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Myanmar: Joint Ministerial Statement Marking the 5th Anniversary of the Myanmar Military’s Attack against Rohingya and Ensuing Crisis

The following is the text of a joint statement by the High Representative on behalf of the European Union, and the Foreign Ministers of Australia, Canada, New Zealand, Norway, the United Kingdom and the United States, marking the fifth anniversary of the Myanmar military’s attack against Rohingya.

Five years ago, the Myanmar military launched a violent attack on Rohingya communities in Rakhine, killing, raping, and torturing thousands of Rohingya men, women, and children and forcing over 700,000 to seek refuge in Bangladesh – where they joined other Rohingya, who had fled earlier attacks and decades of systemic discrimination. These deplorable actions against Rohingya precipitated one of the largest mass exoduses of a minority in recent history.  We are concerned by the UN Fact Finding Mission’s establishment of consistent patterns of serious human rights violations and abuses, of which many amount to grave crimes under international law. We also recognize other initiatives to hold perpetrators accountable, including The Gambia’s efforts before the International Court of Justice, which is currently examining whether the atrocities committed by the Myanmar military against Rohingya amounted also to genocide.  We reiterate that Myanmar must comply with the International Court of Justice’s provisional measures order.

The same actors that committed these reprehensible actions led the military coup d’état in February 2021, and today continue to perpetrate atrocities against political dissidents and vulnerable populations, including other ethnic and religious minorities across Myanmar, and have done so for decades.  The Rohingya themselves suffer human rights violations and abuses, discrimination, systematic persecution, and denial of access to basic services – including the right to citizenship. Around 150,000 Rohingya have been confined to camps without freedom of movement in Rakhine for a decade.  Women and girls continue to be at extreme risk under the current conditions.

As we mark five years since the brutal 2017 campaign against Rohingya, we commend the courage of Rohingya communities and remember all the victims.  We reiterate our commitment to holding the perpetrators of these violations and abuses to account, and acknowledge the work of the Independent Investigative Mechanism for Myanmar and others contributing to this objective.  We call on the military regime to cease its violence against those who have suffered under its rule, including the decades of grave human rights violations and abuses endured by Rohingya and other communities in Myanmar.  We thank the UN relevant bodies, Bangladesh, and other hosting nations for their generosity and providing lifesaving support to Rohingya and remain dedicated to supporting Bangladesh to ensure that the needs and rights of all refugees and impacted host communities are met.  We also appreciate the important efforts of humanitarian organizations to extend protection and assistance for Rohingya communities.  At the same time, we call on the international community to help to ensure justice for Rohingya victims, support host communities, and foster conditions that will allow for the safe, voluntary, dignified, and sustainable return to their communities. Rohingya must be meaningfully included in discussions around the future of Myanmar.

 

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Traduzione di cortesia

Myanmar: Dichiarazione Ministeriale congiunta in occasione del quinto anniversario dell’attacco dell’esercito del Myanmar contro i Rohingya e della crisi che ne è conseguita

Si riporta qui di seguito il testo della Dichiarazione congiunta dell’Alto rappresentante, a nome dell’Unione europea, e dei Ministri degli Esteri di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, in occasione del quinto anniversario dell’attacco dell’esercito del Myanmar contro i Rohingya.

Cinque anni fa, l’esercito del Myanmar ha sferrato un violento attacco contro le comunità Rohingya in Rakhine, uccidendo, stuprando e torturando migliaia di uomini, donne e bambini Rohingya e costringendo oltre 700.000 persone a cercare rifugio in Bangladesh – dove si sono uniti ad altri Rohingya, fuggiti da precedenti attacchi e da decenni di sistematica discriminazione. Queste deplorevoli azioni contro i Rohingya hanno causato uno dei più grandi esodi di massa di una minoranza nella storia recente.  Siamo preoccupati per il fatto che la Missione conoscitiva delle Nazioni Unite ha accertato l’esistenza di modelli coerenti e sistematici di gravi violazioni ed abusi dei diritti umani, molti dei quali equivalgono a gravi crimini secondo il diritto internazionale. Riconosciamo anche le altre iniziative volte a far sì che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni, tra cui gli sforzi del Gambia davanti alla Corte internazionale di giustizia, che sta attualmente esaminando se le atrocità commesse dall’esercito di Myanmar contro i Rohingya possano anche configurarsi come genocidio.  Ribadiamo che il Myanmar deve rispettare l’ordinanza di misure provvisorie della Corte internazionale di giustizia.

 

Gli stessi che hanno commesso queste azioni riprovevoli hanno guidato il colpo di Stato militare del febbraio 2021 ed oggi continuano a perpetrare atrocità nei confronti dei dissidenti politici e delle popolazioni vulnerabili, ivi comprese altre minoranze etniche e religiose in tutto il Myanmar, e lo fanno da decenni.  Gli stessi Rohingya subiscono violazioni e abusi dei diritti umani, discriminazioni, persecuzioni sistematiche e la negazione dell’accesso ai servizi di base, ivi compreso il diritto alla cittadinanza. Circa 150.000 Rohingya sono confinati da un decennio in campi senza libertà di movimento in Rakhine. Le donne e le ragazze più giovani continuano ad essere estremamente a rischio nelle condizioni attuali.

In occasione del quinto anniversario dalla brutale campagna del 2017 contro i Rohingya, lodiamo il coraggio delle comunità Rohingya e ricordiamo tutte le vittime. Ribadiamo il nostro impegno a chiedere conto agli autori di queste violazioni e di questi abusi e riconosciamo il lavoro del Meccanismo Investigativo Indipendente per il Myanmar e di altri soggetti che contribuiscono a questo obiettivo. Chiediamo al regime militare di porre fine alle violenze nei confronti di coloro che ne hanno sofferto sotto il suo governo, ivi compresi i decenni di gravi violazioni dei diritti umani e di abusi subiti dai Rohingya e da altre comunità in Myanmar. Ringraziamo gli organi competenti delle Nazioni Unite, il Bangladesh e le altre nazioni ospitanti per la loro generosità e per aver fornito un sostegno salvavita ai Rohingya. Ribadiamo il nostro impegno a sostenere il Bangladesh per garantire che i bisogni e i diritti di tutti i rifugiati e delle comunità ospitanti colpite siano soddisfatti. Apprezziamo anche gli importanti sforzi delle organizzazioni umanitarie per estendere la protezione e l’assistenza alle comunità Rohingya. Al contempo chiediamo alla comunità internazionale di contribuire a garantire la giustizia per le vittime Rohingya, a sostenere le comunità ospitanti ed a promuovere condizioni che consentano un ritorno sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile alle loro comunità. I Rohingya devono essere coinvolti in modo significativo nelle discussioni sul futuro del Myanmar.

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