Una posizione geografica vitale, all’imbocco del Mar Rosso, sullo Stretto di Bab el-Mandeb, è il tratto peculiare di Gibuti, la più piccola economia della Comunità dell’Africa Orientale (EAC) con 3,9 miliardi di dollari di Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 2025. Affacciato sulla seconda rotta marittima del mondo, dove transita il 60% del traffico globale, Gibuti costruisce la maggior parte della propria ricchezza sulla logistica e sui servizi: l’85% del PIL deriva dal settore terziario, in particolare dalle attività portuali, mentre l’industria si attesta al 14% e l’agricoltura resta marginale con l’1%.
Il quadro macroeconomico illustra una crescita robusta, stimata al 6,7% per il 2025 e proiettata al 6,5% per il 2026. Il Paese ospita poi cinque basi militari straniere (Francia, Stati Uniti, Cina, Giappone, e Italia), grazie alle quali si assicura entrate stabili in valuta estera, calcolate in oltre 125 milioni di dollari annui, e il mantenimento di un ruolo centrale nella sicurezza della regione. Le rigorose politiche di consolidamento fiscale hanno permesso di invertire la tendenza dei deficit passati, registrando nel 2025 un lieve avanzo di bilancio pari allo 0,1% del PIL.
Rimangono aperte, tuttavia, questioni significative, tra le quali un debito pubblico interamente estero e considerato insostenibile dal Fondo Monetario Internazionale. Pur essendo sceso al 64% del Prodotto Interno Lordo nel 2025 rispetto al 69,6% dell’anno precedente, il debito è caratterizzato da una forte esposizione verso la Cina, titolare di oltre la metà dei 14 miliardi di dollari contratti per infrastrutture tra il 2012 e il 2020. Sul fronte sociale, gli investimenti non si sono ancora tradotti in una crescita pienamente inclusiva e i tassi di disoccupazione e povertà continuano a segnare livelli elevati.
Per il Paese, è inoltre essenziale allargare le fonti della ricchezza nazionale. La vocazione logistica di Gibuti, le cui attività portuali generano da sole quasi il 70% del PIL, rende il Paese vulnerabile alle recenti turbolenze geopolitiche. Nel 2024, per esempio, la deviazione delle rotte marittime globali e l’ispezione obbligatoria delle merci destinate allo Yemen avevano generato un picco di transiti, mentre i dati del 2025 mostrano una contrazione, con l’effetto combinato delle nuove politiche tariffarie statunitensi e delle crescenti incertezze globali. Se dunque l’innegabile valore derivato da una fortunata posizione deve essere consolidato (e anzi rimane obiettivo primario nelle politiche governative), sono altrettanto necessari più ampi interventi strutturali a livello economico-sociale.
Infatti, per sostenere l’espansione economica e diversificare un tessuto produttivo che attrae un volume di Investimenti Diretti Esteri ancora pari solo al 2,2% del PIL, il Governo punta sui progetti inclusi nella Vision 2035.
Tra le iniziative di maggior rilievo intraprese dal Governo spicca l’ampliamento di vaste zone franche, come la Zona Franca di Damerjog (DDID-FTZ), che prevede la costruzione di una raffineria di petrolio finanziata dall’Arabia Saudita e l’ammodernamento dei terminal portuali.
Altra area di intervento è la transizione ecologica, riassunta nell’impegno a raggiungere la totale dipendenza dalle energie rinnovabili entro il 2035. Questo traguardo richiede capitali nei settori geotermico, solare ed eolico, ambiti in cui le Istituzioni auspicano un rafforzamento dei partenariati pubblico-privati per favorire l’adattamento climatico e lo sviluppo delle reti infrastrutturali, considerata anche l’elevata vulnerabilità del Paese a siccità e innalzamento dei mari.
Il Paese offre un consistente vantaggio competitivo anche nelle infrastrutture di telecomunicazione, grazie alla presenza di snodi per cavi sottomarini in fibra ottica che facilitano lo sviluppo di centri dati e servizi digitali avanzati. Infine, le Autorità sono al lavoro per sviluppare un polo finanziario regionale e per valorizzare il potenziale turistico, sfruttando le attrazioni naturali come le formazioni geologiche del Lago Assal e la biodiversità marina della Baia di Ghoubet.
Occorre tuttavia considerare che il contesto imprenditoriale presenta alcune rigidità, con normative stringenti che tutelano i monopoli statali in settori critici come i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni.
Scambi bilaterali: la fornitura italiana di tecnologie per le infrastrutture gibutine
Passando all’analisi degli scambi commerciali bilaterali, le dinamiche tra l’Italia e la Nazione africana evidenziano un saldo nettamente positivo per la Penisola. Nel 2025, l’interscambio si è attestato a 17,5 milioni di euro, lontano dal picco di 38 milioni di euro registrato nel 2022 e comunque in flessione rispetto ai 24 milioni registrati nel 2024. I commerci bilaterali sono coperti quasi completamente dalle esportazioni italiane, che nel 2025 hanno raggiunto 17,2 milioni di euro, a fronte di importazioni marginali pari a 0,2 milioni di euro. Attualmente, l’Italia occupa la 23a posizione tra i fornitori globali del Paese, detenendo una quota di mercato pari allo 0,2% nei primi mesi del 2026.
La composizione merceologica delle esportazioni italiane nel 2025 è guidata dal comparto legato allo sviluppo infrastrutturale ed elettromeccanico, con motori, generatori e trasformatori elettrici che hanno totalizzato 1,6 milioni di euro, pari al 9,1% dell’export complessivo. Seguono prodotti alimentari e il legno tagliato e piallato, che contribuiscono ciascuno con 1,4 milioni di euro alle vendite nazionali (rispettivamente 8,4% e 7,8% delle esportazioni). Risulta inoltre rilevante il peso dei prodotti chimici di base, dei fertilizzanti e delle materie plastiche (1,2 milioni di euro) e delle macchine di impiego generale, che generano entrate per 1,1 milioni di euro. Completano il quadro gli elementi da costruzione in metallo, attestati su 0,8 milioni di euro.
Per quanto concerne le importazioni in Italia, i volumi rimangono minimi e si concentrano quasi esclusivamente su prodotti di colture permanenti per 100.000 euro, componenti per aeromobili e veicoli spaziali per 40.000 euro, strumenti di misurazione, prova e navigazione per 30.000 euro.
Gibuti costituisce lo sbocco sul mare del gigante etiope
Gli scali gibutini sono punto di passaggio per oltre il 90% degli scambi commerciali della vicina Etiopia, che costituiscono più del 70% del traffico totale del locale terminal container. Simbolo di questa cooperazione, la ferrovia elettrica Addis Abeba-Gibuti ha anche lanciato un piano per triplicare la capacità di carico dalle attuali due a oltre sei milioni di tonnellate entro il 2027. A questo si affianca il rafforzamento del trasporto su gomma, con l’avvio dei lavori per l’autostrada Mieso-Dire Dawa, altro progetto ritenuto cruciale per l’efficienza del corridoio con Gibuti.