La Repubblica Unita di Tanzania attraversa una fase di crescita economica sostenuta, favorita nel lungo periodo dalla stabilità politica che ha caratterizzato il Paese sin dall’indipendenza, ottenuta nel 1961. La crisi verificatasi in occasione delle elezioni generali del 29 ottobre 2025 ha rappresentato il momento di maggiore tensione dalla nascita dello Stato indipendente; tuttavia, il Paese è attualmente impegnato nel superamento di tale fase e continua a offrire un contesto relativamente stabile, anche sotto il profilo della sicurezza, con indicatori generalmente superiori alla media dell’Africa subsahariana. Nel 2025 il prodotto interno lordo (PIL) ha registrato una crescita del 6%, con proiezioni che indicano un ulteriore incremento del 6,3% nel 2026. Sebbene il PIL rappresenti un indicatore parziale, tali dati consentono di cogliere la traiettoria di sviluppo del Paese. Tra i risultati più significativi figurano il conseguimento, nel 2020, dello status di Paese a reddito medio-basso (lower-middle-income country) e l’aumento dell’aspettativa di vita, passata da 52 anni nel 2000 a 67 anni nel 2020. Secondo le proiezioni disponibili, la Tanzania potrebbe accedere entro il 2050 alla categoria dei Paesi a reddito medio.
La crescita economica si accompagna all’attrattività del mercato interno. Con oltre 70 milioni di abitanti, la Tanzania si colloca al 20° posto tra i Paesi più popolosi del pianeta, secondo le statistiche di Worldometer, grazie all’espansione della classe media e a un’età media degli abitanti inferiore ai 18 anni, presenta una domanda interna in progressivo aumento, in particolare nei settori dei beni di consumo.
Inoltre, le Istituzioni locali indirizzano una quota significativa delle risorse pubbliche allo sviluppo infrastrutturale e all’industrializzazione del territorio. Tra gli interventi di maggior rilievo per il rafforzamento dell’efficienza logistica figurano i progetti portuali e ferroviari. Il porto di Dar es Salaam, recentemente affidato alla gestione di due operatori internazionali per i prossimi trent’anni, è oggetto di piani di ampliamento destinati a incrementare il traffico marittimo. Lo scalo svolge inoltre una funzione strategica per il commercio dei Paesi limitrofi privi di accesso diretto al mare, tra cui Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi.
Più a nord, è prevista l’espansione del porto di Bagamoyo, collegata allo sviluppo di una nuova Zona Economica Speciale. Nel settore ferroviario, le priorità governative includono il rinnovamento della linea TAZARA per ottimizzare il collegamento con lo Zambia e la realizzazione della Standard Gauge Railway (SGR), una nuova rete da 2,15 miliardi di dollari che unirà Dar es Salaam a un bacino estrattivo di nichel in Burundi.
Il tessuto urbano è interessato dalla realizzazione di numerose infrastrutture a Dar es Salaam e nelle principali città del Paese, tra cui Mwanza, Arusha, Mbeya, Moshi e Zanzibar; nei prossimi anni è inoltre previsto il completamento del trasferimento delle amministrazioni centrali a Dodoma, città al centro di importanti programmi di sviluppo.
L’Italia in prima linea nello sviluppo delle infrastrutture in Tanzania
Il Sistema Italia conferma il proprio ruolo nello sviluppo infrastrutturale della Tanzania attraverso un’operazione di export credit del valore di 250 milioni di euro gestita da SACE. Il finanziamento supporta la costruzione dei lotti 3 e 4 della SGR (Standard Gauge Railway), la principale dorsale ferroviaria elettrificata del Paese. Il progetto complessivo ha un valore di circa 2,4 miliardi di dollari e la tratta interessata, da Makutupora a Isaka passando per Tabora, risulta fondamentale per il collegamento di Dar es Salaam con i Paesi privi di sbocco sul mare quali Uganda, Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo. Nell’ambito del contratto generale affidato all’appaltatore turco Yapi Merkezi, l’azienda torinese Tuxor, specializzata in materiali siderurgici, fornirà le strutture metalliche, il filo e il tondino per cemento armato necessari agli interventi. L’operazione, strutturata insieme alle agenzie per il credito all’esportazione di Polonia e Svezia a favore di Standard Chartered Bank, si inserisce tra le priorità del Piano Mattei per l’Africa e della strategia di sviluppo governativa Vision 2050.
Le esigenze del Paese in materia di sviluppo infrastrutturale sono particolarmente ampie e il Governo prevede di destinare ingenti risorse in questo settore. Le opportunità per il Sistema Italia risultano pertanto significative e riguardano la costruzione di strade e linee ferroviarie, nonché la realizzazione e l’ammodernamento di aeroporti e porti.
L’economia tanzaniana continua a fondarsi in larga misura sull’agricoltura, comparto che contribuisce per circa il 30% al PIL e impiega il 65% della forza lavoro, soprattutto nelle coltivazioni di base quali cereali, cassava, patate e legumi, e in quelle più orientate all’export, tra cui caffè, cotone, tè e tabacco. Tuttavia, su un totale di 44 milioni di ettari di terreno coltivabile, solo un quarto risulta attualmente utilizzato, anche a causa del limitato livello di meccanizzazione. Si rende pertanto necessario favorire l’integrazione di nuove tecnologie per sostenere la transizione verso l’agroindustria.
Interventi rilevanti risultano necessari anche nel settore energetico. Il tasso di accesso all’elettricità si attesta a poco più del 40%, con marcate disparità tra aree urbane e rurali. Parallelamente, le Istituzioni stanno promuovendo l’introduzione di sistemi di cottura non inquinanti, considerando che appena l’8% della popolazione ha accesso a soluzioni domestiche prive di biomasse dannose per la salute.
Il quadro legislativo dedicato all’attrazione dei capitali internazionali trova attuazione nell’Investment Act. La normativa, in vigore dal 2023, garantisce la parità di trattamento tra investitori locali ed esteri, assicura il diritto all’arbitrato internazionale e introduce procedure amministrative telematiche accelerate, in grado di esaminare i progetti in poche ore. L’adozione di tali misure ha contribuito all’incremento degli investimenti diretti esteri (IDE), in particolare nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, dell’energia, dell’industria mineraria ed estrattiva, del turismo, dell’agricoltura, della pesca, della trasformazione agroalimentare e della manifattura. Anche i comparti dello sviluppo delle competenze professionali, della microfinanza, delle tecnologie e dei beni e servizi di consumo registrano un crescente interesse da parte degli operatori stranieri. In tale contesto, l’Italia ha registrato IDE netti nel Paese pari a 2,5 milioni di euro nel 2024, consolidando uno stock complessivo superiore a otto milioni di euro.
Infine, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il clima imprenditoriale, lo scorso anno è stata istituita la Tanzania Investment and Special Economic Zones Authority (TISEZA), uno sportello amministrativo unico che, da un lato, consente l’accesso a servizi governativi quali permessi, licenze, registrazione fiscale, immigrazione e acquisizione di terreni, e, dall’altro, promuove lo sviluppo di Zone Economiche Speciali al fine di attrarre industrie strategiche e incrementare le esportazioni.
L’interscambio commerciale e le filiere strategiche per il Made in Italy
Le relazioni commerciali tra l’Italia e la Tanzania hanno registrato un significativo rafforzamento. Nel 2025, il volume complessivo degli scambi bilaterali ha raggiunto i 418 milioni di euro, segnando una crescita del 77,8% rispetto all’anno precedente. Tale incremento è stato determinato in larga misura dalle importazioni italiane dalla Tanzania, che sono aumentate di oltre il 210%, raggiungendo quota 240 milioni di euro. Questa dinamica ha generato un saldo commerciale negativo per l’Italia pari a 61 milioni di euro. I principali prodotti importati comprendono metalli preziosi, combustibili nucleari e metalli non ferrosi, per un valore di 137 milioni di euro, corrispondenti al 57% del totale delle importazioni. Seguono i prodotti agricoli (69 milioni di euro, pari al 28,7% del totale) e il pesce lavorato e conservato (14 milioni di euro, pari al 6%). L’Italia si colloca così al sesto posto tra i mercati di destinazione dell’export tanzaniano, assorbendone il 3,4%.
Le esportazioni italiane hanno raggiunto i 178 milioni di euro, con un incremento del 12,5% rispetto all’anno precedente, collocando l’Italia al quattordicesimo posto tra i fornitori del Paese africano. Il comparto della meccanica strumentale rappresenta la principale voce dell’export italiano: le macchine di impiego generale ammontano complessivamente a 42 milioni di euro, le macchine per impieghi speciali a 30 milioni di euro e gli autoveicoli a 19 milioni di euro. Rilevante è anche l’esportazione di oli e grassi (15 milioni di euro, 15% del totale) e di prodotti chimici, fertilizzanti e materie plastiche (8,7 milioni di euro, circa 5% del totale). La forte domanda di macchinari per la trasformazione agricola, il confezionamento e la filiera del freddo conferma la volontà del Paese di sviluppare attività di lavorazione locale e incrementare il valore aggiunto delle produzioni nazionali.
L’inserimento della Tanzania tra i Paesi focus del Piano Mattei evidenzia un’attenzione istituzionale da parte dell’Italia che va oltre i tradizionali rapporti economici. A tale interesse contribuisce anche la storica presenza della Cooperazione Italiana, particolarmente attiva nei settori dell’istruzione e della formazione professionale, della sanità e della sicurezza alimentare con effetti positivi anche sul miglioramento della produttività agricola. Già negli anni Sessanta, all’indomani dell’indipendenza della Tanzania, imprese italiane quali AGIP, Snamprogetti, Astaldi, Cogefar, Iveco, FIAT e Oltremare avevano infatti avviato le proprie attività nel Paese.
La presenza italiana risulta significativa anche nel settore turistico, che contribuisce per circa il 10% alla ricchezza nazionale. All’Italia è infatti spesso attribuita la “scoperta” di Zanzibar, dal momento che sono stati alcuni tour operator italiani, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, a sviluppare quella che è poi diventata una delle mete turistiche più rinomate al mondo. Allo stesso tempo, l’Italia rappresenta un importante mercato di provenienza per il turismo tanzaniano: nel 2024 sono arrivati dal nostro Paese quasi 180.000 turisti, pari a circa l’11% degli arrivi internazionali.
Infine, si stanno aprendo nuove opportunità nel settore minerario, attualmente interessato da una significativa fase di espansione nell’ambito della strategia governativa volta a trasformare il mining in uno dei motori della crescita nazionale. Non si tratta esclusivamente di estrazione di oro o minerali strategici, ma di un ecosistema più ampio che comprende infrastrutture, logistica, energia, manutenzione industriale e servizi tecnici. Accanto all’oro, che resta il principale prodotto minerario del Paese, stanno emergendo nuovi progetti legati a rame, nichel, grafite, terre rare ed elio, materiali molto richiesti dalla transizione energetica globale. Ciò comporterà, nei prossimi anni, un aumento degli investimenti internazionali e della domanda di tecnologie e servizi specializzati. Per le aziende italiane, il primo ambito di opportunità riguarda la fornitura di macchinari e tecnologie. Un secondo settore di interesse è rappresentato dalle costruzioni infrastrutturali. Anche la logistica, in un contesto in cui la catena di approvvigionamento mineraria presenta ancora margini di sviluppo, costituisce un’ulteriore area di opportunità.
Il saper fare italiano fa scuola in Tanzania, dall’innovazione digitale alle filiere agricole
In Tanzania, il settore privato italiano, presente nel Paese sin dall’indipendenza in numerosi comparti economici, continua a svolgere un ruolo dinamico e diversificato. Nel settore delle tecnologie avanzate, Almawave riveste un ruolo di rilievo nella digitalizzazione delle infrastrutture pubbliche. Nell’ambito di un più ampio programma di e-Justice finanziato dalla Banca Mondiale, la società con sede a Roma ha sviluppato un sistema di riconoscimento vocale in grado di automatizzare la trascrizione in swahili e inglese delle udienze e dei verbali dei tribunali nazionali. Riducendo il rischio di ricorsi legati a errori di traduzione, il sistema basato sull’Intelligenza Artificiale di Almawave contribuisce a garantire l’accesso alla giustizia a tutti i locutori swahili, lingua ufficiale in diversi Stati dell’Africa orientale, tra cui la Tanzania.
Sul fronte agricolo, le competenze del Made in Italy trovano applicazione nell’altopiano di Dodoma, dove dal 2002 opera la cantina Cetawico (Central Tanzania Wine Company). Nata da un’iniziativa congiunta con la Fondazione San Zeno, la struttura di 5.000 metri quadri ha introdotto metodologie di vinificazione italiane, raggiungendo una produzione annua di cinque milioni di litri di vino e 300.000 litri di distillato. L’impresa valorizza le condizioni climatiche del territorio, che consentono due vendemmie annuali, affiancando vitigni autoctoni a varietà internazionali nell’ambito di un regime di coltivazione biologica. Oltre allo sviluppo registrato in Tanzania, è prevista l’espansione verso i mercati europei e l’area di Zanzibar, con l’introduzione del vitigno Glera per la produzione di spumanti. L’investimento genera inoltre un significativo impatto occupazionale, coinvolgendo circa mille addetti tra occupazione diretta e indiretta.
Nel settore dei trasporti, Messina Line e MSC garantiscono la quasi totalità dei flussi commerciali tra Italia e Tanzania, registrando volumi in costante crescita. Nella logistica e nel trasporto su gomma operano inoltre imprese riconducibili a investitori italiani, tra cui i gruppi Orion e Jefag.
Il gruppo SDF si posiziona tra i principali operatori nel settore della meccanizzazione agricola attraverso la commercializzazione dei macchinari a marchio SAME e Deutz-Fahr, affiancando all’attività commerciale iniziative dedicate alla formazione e allo sviluppo delle competenze professionali.
Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Tanzania, Giuseppe Sean Coppola
Qual è l’entità delle attività italiane in Tanzania?
Dall’inizio della mia missione a Dar es Salaam, nel luglio 2024, ho potuto constatare che “c’è molta Italia” in Tanzania, assai più di quanto possa apparire a un primo sguardo. L’Italia vanta un’amicizia con la Tanzania che risale alla nascita del Paese: è stata tra i primissimi Paesi a riconoscere l’indipendenza del Tanganica nel 1961 e, successivamente, nel 1964, la nascita della Tanzania, dopo l’unione con l’arcipelago di Zanzibar. Nei 65 anni di relazioni diplomatiche siamo stati e siamo tuttora un partner molto dinamico. Nel Paese, si registra una forte e diffusa domanda di Italia da parte della popolazione locale.
Oggi, siamo presenti in un’ampia gamma di settori, con le nostre imprese e con le nostre organizzazioni della società civile, oltre che con le attività istituzionali, tra cui segnalo le iniziative promosse dalla Cooperazione Italiana e da ICE Agenzia. Un esempio di questo dinamismo è il settore turistico, in cui l’Italia è stata pioniera: all’inizio degli anni Novanta, gli operatori turistici italiani sono stati i primi a investire a Zanzibar, trasformando l’arcipelago in una meta di livello internazionale. Ancora oggi, i flussi turistici dall’Italia si collocano ai primi posti tra quelli provenienti dall’estero nell’arcipelago dell’Oceano Indiano occidentale. Ma oltre alle isole di Unguja e Pemba o all’isola di Mafia, la nostra presenza si va rafforzando anche nella Tanzania continentale, ossia nei parchi del Nord e dell’interno.
Come emerso anche nel IV Business and Investment Forum bilaterale, tenutosi a Dar es Salaam nel febbraio 2025 e organizzato insieme all’Agenzia ICE, le nostre economie presentano una spiccata complementarità, che si sta traducendo in investimenti da parte del settore privato italiano, molto attivo in Tanzania.
In ambito agroindustriale, settore centrale per l’economia della Tanzania, accanto ad attività significative nella viticoltura, vantiamo eccellenze nel comparto dei macchinari agricoli, come il marchio SAME, del gruppo SDF di Treviglio, in fase di forte espansione.
Nel settore minerario la presenza italiana sta crescendo; segnalo, peraltro, che nel 2025 le importazioni italiane dalla Tanzania sono aumentate del 200%, trainate dall’oro. Registriamo, inoltre, investimenti di rilievo, come le iniziative del gruppo modenese USCO ITR, leader mondiale nei componenti per macchinari minerari e movimento terra, che nell’agosto dello scorso anno ha aperto una sede a Dar es Salaam.
Nel campo delle costruzioni, delle infrastrutture e della progettazione ingegneristica, Limonta Sport è impegnata nella realizzazione dello stadio di Dodoma, in vista della Coppa d’Africa 2027. Diverse società di ingegneria italiane sono poi attive nella progettazione stradale. Si registra una significativa presenza italiana anche nel settore dei trasporti e della logistica; nei porti tanzaniani operano con grande successo Messina Line, MSC e il gruppo AGL. Nel settore ferroviario, FS Engineering ha avviato una proficua collaborazione con la Tanzania Railway Corporation (TRC) per sostenere gli ambiziosi progetti del governo locale. Anche nei settori della logistica e del collegamento su gomma connessi ai corridoi interregionali, si nota la presenza di rilevanti investimenti da parte di imprenditori italiani.
Nel digitale, il Gruppo Almawave ha realizzato per il Ministero della Giustizia un progetto per la traduzione automatica delle sentenze dall’inglese allo swahili: un progetto fondamentale per l’accesso alla giustizia soprattutto da parte della popolazione nelle aree rurali. Segnalo inoltre la presenza di TIM Sparkle, che partecipa all’estensione in Tanzania del cavo sottomarino Blue Raman nell’ambito del Global Gateway. Nel settore farmaceutico, ricordo l’ingresso in Tanzania del Gruppo Chiesi, all’inizio del 2026.
Le nostre imprese, poi, sono attive nel campo delle energie rinnovabili: forniamo tecnologia di alta qualità per l’idroelettrico e il solare. Sul fronte della difesa, anche a seguito di un Memorandum d’Intesa firmato nell’aprile dello scorso anno, si sono aperti canali per forniture tecnologiche da parte di eccellenze nazionali come Leonardo e Iveco Difesa. Siamo inoltre attivi nella blue economy, ad esempio con una società italiana impegnata nella produzione e nell’esportazione di prodotti ittici nel Lago Vittoria. Del resto, quella dei prodotti ittici è una voce rilevante nelle nostre importazioni dalla Tanzania.
Accanto alla presenza del settore privato, vi è una diffusa e importante presenza delle nostre Organizzazioni della Società Civile, attive in numerosi progetti in molte regioni del Paese, soprattutto nei settori sanitario, educativo, agricolo, WASH (Water, Sanitation, Hygiene, ossia il settore idrico-sanitario), ma anche dei diritti dei lavoratori. Alcuni di tali progetti sono finanziati dalla Cooperazione Italiana, altri dall’Unione Europea, altri ancora da donatori internazionali e da una fitta rete di generosi donatori italiani, del settore privato, degli enti locali e della Conferenza Episcopale Italiana.
In ambito sociale, citiamo infine anche un vasto progetto di clean cooking promosso da ENI.
Naturalmente sono numerose le attività promosse dalle Istituzioni italiane presenti in Tanzania. Oltre all’Ambasciata, hanno sede a Dar es Salaam un ufficio di progetto dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), dipendente dall’Ufficio regionale AICS di Nairobi, e un desk dell’ICE, dipendente dall’Ufficio ICE di Nairobi. La Tanzania è inoltre seguita dall’Addettanza alla Difesa con sede a Mogadiscio. Ricordo infine la presenza di un Vice Consolato Onorario a Stone Town, che cura i rapporti con la comunità italiana nell’arcipelago di Zanzibar, dove si concentra la maggior parte dei connazionali.
La Cooperazione Italiana vanta una lunga presenza nel Paese, che affonda le proprie radici nel primo accordo bilaterale di collaborazione economica e assistenza tecnica, del 1965. Attualmente la Cooperazione è impegnata in progetti nel settore educativo (in particolare per la formazione professionale, anche nel settore turistico), sanitario, agricolo e della statistica.
Che cosa ci può dire dei progetti del Piano Mattei nel Paese?
La Tanzania è stata inserita fin dal gennaio 2025 tra i Paesi focus del Piano Mattei. Nell’ambito del coordinamento da parte della Struttura di Missione per il Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sulla base di un dialogo costante e molto costruttivo con le istituzioni tanzaniane, sono in fase di elaborazione e attuazione alcuni progetti di ampio respiro.
Per citarne alcuni, lo scorso 28 aprile si è tenuta la cerimonia per la firma di un finanziamento SACE da 250 milioni di euro destinato alla costruzione dei lotti 3 e 4 – da Dodoma, a Tabora e a Isaka, verso il Lago Vittoria – della nuova ferrovia Standard Gauge Railway (SGR), un intervento supportato anche dalle agenzie di credito all’esportazione svedese e polacca. SACE aveva già contribuito alla realizzazione dei lotti 1 e 2 dell’SGR, da Dar es Salaam a Dodoma, inaugurati nell’agosto 2024. Il cosiddetto Corridoio Centrale è un’infrastruttura strategica per il Paese, con importanti implicazioni anche per i Paesi confinanti senza accesso al mare (Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi).
La Cooperazione Italiana, tramite UNIDO, sta implementando in Tanzania un importante programma regionale per l’ammodernamento della filiera del caffè. Il programma, intitolato “Advancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee”, mira a rafforzare le competenze soprattutto dei piccoli produttori, con trasferimento di tecnologia e una forte attenzione alla tutela delle risorse naturali. Tale progetto risponde alla necessità della Tanzania di favorire la creazione di valore aggiunto nel Paese, evitando di limitarsi all’esportazione delle materie prime.
Sempre la Cooperazione Italiana, storicamente presente in Tanzania in particolare nella sanità e nello sviluppo agricolo, sta realizzando programmi di formazione professionale per il turismo sostenibile a Zanzibar, volti a colmare il deficit di competenze del personale locale.
In raccordo con l’Unione Europea, si prevede l’estensione del cavo sottomarino Blue Raman, che collega India ed Europa, fino a Dar es Salaam e Zanzibar; tale progetto, che garantirà un salto di qualità nella connettività del Paese, verrà realizzato dal gruppo Sparkle.
È inoltre in fase di negoziazione un importante progetto che vede protagonista il Gruppo Danieli, consistente nella realizzazione di un’acciaieria nel sud del Paese insieme con un partner locale. L’impianto dovrebbe sfruttare gas e minerali tanzaniani, creando valore aggiunto in loco e sostenendo in maniera strategica il processo di industrializzazione della Tanzania, con implicazioni positive in termini di export per tutta la regione.
Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con la Banca Mondiale, sta inoltre valutando il finanziamento di iniziative per l’elettrificazione rurale e lo sviluppo agricolo, con un’attenzione specifica al settore idrico.
Quali nuovi spazi possono aprirsi per le imprese italiane e quale valore aggiunto può apportare il Made in Italy?
La Tanzania sta investendo per colmare forti carenze infrastrutturali, offrendo immense opportunità per gli investimenti esteri. Il Made in Italy ha un oggettivo vantaggio competitivo in diverse filiere. Ad esempio, nella lavorazione mineraria, sebbene le grandi concessioni estrattive siano spesso in mano a colossi anglosassoni e cinesi, la manifattura e la lavorazione di oro, grafite e terre rare offrono ampie possibilità per le nostre PMI. Aziende dei distretti orafi lombardi, piemontesi e veneti possiedono il know-how che serve oggi alla Tanzania per lavorare localmente i minerali prima dell’esportazione.
L’agroindustria è stata uno dei temi centrali del IV Business Forum Italia-Tanzania del 2025 e rimarrà prioritario anche nelle prossime attività di collaborazione tra i due Paesi. C’è un forte bisogno di sostituire importazioni di bassa qualità con macchinari italiani per la lavorazione agricola e l’imballaggio. Il potenziale del packaging italiano qui è immenso. L’agroindustria e il digitale saranno al centro del roadshow che si terrà in Italia nel mese di ottobre, in vista del Business Forum UE-Tanzania all’inizio del 2027.
Nel settore turistico, se Zanzibar vanta già un’offerta ricettiva matura, la costa continentale e l’interno del Paese offrono ancora spazi inesplorati. Un potenziale molto interessante per l’Italia risiede nelle forniture al settore alberghiero, in particolare nell’esportazione di vino, bevande e prodotti agroalimentari. Attualmente, le strutture turistiche offrono soprattutto prodotti sudafricani o spagnoli, c’è quindi un grande spazio per le eccellenze italiane.
Infine, non dimentichiamo il settore energetico. Oltre al potenziale idroelettrico e solare, dove operano già aziende come la padovana Off Grid Sun e lo Studio di Progettazione Santi, il Governo tanzaniano è in procinto di definire mega-contratti offshore nel sud del Paese per lo sfruttamento del gas, per un valore stimato di 43 miliardi di dollari, e l’intera filiera italiana delle forniture tecnologiche negli idrocarburi potrà inserirsi in questa imponente iniziativa.
Gli ingenti programmi di investimento infrastrutturale che stanno interessando la Tanzania rappresentano oggi un’ulteriore opportunità di cooperazione economica e industriale per le imprese italiane. Il Paese sta attraversando una fase di forte sviluppo, sostenuta da progetti rilevanti nei settori dei porti, delle reti stradali, degli aeroporti e delle ferrovie, con l’obiettivo di rafforzare la connettività interna e consolidare il ruolo strategico della Tanzania come hub logistico e commerciale dell’Africa orientale. In questo contesto, l’Italia può offrire competenze di alto livello, tecnologie avanzate e una consolidata esperienza nella realizzazione di infrastrutture moderne, sostenibili ed efficienti.
Quale consiglio darebbe a un’impresa che intende investire in Tanzania?
Sottolineerei innanzitutto la posizione strategica della Tanzania: questo Paese non offre solo un mercato nazionale in grande crescita, ma è la “cerniera” naturale tra l’Africa Orientale, Centrale e Australe. La Tanzania è quindi uno snodo strategico tra l’intera regione e l’Oceano Indiano. I suoi porti – Dar es Salaam, Bagamoyo, Tanga e Mtwara – sono punti logistici vitali per gran parte dell’export dei Paesi confinanti senza sbocco al mare: Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi. A titolo di esempio, circa l’80% delle importazioni del Burundi transita dal porto di Dar es Salaam.
La Tanzania, terza economia dell’Africa orientale dopo Kenya ed Etiopia secondo il Fondo Monetario Internazionale, vanta valori macroeconomici molto stabili; dopo tassi di crescita di circa il 5% negli ultimi anni, per il 2026 e il 2027 si stima un rialzo del PIL del 6%. Il Paese è dotato di enormi ricchezze naturali, nel settore minerario (anche per quanto riguarda i minerali critici), agricolo, forestale, della pesca, turistico. Al contempo, la Tanzania ha enormi necessità dal punto di vista dello sviluppo, per esempio nei settori delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti), della sanità (ospedali e relative forniture), dell’istruzione (scuole e centri di formazione). Le Autorità tanzaniane sono impegnate nell’attuazione di un’ambiziosa strategia di sviluppo nazionale Vision 2050, che mira a portare il Paese nel novero dei Paesi a medio reddito entro il 2050. Le opportunità sono certamente molto concrete, ma non mancano le sfide. Dal punto di vista della valutazione del rischio sovrano, l’agenzia Fitch Ratings ha confermato nel marzo 2026 il rating della Tanzania a “B+” con outlook stabile. La decisione riflette le prospettive di crescita economica superiori alla media dei Paesi appartenenti alla stessa categoria di rating, un livello di inflazione contenuto e un debito pubblico ritenuto gestibile nel medio periodo. Permangono tuttavia elementi di vulnerabilità legati alla limitata capacità di raccolta fiscale, alla dipendenza da finanziamenti esterni e ad alcune debolezze strutturali del quadro amministrativo e regolamentare.
Consiglio quindi, innanzitutto, di fare rete, contattando l’Ambasciata sin dai primi passi. Siamo qui per orientare le imprese, per dare suggerimenti operativi, per favorire contatti con interlocutori strategici in seno alle istituzioni tanzaniane ma anche nel settore privato e della società civile. Con tale spirito, a breve lanceremo un’Associazione di Imprenditori Italiani in Tanzania: il confronto con i connazionali già radicati sul territorio evita errori iniziali costosi.
È anche cruciale, sin dai primi passi nel Paese, trovare partner locali affidabili, non solo per il trasferimento del know-how, ma per poter operare in maniera efficace. La due diligence deve essere rigorosa e approfondita. È inoltre essenziale interloquire sin dall’inizio con le Istituzioni locali, in particolare si può fare riferimento alla TISEZA (Tanzania Investment and Special Economic Zones Authority), lo sportello unico per gli investimenti, un ente prezioso con cui l’Ambasciata e l’Agenzia ICE collaborano costantemente.
Infine un consiglio: «non fate piovere sul bagnato». In altre parole, esplorate le aree del Paese dove vi è una minore presenza di investimenti e dove quindi maggiori sono le esigenze di sviluppo e le opportunità anche per le nostre imprese. L’entroterra della parte continentale del Paese, per esempio, presenta sfide logistiche maggiori ma offre opportunità di investimento inesplorate e interessanti tassi di rendimento.