New York – «L’Europa deve rafforzare la missione Aspides», per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso, minacciata ora dagli Houthi. Gli Usa poi chiedono agli alleati di impegnarsi di più anche nello Stretto di Hormuz, ma «la condizione per farlo è la fine della guerra». Sono le riflessioni del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, dopo aver partecipato ieri alla riunione dello Europe Gulf Forum.
Perché è venuto a questo incontro?
«È molto importante. Dobbiamo rafforzare la collaborazione tra l’Europa e i paesi del Gulf Cooperation Council. Sono amici e dobbiamo lavorare sodo insieme, prima di tutto per la pace e la stabilità nella regione. Per l’Italia è cruciale, perché siamo il secondo Paese industriale più importante d’Europa e il quarto per i commerci, quindi la libertà di navigazione è essenziale. Per questo dobbiamo lavorare duro, tutti insieme, sul Mar Rosso, dove stiamo proteggendo con la missione europea Aspides le nostre navi che attraversano Suez e Bab el-Mandeb. Abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento da parte degli altri Paesi».
Cosa ha replicato l’Europa alle vostre sollecitazioni?
«Dopo la lettera inviata dal ministro Guido Crosetto, lunedì ne ho parlato al consiglio degli Affari esteri affinché dia risposte rapide, e ho insistito con l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas perché ci sia un rafforzamento di Aspides. Anche i greci si sono lamentati, e il commissario europeo, perché solo due Paesi stanno conducendo tutto lo sforzo».
Come alternativa, state considerando la possibilità di costruire gasdotti per portare l’energia dal Golfo direttamente in Europa?
«Assolutamente. Lavoriamo anche sui cavi sottomarini e altre infrastrutture. La prima cosa da fare però è riportare stabilità e pace, perché se poi i gasdotti vengono bombardati, come gli oleodotti, si rischia di subire danni. Quindi bisogna lavorare per la pace. I Paesi del Golfo sono fonti energetiche molto importanti, sono fornitori, e abbiamo con loro anche relazioni politiche significative. Possono parlare con Israele, sono Paesi musulmani in grado di favorire il dialogo con i palestinesi, e nel caso del Qatar e l’Oman hanno svolto anche ruoli molto rilevanti di mediazione».
Gli altri europei sono d’accordo sulla necessità di potenziare la cooperazione con il Golfo?
«Questo deve essere l’inizio di una strategia. Non è solo una questione che riguarda i Paesi del Mediterraneo, anche il presidente finlandese Alexander Stubb e il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ne hanno parlato. Il modello potrebbe essere quello di ripetere un accordo come quello raggiunto con il Mercosur, prendendolo come ispirazione anche per i Paesi del Golfo, allo scopo di rafforzare la collaborazione economica e commerciale. La condizione però è mettere fine alla stagione della guerra, per ricostruire la pace, la stabilità e la libertà di navigazione. Il 40% del commercio marittimo italiano passa da queste rotte. Si tratta di Paesi fondamentali per l’approvvigionamento energetico, che si trovano anche in una posizione strategica per l’interconnessione con l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, il corridoio Imec. Saremo in Arabia a novembre. Trieste e Capodistria possono diventare il terminale mediterraneo, e tutti i porti dell’Adriatico saranno coinvolti in un progetto a cui stiamo lavorando intensamente, per il quale abbiamo nominato come inviato speciale l’ambasciatore Francesco Talò. La condizione però è ricostruire la pace e la stabilità. Dobbiamo spiegare all’Iran che la pace è importante anche per l’Iran».
Gli Stati Uniti chiedono agli alleati europei di fare di più nello Stretto di Hormuz. Anche qui la condizione per un intervento italiano resta la fine della guerra?
«Assolutamente. Noi possiamo lavorare e fare altre cose, ma è fondamentale che la guerra termini».
Nel suo discorso di mercoledì sera all’Assemblea Generale ha sostenuto gli interessi dell’Italia e dell’Occidente, ma ha anche difeso il multilateralismo e la convivenza pacifica basata sulle regole. Ieri però è uscita la notizia che la Russia, secondo la Cia, si preparerebbe ad attaccare l’Italia con i droni dal mare.
«Non c’è alcun riscontro. Non risulta che ci siano minacce di questo tipo nei confronti dell’Italia. Altro conto è dire che la parte russa stia attaccando attraverso una guerra ibrida, la sicurezza cibernetica, le fake news, il tentativo di condizionare le elezioni dei Paesi europei, questo sì, ma nessuna notizia di attacchi militari».
L’Europa è scossa anche dall’avanzata delle destre ostili al progetto unitario, come è accaduto in Germania. Maurizio Lupi ha detto che se Vannacci entrerà nella coalizione di centro destra, il suo partito, “Noi Moderati” si tirerà fuori. Anche Forza Italia farebbe lo stesso?
«Ma è Vannacci che sta fuori dalla coalizione. Lui ha deciso di andarsene e quindi il problema non si pone».