul Papa e lui attacca Giorgia Meloni. E ora che succede?
«Con freddezza e convinzione, ripeteremo ai nostri amici americani quello che molti negli Usa sanno già perfettamente: l’Italia è e vuole rimanere un partner degli Usa. Strategico. Perché è nostro interesse politico, economico, culturale, sociale, rimanere saldamente uniti».
Vuol dire che non reagirete a questo doppio attacco?
«Certo e ci permettiamo di dire: “Serve anche a voi”. Come l’Italia e l’Europa hanno bisogno degli Usa, così l’America ha bisogno dell’Italia e dell’Europa. Senza unità dell’Occidente, culla della democrazia e delle libertà, c’è il rischio concreto che prevalgano le autocrazie».
Ci sono già stati contatti?
«Non ho avuto ancora contatti con il segretario di Stato Marco Rubio. Il nostro impegno ora sarà di spiegare con calma le nostre ragioni, i nostri interessi, il contesto in cui vive l’Italia: la sua economia e le sue relazioni politiche e di sicurezza nel Mediterraneo. E forse chiederemo anche come è possibile attaccare con tale intensità un leader religioso e morale come Papa Leone e credere che non possa esserci nessuna condanna da un governo amico. Il Papa guida la Chiesa da Roma: il cuore della cristianità è anche la capitale dell’Italia, nazione profondamente cattolica».
Secondo Trump all’Italia non importa se l’Iran ha un’arma nucleare.
«Ha anche detto che il nostro petrolio dipende tutto da Hormuz. Da lì ne riceviamo credo poco più del 10 per cento. Potremmo sostituirlo facilmente. Ma se Hormuz rimane chiuso, il prezzo del petrolio schizzerà alle stelle».
E la bomba?
«Da mesi diciamo all’Iran: non è accettabile che abbiate l’arma atomica perché altri nell’area cercherebbero di averla. Partirebbe una corsa al nucleare pericolosissima, inaccettabile. Quindi sì, siamo molto preoccupati e l’Iran non dovrà averla. Del resto noi abbiamo condannato la violenta repressione della popolazione iraniana guidata dal corpo dei pasdaran, che abbiamo inserito con la Ue nella lista delle organizzazioni terroristiche. E abbiamo sempre condannato gli attacchi dell’Iran e dei suoi affiliati a Israele, ai Paesi del Golfo e alle navi in transito nel Mar Rosso».
Trump dice che il Papa non sa cosa succede in Iran.
«Il Papa ha una missione: annunciare il Vangelo che invita a costruire la pace. È un uomo forte e solido, che conosce molto bene il mondo e soprattutto i meccanismi che regolano le relazioni fra gli Stati».
Come cambierà ora la nostra politica estera?
«Le relazioni con gli Usa non cambiano perché abbiamo opinioni differenti sulle parole del Papa, sulla Groenlandia, sulla partecipazione alla guerra in Iran o sui caduti italiani in Afghanistan. Gli Usa sono il principale alleato dell’Italia e dell’Ue e vogliamo che lo rimangano».
Cosa comporterà il blocco del rinnovo dell’accordo sulla Difesa con Israele?
«È stato sospeso il rinnovo automatico. Una decisione che abbiamo preso nel contesto che conosciamo. Ne riparleremo con Israele appena sarà possibile».
Come avete accolto la solidarietà di Elly Schlein a Meloni, dopo l’attacco di Trump?
«Avrei fatto come lei. Se il capo del governo del mio Paese fosse stato attaccato da un capo di Stato straniero, io avrei difeso il mio presidente del Consiglio e il mio Paese. Qualcuno dice “è solidarietà pelosa”? Le opposizioni provano a fare di tutto per mettere sempre in difficoltà il governo, preferiscono la critica alla proposta. Ma deve esserci qualcosa su cui le forze politiche di un Paese possono unirsi. Una base di valutazioni e di azioni condivise è necessaria. È importante per l’Italia, non per questo o quel governo».
Lei sta partendo per la Cina, un viaggio che sembra quasi una sfida agli Stati Uniti. È così?
«Questo viaggio era stato chiaramente programmato da mesi, mi fa piacere andare per parlare con la dirigenza cinese di tutto. Affronteremo l’emergenza della guerra in Iran e in particolare della crisi a Hormuz. Il blocco dello stretto ferma il petrolio, fa impazzire i prezzi, ma blocca anche i fertilizzanti. Con la dirigenza cinese vogliamo discutere su come bloccare questa guerra per evitare una crisi che si allargherebbe innanzitutto all’Africa dal punto di vista alimentare e umanitario».
A Berlino ha partecipato a una conferenza sul Sudan. Che cosa avete deciso?
«È una guerra civile che non possiamo dimenticare perché gli effetti sono catastrofici: milioni di profughi interni, 5 milioni soltanto nei Paesi vicini. Per questo ho fatto un appello e la diplomazia italiana agirà per responsabilizzare innanzitutto gli Stati arabi che sostengono una delle due fazioni. Il sostegno militare a questi gruppi in guerra deve finire, bisogna portare i leader a trattare per una pace che è possibile. E nel frattempo dobbiamo occuparci dell’emergenza umanitaria, sanitaria: ho lanciato come Farnesina un programma di aiuti, “Italy for Sudan”, per portare aiuti concreti. Abbiamo offerto altri fondi alla Fao».
La famiglia Berlusconi ha imposto il cambio del gruppo dirigente di Forza Italia. Come vede il suo futuro e quello del partito?
«Bene, in ogni caso direi che ne riparliamo tra qualche giorno».