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Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementarietà commerciali

Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementarietà commerciali
Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementarietà commerciali

Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementarietà commerciali

L’Etiopia, forte di una popolazione in costante espansione che ha superato i 140 milioni di abitanti, attraversa una fase di profonda trasformazione strutturale. Il Paese sta evolvendo da un’economia tradizionalmente legata al settore primario verso un sistema più integrato e diversificato, sostenuto da un imponente programma di investimenti infrastrutturali e riforme macroeconomiche.

Le proiezioni indicano una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) del 6,6% per il 2026 e del 7% per il 2027. Tale dinamismo è supportato da recenti interventi di liberalizzazione concordati con i partner internazionali, volti a stabilizzare l’economia e ad attrarre capitali stranieri. Tra i passi più significativi si annoverano la transizione verso un mercato dei cambi flessibile e determinato dalle reali dinamiche finanziarie, il lancio della Borsa Valori Etiope e la storica apertura del settore bancario e finanziario agli operatori esteri.

A fronte di queste previsioni incoraggianti, il Paese è tuttavia chiamato a gestire l’impatto di un debito estero che nel 2025, secondo più recenti i dati della Banca Africana di Sviluppo (AfDB), ha toccato il 220% del valore delle esportazioni, unito a una pressione fiscale che si mantiene debole, pari ad appena il 7,3% in rapporto al PIL.

Pilastro dell’occupazione è il comparto agricolo, che impiega da solo l’80% della forza lavoro. Il settore, tuttavia, sconta ritardi e le possibilità ancora da sfruttare sono amplissime. In particolare, il Governo sta lavorando per migliorare l’accesso al credito e rafforzare l’industrializzazione. Per superare i limiti storici nell’erogazione di finanziamenti ma anche per mitigare la dipendenza dalle fluttuazioni climatiche, le Istituzioni locali hanno delineato una Strategia di lungo termine mirata all’autosufficienza alimentare, con attenzione alla filiera del grano e alle esportazioni di eccellenza, a cominciare dal caffè. Attraverso specifici Piani di finanza agricola, l’esecutivo intende mobilitare ingenti capitali per favorire la meccanizzazione e lo sviluppo di moderni sistemi di irrigazione. Queste misure, affiancate da strumenti di finanza innovativa elaborati con partner internazionali, puntano a mitigare il rischio climatico e a incrementare la produttività, creando un ambiente favorevole per lo sviluppo dell’agroindustria.

La strada per la trasformazione agricola inizia dalla produzione di fertilizzanti

Sono in corso i lavori per la costruzione del più grande impianto di fertilizzanti in Etiopia, che sorgerà a Gode, nel sud-est del Paese. L’impianto, la cui realizzazione è stata affidata al gruppo industriale del miliardario nigeriano Aliko Dangote, avrà una capacità di tre milioni di tonnellate di prodotti all’anno e si inserisce pienamente nella strategia del Governo etiope volta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di fertilizzanti, una voce ritenuta essenziale per raggiungere la sicurezza alimentare e far avanzare lo sviluppo del settore.

Recentemente, inoltre, il valore previsto dell’investimento è stato rivisto al rialzo, passando da 2,5 a oltre 4 miliardi di dollari; il progetto, infatti, è stato arricchito con la costruzione di un gasdotto di 110 chilometri, di una centrale elettrica da 120 megawatt, di uno stabilimento per la produzione di imballaggi in polipropilene e di un impianto per la miscelazione di fertilizzanti Npk (azoto, fosforo e potassio) in grado di lavorare due milioni di tonnellate annue di materiali.

La modernizzazione del Paese passa anche per il potenziamento delle grandi reti logistiche ed energetiche. In quest’ultimo ambito, le autorità perseguono politiche incentrate sulla generazione e diversificazione delle fonti di energia, che affiancano ai grandi bacini idroelettrici nuovi progetti nei comparti geotermico, eolico e solare. L’intento è duplice: soddisfare la crescente domanda interna e consolidare il ruolo del Paese come fornitore netto di energia su scala regionale. Un chiaro esempio è la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). Costruita a partire dal 2011 dall’italiana Webuild e costata circa cinque miliardi di dollari, la diga è stata inaugurata a settembre del 2025, ha una capacità di 5.150 megawatt e viene descritta dai suoi promotori come il più grande progetto idroelettrico d’Africa. Sul piano interno, la GERD fornisce energia stabile e a basso costo, alimenta i parchi industriali nazionali, spina dorsale della trasformazione economica, e abilita la spinta verso la digitalizzazione. Sul fronte esterno, è la fonte che alimenta l’interconnessione regionale da 1.200 MW con il Kenya e che potenzia le linee di esportazione già attive verso Sudan e Gibuti, divenendo il perno una vera e propria linea d’azione per rendere il Paese una “riserva energetica” dell’Africa Orientale.

Sul fronte logistico, per compensare l’assenza di sbocchi diretti sul mare, sono in fase di accelerazione i grandi corridoi terrestri e ferroviari verso i porti dei Paesi limitrofi, in particolare Gibuti e la provincia somala del Somaliland (Berbera), accompagnati da investimenti per la realizzazione di nuovi poli aeroportuali di respiro intercontinentale. Queste opere infrastrutturali risultano indispensabili per connettere ai mercati globali i parchi industriali di recente istituzione, molti dei quali sono stati elevati allo status di Zone Economiche Speciali (ZES) per incentivare la manifattura e la trasformazione in loco.

 

Un nuovo equilibrio: l’evoluzione dell’interscambio con l’Italia

In questo scenario in rapida evoluzione, le relazioni commerciali tra Italia ed Etiopia registrano una fase di significativa maturazione. Storicamente caratterizzate da un marcato surplus a favore dell’Italia, le ultime rilevazioni mostrano una tendenza verso una partnership più bilanciata.

Nell’anno 2025, infatti, l’interscambio, attestato a 335 milioni di euro (+21,7% rispetto all’anno precedente), sommava 170 milioni di esportazioni italiane e 165 milioni di importazioni dall’Etiopia: una situazione di quasi parità dovuta principalmente a un aumento di oltre il 50% dell’export etiope, con un saldo positivo per l’Italia di appena cinque milioni di euro, in drastico calo rispetto ai 59 milioni di euro del 2024. Il sostanziale azzeramento del divario segnala una maggiore capacità produttiva etiope, sempre più in grado di penetrare i mercati europei con prodotti lavorati. Non a caso, le esportazioni verso l’Italia sono passate da 81 milioni di euro del 2023 a 108 milioni di euro nel 2024, per poi registrare un’impennata di quasi sessanta milioni nell’anno successivo.

Sul fronte della composizione merceologica, il Made in Italy conferma la sua solida vocazione tecnologica e strumentale, fondamentale per equipaggiare i Piani di industrializzazione locali. I macchinari e le apparecchiature rappresentano la voce principale dell’export italiano, totalizzando 55 milioni di euro nel 2025, pari al 32,6% delle vendite totali nel Paese. Seguono i metalli di base e i prodotti in metallo per 24 milioni di euro, equivalenti al 14,2% delle esportazioni. Rilevanti anche le forniture di apparecchi elettrici, che cubano 19 milioni di euro, e i mezzi di trasporto per 17 milioni di euro. Chiudono il quadro i prodotti tessili per nove milioni di euro e i composti chimici per altrettanti nove milioni di euro. Tali dati certificano il ruolo dell’industria manifatturiera italiana nel supportare i cantieri infrastrutturali e la transizione produttiva etiope. A ulteriore testimonianza del solido legame economico, lo stock degli Investimenti Diretti Esteri (IDE) italiani nel Paese ha raggiunto i 619 milioni di euro al 2024, affiancati da investimenti etiopi in Italia per 261 milioni di euro.

Sul versante opposto, l’Etiopia esporta in Italia prevalentemente prodotti legati all’agricoltura e alle risorse naturali, per un valore di 107 milioni di euro nel 2025, che coprono il 64,6% del totale importato dall’Italia dal Paese africano. Tuttavia, il dato più rilevante in una prospettiva futura riguarda l’emergere del comparto tessile, dell’abbigliamento e della pelletteria, le cui vendite verso l’Italia hanno raggiunto i 52 milioni di euro, attestandosi al 31,4% del totale importato dal Paese africano. Questa dinamica conferma il graduale successo delle politiche industriali locali e delinea nuovi e più sofisticati spazi di cooperazione per le filiere condivise, con, da una parte, l’avanzata offerta tecnologica italiana, e dall’altra, la nascente competitività manifatturiera dell’Etiopia.

 

Addis Abeba si rinnova: piste ciclabili e parchi per la metropoli africana del futuro

Addis Abeba sta vivendo un cambiamento repentino. In questa metropoli da sei milioni di abitanti, l’implementazione del Corridor Development Project (CDP) si traduce in una radicale riqualificazione urbana volta a migliorare la mobilità, ridurre la congestione del traffico e promuovere modalità di trasporto eco-sostenibili. Così sono state realizzate corsie ciclabili, percorsi pedonali sicuri e ampi spazi verdi, inclusi parchi e aree ricreative. In particolare, il CDP include 48 km di nuove strade, 100 km di piste ciclabili, 96 km di marciapiedi, oltre a sistemi di drenaggio, illuminazione, mercati rionali, biblioteche e nuovi poli scolastici.

La prima fase, avviata nel 2022, ha trasformato 40 km di assi principali da Piassa a Mexico e Sarbet; la seconda, avviata nel 2024, dovrebbe creare 132 km di percorsi viari lungo otto corridoi. L’amministrazione sottolinea l’impatto economico e sociale del progetto, considerando l’obiettivo di attrarre capitali e turismo, oltre che di migliorare l’accesso e la riqualificazione delle aree urbane.

 

Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Etiopia e Gibuti, Sem Fabrizi

Può illustrarci l’entità delle relazioni intercorrenti tra Italia ed Etiopia?

Quella tra l’Italia e l’Etiopia è una relazione profondamente radicata nella storia, che rappresenta senza dubbio uno dei legami più antichi intessuti dall’Italia nel continente africano. I primi scambi diplomatici risalgono al lontano 1883. Questo inestimabile patrimonio di reciproca conoscenza e di frequentazioni di lunga data fa sì che i due Paesi e popoli abbiano sviluppato una profonda e familiare affinità.

Oggi l’Etiopia è una nazione caratterizzata da un forte dinamismo, a partire dal profilo demografico: con circa 140 milioni di abitanti, si attesta ormai come il secondo Paese più popoloso dell’Africa. A ciò si unisce una rilevanza geostrategica, fungendo da vera e propria “ancora” per la stabilità e crescita dell’intero Corno d’Africa, ed uno dei principali hub politico – diplomatici non solo a livello del Continente ma su scala internazionale. Non a caso Addis Abeba è la sede, sin dal 1963, di ciò che oggi è divenuta l’Unione Africana. Sotto il profilo economico, poi, ci troviamo di fronte ad uno dei mercati a più rapida espansione: l’Etiopia è già posizionata tra le prime dieci economie del continente. Tutti questi elementi conferiscono al Paese un ruolo di partner chiave per l’Italia.

A fare da cornice a questo rapporto privilegiato vi è il quadro di indirizzo e governance definito dal Piano Mattei per l’intera Africa, di cui l’Etiopia continua ad essere l’apripista. All’interno del Piano abbiamo sviluppato una progettualità condivisa con i partner etiopi che ci consente di realizzare iniziative congiunte di indubbio spessore, nei settori della formazione, dell’energia e del contrasto al cambiamento climatico, della valorizzazione del caffè – comparto economico vitale per l’Etiopia – senza dimenticare il lavoro svolto in ambito sanitario.

Questa forte relazione si traduce in una presenza italiana, anche imprenditoriale, diffusa sul territorio?

La nostra radicata presenza storica trova un naturale riflesso nella vivace comunità italiana locale, anche dal punto di vista imprenditoriale. Vi risiedono famiglie giunte ormai alla quarta o quinta generazione, che vivono e operano stabilmente in Etiopia. A queste si aggiungono un’importante comunità legata alle missioni religiose e un consistente, più recente, nucleo di professionisti attivi nel mondo dell’impresa, della ricerca, della cooperazione e delle organizzazioni internazionali. La presenza di imprese è generalmente legata alle aree metropolitane e ai grandi progetti infrastrutturali, che si stanno particolarmente sviluppando ad Addis Abeba e sue aree circostanti (“greater Addis Ababa’).

Vantiamo imprese di grandissima tradizione. Un esempio su tutti è Salini, oggi WeBuild, che ha sostanzialmente accompagnato l’Etiopia, sin dalla seconda metà del secolo scorso, nello sviluppo del proprio settore energetico, realizzando le più imponenti infrastrutture civili per la generazione idroelettrica. Accanto ad altre realtà storiche, quali IVECO nell’automotive, registriamo investimenti più recenti in settori chiave quali il tessile e la meccanica, oltre ovviamente agli sviluppi legati all’interscambio commerciale, soprattutto nei beni, che ha segnato un buon +21,7% nel 2025.

Questa solida base costituisce il nucleo della nostra presenza e, a partire da questo, guardiamo con grande interesse alle nuove opportunità offerte dal mercato. Se rimaniamo nel settore delle grandi infrastrutture, il progetto di maggior rilievo è indubbiamente la costruzione del nuovo aeroporto di Addis Abeba (situato a Bishoftu, una località a circa 40 km dalla Capitale), destinato a diventare il primo scalo africano per traffico passeggeri. Con una capacità stimata di 110 milioni di passeggeri annui una volta a regime tra il 2030 e il 2035, l’infrastruttura consoliderà Addis Abeba non solo come fulcro dell’Africa orientale, ma come hub di connettività per l’intero continente. Attualmente, gran parte dei voli provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti o dal Golfo fa scalo nella capitale etiope per poi diramarsi in tutto il continente. Le statistiche più recenti indicano una crescita del volume di traffico pari a circa due milioni di passeggeri l’anno per l’attuale aeroporto di Addis Abeba (Aeroporto internazionale di Bole). Confidiamo che le nostre imprese – tra main contractor e indotto – possano prendere parte a questo mega-progetto, il cui valore stimato complessivo si aggira tra i 13 e i 14 miliardi di dollari.

Oltre al settore delle costruzioni, quali opportunità di sviluppo offre il Paese?

L’Etiopia è impegnata in uno sforzo di riforme ed apertura progressiva del mercato interno, che risulterà certamente ampliato e maggiormente integrato negli scambi internazionali una volta che il Paese avrà completato i negoziati per l’accesso all’OMC – puntando in primo luogo ad ottenere la propria sicurezza alimentare ed energetica, anche sviluppando un importante base manifatturiera. A questo riguardo, l’obiettivo è quello di associare il ruolo di hub logistico e di servizi, soprattutto legato alla capitale Addis Abeba, a quello di una piattaforma produttiva – Paese, che può sfruttare le grandi potenzialità legate agli ampi spazi disponibili, abbondanti risorse naturali e, soprattutto, una popolazione estremamente giovane, in rapida crescita e dotata di un buon livello di formazione, su cui stiamo già investendo.

Sul piano manufatturiero, nella macro-area di Addis Abeba sono già operativi parchi industriali specializzati, concepiti per attrarre investimenti internazionali.

Sul piano agricolo, si sta puntando ad una diversificazione delle produzioni, sia in chiave di produzione interna che assicuri la sicurezza alimentare, che di flussi di esportazione. Le crisi prima in Ucraina e poi in Medio oriente, hanno rivelato le criticità nell’approvvigionamento nel settore dei fertilizzanti. È di queste settimane il possibile accordo etiope con il colosso nigeriano Dangote per la produzione di fertilizzanti in Etiopia. Sul fronte delle esportazioni il comparto del caffè fa ancora la parte del leone. È, insieme all’oro, la principale fonte di esportazione (e di introito in valuta forte). A questo riguardo, nel quadro del Piano Mattei, l’Italia ha lanciato un vasto progetto sulla filiera, mirando ad accompagnare la crescita produttiva, a proteggere il settore dagli impatti dei cambiamenti climatici, e a sostenere lo sviluppo della catena del valore, anche attraverso un posizionamento internazionale del prodotto.

Sul piano energetico, l’Etiopia ha un forte comparto idroelettrico molto avanzato e ancora in via di sviluppo (grazie anche all’apporto tecnologico italiano): la più grande diga in
Etiopia (Great Ethiopian Renaissance Dam – GERD), una tra le più grandi in Africa è entrata a fine anno scoro a regime, e quella di Koysha (sempre realizzata con intervento tecnologico italiano) sarà completata a breve. Il Pease sta ora puntando anche sulle energie rinnovabili, in primis solare e geotermico, e con una prospettiva a medio termine anche sul nucleare. Il tema energetico – che si lega a quello dei cambiamenti climatici – sarà al centro della CoP32 che l’Etiopia ospiterà nel 2027.

Un altro settore dalle grandi potenzialità, seppur ancora sottosviluppato, è quello minerario. Il Governo sta sollecitando attivamente investimenti esteri in questo comparto, che già vede un forte interesse da parte di grandi gruppi australiani, britannici e statunitensi, oltre, ovviamente, ai gruppi cinesi.

Un ambito più visibilmente promettente, e per noi molto interessante, è quello legato alla gestione della transizione demografica e all’inurbamento. Questo fenomeno sta innescando processi di grandissima rigenerazione urbana nei centri principali. Addis Abeba, in particolare, e che già vale oltre il 30% del PIL del Paese – sta vivendo una trasformazione radicale: da capitale caratterizzata da numerosi insediamenti informali a metropoli moderna dotata di grandi viali, corridoi urbani dal centro alle periferie, nuovi distretti direzionali e residenziali, cliniche d’eccellenza. L’obiettivo è fare di Addis Abeba un crocevia moderno, facilmente accessibile, dove poter soggiornare agevolmente per affari, investimenti, turismo o sanità, prima di ripartire verso l’interno o altre destinazioni africane. Come Sistema Italia, stiamo dedicando particolare attenzione al settore costruzioni e sviluppo urbano: abbiamo organizzato a marzo il primo forum italo – etiope sulle costruzioni e sulla rigenerazione urbana con la presenza di oltre 25 aziende italiane, con una delegazione istituzionale guidata dal Sottosegretario agli Affari Esteri, On. Tripodi, e a maggio abbiamo sviluppato il tema su alcuni settori specifici in occasione della fiera “Big Five”, tenutasi quest’anno in Etiopia. Nel mese di luglio proporremo, con l’ICE, un nuovo evento imprenditoriale – “Smart Italy” – incentrato su domotica, arredamento e design. Assoceremo inoltre a questa iniziativa un’esposizione in collaborazione con il Museo dei Marchi di Torino, con l’obiettivo di illustrare, in particolare alle nuove generazioni, l’evoluzione dei nostri brand più prestigiosi (ne abbiamo selezionati circa quindici), legati non solo all’arredamento e al design degli interni, ma anche ai settori più importanti del Made in Italy.

Infine, sottolineerei, che la crescita dell’economia passa inevitabilmente anche per il settore finanziario. L’Etiopia ha intrapreso nel 2024 un impegnativo programma di riforme con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che prevede, tra le altre misure, la progressiva e piena convertibilità del Birr etiope, la riforma del settore bancario e l’apertura del risparmio locale a enti finanziari internazionali, oltre alla creazione di una Borsa Valori. Per il nostro sistema finanziario, valutare le opportunità offerte da queste nuove aperture sarà cruciale, poiché la presenza di istituti finanziari italiani costituirebbe un formidabile volano per la penetrazione delle nostre aziende. Fino agli anni ‘70 operavano in Etiopia istituti storici come il Banco di Roma; un loro ritorno sarebbe ampiamente auspicabile. Lavoriamo già con eccellenti risultati attraverso SACE, Simest e Cassa Depositi e Prestiti, e in un Paese che garantisce tassi di crescita in media non inferiori al 6% – 7% annuo, perfino nelle fasi di maggiore fragilità interna, l’intermediazione bancaria diretta rappresenterebbe un passo decisivo.

L’Ambasciata è competente anche per Gibuti. Come descriverebbe le relazioni bilaterali con questo Paese?

Gibuti è una realtà demograficamente contenuta – circa un milione di abitanti, prevalentemente concentrati nella capitale – ma che riveste un’importanza geostrategica e geoeconomica di primo piano. È uno scalo portuale fondamentale. Come ricordato recentemente dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, il 40% del traffico marittimo commerciale italiano transita per il Mar Rosso e Gibuti si trova in uno dei suoi punti cruciali, quello dello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei colli di bottiglia principali del commercio mondiale. Gibuti rappresenta uno dei porti principali per il passaggio delle nostre compagnie marittime di trasporto, come il gruppo Messina o MSC, che, in provenienza da Suez, transitano in quest’area proseguendo verso il Golfo di Aden, Golfo Persico o l’India. Poter contare su di un porto sicuro in un Paese stabile e amico è particolarmente importante per l’Italia, soprattutto in questa fase storica.

Un altro asset che rende Gibuti interessante è lo sviluppo della zona franca per affermarsi come porta di accesso privilegiata verso l’Etiopia e l’intera Africa orientale. La complementarità con Addis Abeba è evidente: per/da Gibuti passa il 90% del commercio estero etiope. Allargando il suo orizzonte, Gibuti punta ad offrire piattaforme logistiche per lo stoccaggio e l’inoltro delle merci verso l’intero Corno d’Africa, in concorrenza con i porti di altri Paesi dell’Africa orientale. La Cina sta lavorando in questa direzione. Le Autorità gibutiane ci invitano, in uno sforzo di diversificazione, a fare lo stesso.

Gibuti – grazie al suo posizionamento geografico – è inoltre snodo cruciale per la trasmissione dei dati via cavi sottomarini. In questo contesto si inserisce – all’interno del più ampio corridoio IMEC – il progetto Blueraman, la grande infrastruttura dati sottomarina che collega l’Europa all’Oceano Indiano e che vede coinvolti significativi interessi italiani, in particolare attraverso la società Sparkle.

Infine, e certamente non da ultimo, Gibuti è anche un hub di sicurezza: qui è ospitata una delle nostre più grandi basi militari interforze all’estero, che opera sostegno delle operazioni di sicurezza nazionali ed europee, sia di terra che di mare (missioni Aspides e Atalanta). Questo elemento di sicurezza si integra perfettamente con l’eccellente piano delle relazioni politiche e rende il Paese un prezioso partner in una regione complessa, specialmente considerando le attuali criticità nei transiti marittimi.

Tutti questi elementi contribuiscono a configurare Gibuti come un mercato di sicuro interesse per l’imprenditoria italiana, anche in virtù della volontà del Governo locale di diversificare le proprie partnership storiche (con la Francia) e recenti (con la Cina). Un segnale forte di questa apertura è l’invito rivolto all’Italia a partecipare come uno dei partner d’onore in occasione delle celebrazioni per i 120 anni della Camera di Commercio di Gibuti, previste per il prossimo anno.

Attraverso quali modalità strutturate il dialogo e il supporto alle imprese italiane?

L’Ambasciata opera come centro di impulso e coordinamento per il Sistema Italia che è fortemente radicato e presente in Etiopia. Abbiamo un attivo Ufficio ICE, la più grande sede AICS d’Africa, e seconda su scala globale, un dinamico Istituto di Cultura, e la più grande scuola statale italiana all’estero, con oltre 1000 studenti. Abbiamo anche un Ufficio presso l’Unione Africana. Siamo poi in costante contatto con le istituzioni di sostegno all’internazionalizzazione – SACE, Simest e CDP, che sono già parte di numerosi progetti di imprese italiane in Etiopia, e naturalmente con gli Uffici del MAECI.

Sul terreno, lavoriamo molto con le imprese già presenti, e assistiamo quelle che intendono avvicinarsi a questo mercato. Abbiamo un intenso programma di promozione Paese, nel quale l’elemento imprese è centrale. Ho ricordato prima le campagne promozionali legate al settore delle costruzioni e rigenerazione urbana, pensato e realizzato attorno alle imprese italiane del settore. Abbiamo coinvolto il nostro tessuto imprenditoriale in altri settori come, ad esempio, quello legato al settore aerospaziale. Nel mese di giugno abbiamo dedicato la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (GRIM) ai possibili partenariati nella space economy legati al centro spaziale di cui l’Etiopia si è da qualche anno dotata, coinvolgendo il settore delle start up italiane ed etiopi.

Nel quadro della campagna per la promozione dell’export, lanciata dal MAECI, abbiamo per la seconda parte del 2026 in programma una serie di iniziative di scouting e di consolidamento della nostra presenza in settori di sicura crescita, come lo sport – anche legato alla possibilità che l’Etiopia ospiti la Coppa africana di calcio nel 2028, l’agroindustriale – con la tradizionale settimana della cucina italiana, la moda e il tessile – legate all’African fashion week in programma ad Addis Abeba. Un focus particolare sarà sull’energia ed ambiente, anche in vista della CoP32 che l’Etiopia ospiterà nel 2027.

Questo nostro footprint, solido e articolato, rappresenta un ecosistema che offre un importante valore aggiunto, permettendoci di operare con profonda conoscenza del territorio e autorevolezza nel Paese. L’Ambasciata e il Sistema Italia offrono alle imprese una cornice istituzionale di riferimento e di accompagnamento, con l’auspicio che ogni azienda individui poi l’interlocutore ideale e la formula d’investimento più congeniale. Non da ultimo sottolineerei che le imprese italiane, in quanto tali, sono accolte in Etiopia, come a Gibuti, con grande favore da parte delle controparti. Si tratta di un asset immateriale che certamente contribuisce a fare la differenza nelle strategie di internazionalizzazione del nostro tessuto imprenditoriale che mi auguro scelga con sempre maggiore decisione l’asse di crescita Etiopia – Gibuti.

 

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